CNT: «Se Gheddafi non si arrende è un nostro diritto ucciderlo»

A Tripoli è praticamente finito il ramadan, e le preghiere per celebrare la fine sono iniziate tra mille polemiche e tensione alle stelle. I timori maggiori arrivano dai possibili attentati nelle città, e soprattutto nella Capitale, da parte dei fedelissimi del Rais, ormai sconfitti, ma ancora armati e pericolosi, e soprattutto frustrati per la situazione. Intanto il CNT della nuova Libia, rivendica il diritto di uccidere, o meglio giustiziare il Rais, se entro la fine dell’ultimatum di sabato, non si dovesse arrendere. Tensione alle stelle dunque, che per il momento rimane sopita, grazie alle capacità di controllo, offerte dai ribelli al regime, che stanno presidiando tutte le parti del paese sotto il loro controllo.

Secondo le forze di liberazione della nuova Libia: «Muammar Gheddafi è sicuramente in Libia e se non si arrende, abbiamo il diritto di ucciderlo». Secondo Omar Hariri, responsabile degli affari militari a Tripoli L’informazione è questa: «Gheddafi è, all’80%, ancora in Libia. Riteniamo che si trovi in Libia. È nostro diritto ucciderlo. Lui ci uccide. È un criminale, un fuorilegge. In tutto il mondo se un criminale non si arrende, è diritto di coloro che devono far rispettare la legge di ucciderlo». Secondo gli insorti infatti, il rais si nasconde a Bani Walid, a sud est di Tripoli o nei dintorni della capitale. Altre voci danno Gheddafi vicino a Sirte, sua città natale. Altre ancora lo danno per rifugiato nella vicina Tunisia, altre nell’ambasciata boliviana di Tripoli.

Salvatore Borruto

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