Papa Ratzinger in Calabria: «In politica cattolici giovani»

Quarantamila fedeli calabresi per tutta la giornata di ieri hanno reso omaggio al Papa, recatosi per la prima volta da pontefice nel cuore del mediterraneo. Tra i tanti temi trattati dal pontefice, è stato affrontato anche quello politico. Papa Ratzinger, infatti, ha lanciato l’ennesimo appello per la formazione di una nuova classe politica cattolica in Italia auspicando precisamente la formazione, da parte dei cattolici, di «una nuova generazione di uomini e donne capaci di promuovere non tanto interessi di parte, ma il bene comune». Una prospettiva che deve andare di pari passo con l’impegno della Chiesa a educare attraverso la dottrina sociale e lo studio della Bibbia. «Nuova generazione» è la stessa espressione che Benedetto XVI ha usato nel 2007 a Cagliari, incitando per la prima volta i cattolici a preparare una nuova generazione che si impegnasse a livello sociale e politico, e più volte ricordato nei suoi viaggi pastorali in Italia e che, inoltre, il presidente della Cei Angelo Bagnasco ha rilanciato nella recente prolusione al Consiglio Episcopale Permanente. Così, nel corso della sua omelia pronunciata ieri mattina a Lamezia Terme davanti ai fedeli raccolti nell’area ex Sir, Benedetto XVI è intervenuto nuovamente sul tema di un rinnovato impegno sociale e politico dei cattolici definendo “opportuna” l’iniziativa della Scuola di Dottrina Sociale della Chiesa promossa dalla diocesi calabrese, che ha lodato “sia per la qualità articolata della proposta, sia per la sua capillare divulgazione”. Puntuale la risposta di Pier Ferdinando Casini alle parole del Papa. «Il Papa – scrive Casini nel suo blog – ha ribadito la necessità di un impegno dei cattolici per salvare l’Italia e l’auspicio che una nuova generazione entri in politica. Eppure, leggendo i giornali si avverte un misto di inquietudine e di paura, come se essere democratici cristiani sia una colpa da emendare. È bene che tutti si tranquillizzino: nessuno può o vuole rifare la Dc o ricostruire steccati fra credenti e non».

Filippo Turiano

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