Meglio nuda che in pelliccia : nuova campagna della PETA

Le donne del mondo dello spettacolo si spogliano a favore degli animali per la campagna “Meglio nuda che in pelliccia”. La PETA, associazione non-profit fondata nel 1980, da anni è in prima linea per il trattamento etico nei confronti degli animali, contro lo sfruttamento degli animali da pelliccia, il loro uso per divertimento, l’allevamento intensivo e la vivisezione, è anche da sempre nell’occhio del ciclone a causa del proprio uso “caustico” dei mezzi di comunicazione, attraverso campagne spesso molto esplicite che puntano a colpire nel segno attraverso le immagini, senza spreco di parole alcune. Tra le tante campagne di cui l’associazione ne è l’ideatrice, l’ultima, nuova, e criticata, riguarda quella in cui, donne provenienti da qualsiasi campo dello spettacolo, da attrici a cantanti, da presentatrici alle “nostrane” veline, si spogliano preferendo la propria nuda pelle alle pellicce di origine animale. Da qui il caso italiano dell’ex ragazza-Clooney, ex Vieri, ex velina di Striscia la Notizia, Elisabetta Canalis, che ha accettato di farsi fotografare nuda per alcuni cartelloni allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica al massacro da parte delle maggiori case di moda di tutto il mondo, di animali allevati per essere uccisi, senza alcun rimorso, per ottenere qualche capo definito d’alta moda. Così le precedenti campagne come Lettuce Ladies, dove celebrità femminili si facevano ricoprire di lattuga a favore di una dieta vegana, o la Holocaust on your plate, dove la similitudine dello sterminio ebreo tentava di ricordare quello subito dagli animali da allevamento, sino a quest’ultima che ha visto come protagonisti, oltre la Canalis, le splendide Eva Mendes, Alicia Silverstone, Joanna Krupa, Olivia Munn, Natalie Imbruglia, Khloe Kardashian e Holly Madison, stella di Playboy, non smette di far parlare di sè, anche per le critiche costantemente subite, essendo in favore della sterilizzazione per prevenire il randagismo, e in opposizione alla sperimentazione su animali, ma anche nei confronti di circhi, zoo e luoghi in cui essi sono tenuti in uno stato di chiusura e allontanamento dal proprio habitat naturale. Essere favorevole o no è una decisione da ponderare con tutte le forze, ma umanamente, c’è da chiedersi se gli animali, da quelli che teniamo in casa a quelli che vediamo nei documentari in televisione, avrebbero il cuore di fare a noi quello che noi facciamo a loro continuamente, mettersi una mano sul cuore e rispondere attraverso esso è ciò che si chiede, e tutti ne conosciamo la risposta, in fondo.

Fausta Canzoneri

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