Lo sceicco del terrore è stato ucciso, muore Osama Bin Laden

Erano quasi le cinque del mattino italiane, le ventitre negli Usa, quando Barack Obama, in una conferenza stampa annuncia al mondo l’eliminazione del pericolo pubblico numero uno per gli Stati Uniti, Osama Bin Laden. Il ricercato numero uno al mondo, il simbolo del terrore, l’uomo che ha incarnato il male a partire dalla terribile strage dell’11settembre del 2001 a New York, è rimasto vittima delle forze speciali statunitensi che, all’oscuro di tutto il mondo, lo hanno freddato con un solo colpo alla testa durante un blitz a Islamabad. La notizia di Obama ha avuto subito l’effetto sbornia e vittoria di un tempo. Gente in strada che festeggia, cantando e ballando,  alla notizia di una vittoria che nessuno più, forse ormai attendeva, e così la popolazione americana si riempie di orgoglio alla vecchia maniera tornando a guardare con fiducia al futuro, senza lo spettro che da dieci anni affligge le notti insonni degli americani. Le celebrazioni americane di giubilo sono proseguite per tutta la notte a Times Square e Ground Zero a New York e  davanti alla Casa Bianca a Washington, i luoghi simbolo di questa notte che diventerà inevitabilmente il contrario dei pianti e dell’America in ginocchio dopo il crollo delle Torri Gemelle. Il blitz è avvenuto in un nascondiglio a circa 70 chilometri a nord di Islamabad, in una residenza trasformata in un vero e proprio bunker fortificato, dove lo sceicco del terrore risiedeva ormai da diverso tempo. Il piano era stato messo a punto da circa due mesi e, durante il conflitto a fuoco, Osama Bin Laden è stato raggiunto da un colpo di proiettile alla testa. Due mogli e sei figli di Osama sono invece stati arrestati e con loro sarebbero stati anche catturati quattro collaboratori stretti. Il corpo dello spauracchio americano sarebbe stato preso in consegna dalle forze statunitensi, anche se un funzionario americano ha parlato di una sepoltura in mare già effettuata nel rispetto dei dettami della religione islamica. Particolare poi confermato da fonti governative americane, per evitare che una eventuale sepoltura pubblica porti a un vero e proprio mausoleo da visitare da parte degli integralisti di Al Qaeda. Molto oscuro è il ruolo del Pakistan e dell’intelligence pakistana. Secondo il governo orientale, gli Stati Uniti avrebbero organizzato il blitz in terra pakistana senza avvertire nemmeno, segno di una diffidenza da parte degli Usa; altre fonti invece parlano di una collaborazione attiva tra i due paesi. Le fonti ufficiali pakistane invece parlano di una iniziativa totalmente americana. Molto diverse le prese di posizione e i commenti in tutto il mondo. Per il premier italiano Silvio Berlusconi: «un grande risultato nella lotta contro il male». Il Vaticano, seppur convinto del buon esito del blitz, fa sapere: «di fronte alla morte di un uomo un cristiano non festeggia». A fare salire la tensione, gli appelli dei talebani di Al Qaeda, che minacciano ritorsioni gravissime e aggiungono: «Se è stato martirizzato, vendicheremo la sua morte e lanceremo attacchi contro i governi americano e pakistano e le loro forze di sicurezza, sono nemici dell’Islam». Finisce così, dunque, la saga di un antieroe occidentale, che dapprima era stato alleato degli Stati Uniti nella lontana campagna Afgana condotta dai sovietici, e che poi si era rivoltato contro, organizzando e portando a termine atti terroristici contro gli Usa in tutto il mondo. Undici anni di guerra e di terrore, che almeno per una volta hanno visto compiere l’obiettivo iniziale che ci si era posti: eliminare il signore del terrore che, in una mattinata di settembre, sconvolse il mondo e i propri dettami, che da decenni scorrevano sempre in un modo.

Salvatore Borruto

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