1861-2011: si festeggiano i 150 anni dell’Unità d’Italia - Ilmetropolitano.it

1861-2011: si festeggiano i 150 anni dell’Unità d’Italia

Quando Giuseppe Garibaldi il 19 agosto 1860 sbarcò in Calabria, a Reggio Calabria trovò moltissimi cittadini pronti a battersi al suo fianco con un unico obiettivo: costruire uno Stato unitario, libero e indipendente per innalzare un’unica bandiera dalle Alpi allo Stretto, facendo cadere quelle barriere ideologiche e geografiche che ancora dividevano il nostro Paese in modo da avviare quel processo di nazionalizzazione tanto desiderato e voluto da Cavour, Mazzini e i garibaldini. Questo lungo processo che partiva da un’idea di Nazione contribuì ad affratellare un popolo facendolo diventare una sola Nazione, l’Italia. Era il lontano 17 marzo 1861 quando il nuovo Parlamento sancì la proclamazione del Regno d’Italia con Torino capitale. Il 2011 sarà quindi un anno memorabile per la storia del nostro Paese perché si festeggia l’anniversario dei 150 anni dall’unificazione dell’Italia. Un secolo e mezzo durante il quale il nostro Paese ha subito diversi cambiamenti politici, culturali e linguistici: ha vissuto due guerre mondiali e subito una dittatura. La capitale è stata trasferita da Torino a Firenze per poi essere definitivamente assegnata a Roma. Ha subito e superato, inoltre, diversi periodi di crisi economiche e istituzionali. Vi sono stati numerosi fenomeni migratori dal nostro Paese verso le Americhe, dal meridione agricolo al nord industrializzato, fin quando la situazione si è invertita: da Paese di migranti è diventato Paese che accoglie milioni d’immigrati, soprattutto negli ultimi decenni, provenienti dall’Africa e dall’est euroasiatico. È divenuto un Paese industrializzato conquistando un posto di primo piano nel panorama internazionale tra le grandi potenze mondiali. L’unità non fu solamente geografica ma anche e soprattutto linguistica con la creazione di una lingua ibrida parlata in tutto lo stivale, grazie a diversi fenomeni come l’obbligo scolastico o l’obbligo del servizio di leva che permise l’incontro di uomini provenienti dalle diverse regioni d’Italia, e ancora l’emergere dei mezzi di comunicazione, dalla radio al cinema fino la televisione. In sostanza l’Italia in questi 150 è cambiata profondamente.

Proprio per questo il 150° anniversario dell’unità nazionale rappresenta un’occasione per riflettere sul suo passato e sul suo presente guardando al futuro. La prima cerimonia che ha inaugurato il suddetto anniversario si è svolta venerdì scorso nella città di Reggio Emilia. A coincidere con l’inizio dei festeggiamenti è stata la ricorrenza che ogni 7 gennaio si tiene nella città emiliana per la nascita del tricolore avvenuta nel 1797. In questa occasione il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha consegnato una bandiera tricolore agli attuali sindaci delle tre città (Torino, Firenze e Roma) che sono state capitali d’Italia nel corso di questi 150 anni. Napolitano nel suo discorso, tenuto al teatro Valli di Reggio Emilia, ha voluto sottolineare che «tutti, ma ancor di più chi ha responsabilità di rappresentanza e di governo, devono rispettare il tricolore che è un simbolo unitario indicato nella nostra costituzione». «Non fu per caso – ha aggiunto il capo dello Stato – che fu collocato all’articolo 12 il riferimento al tricolore italiano come bandiera della Repubblica». Il presidente Napolitano ha infine concluso il suo discorso affermando che «il ritrarsi dall’impegno per il cento cinquantenario non giova a nessuno e tantomeno a quelle che sono state definite le legittime istanze di riforma federalistica e di generale rinnovamento dello Stato democratico». «Dato che nessun gruppo politico ha mai chiesto una revisione dei principi fondamentali della Costituzione, è pacifico che c’è l’obbligo di rispettarli. E tra questi principi c’è il rispetto del tricolore».

Il leader leghista Umberto Bossi ha replicato alle parole di Napolitano sostenendo che «se non si attiva il federalismo vorrebbe dire che i 150 anni sono passati invano». Per Bossi l’unità d’Italia col “centrismo romano” non va bene: «il cento cinquantenario andrebbe festeggiato soltanto dopo che sarà approvato il federalismo».

Filippo Turiano

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