Addio Super Sic

Domenica tragica per lo sport italiano. Durante un incidente al secondo giro del Gran Premio di Malesia, classe Motogp, perde la vita il campione italiano Marco Simoncelli. La dinamica dell’incidente è stata davvero agghiacciante: all’uscita di un curvone veloce, Simoncelli ha perso il controllo della propria moto, venendo centrato dagli occorrenti Edwards e Rossi. Le immagini non lasciavano scampo a eventuali dubbi sulla sorte del pilota italiano, ma nonostante tutto i medici del circus del motomondiale hanno cercato di rianimare il giovane per circa quaranta minuti. Nulla da fare, il decesso è stato accertato alle 10 e 56 italiane. Secondo alcuni esperti l’elettronica della moto, che tante vite ha salvato, questa volta è risultata fatale; infatti guardando le immagini al rallenty, si nota come la moto stesse per “partire” all’anteriore, ma l’aiuto della centralina la abbia fatta chiudere verso il punto di corda della curva, anziché verso la via di fuga, cioè la normale tangente. Questo ha fatto si che il pilota venisse centrato dagli occorrenti piloti incolpevoli. Durante il tremendo impatto, una moto è passata letteralmente sul collo di Super Sic, uccidendolo di fatto.

Questi i fatti, che hanno gettato nello sgomento i familiari, gli amici, i colleghi piloti e tutti gli appassionati che vedevano nel ragazzone di Cattolica un campione, un esempio, una simpatia. Ed era proprio un bravo ragazzo Simoncelli, con quel suo modo di fare scanzonato e curioso, con quella capigliatura fuori dagli schemi, con le sue invenzioni mediatiche che tanto ricordavano l’amico Valentino. Già Valentino, il quale è rimasto davvero scosso da quanto accaduto; le immagini del campione di Tavullia in lacrime al box, danno il giusto senso di quanto fossero amici i due. Conterranei, nonché amici, uscivano spesso in motocross e in moto assieme, passando molto tempo libero come due compagni di scuola che nei pomeriggi assolati si divertono assieme. Secondo il manager di Rossi, il campionissimo starebbe addirittura meditando il ritiro, dopo la morte dell’amico Sic, perché la voglia di continuare, dentro al cuore di Vale, pare sia davvero svanita.

Da ieri puntualmente è iniziato il tam tam mediatico, con tutti i filosofi e i moralisti del caso: opinionisti che non sanno fisicamente cosa sia una motocicletta, e che cosa si celi dietro a questa smisurata passione, i quali armati di discorsi strappa applausi cercano di spiegarci che il motociclismo come l’automobilismo non siano degli sport, o addirittura che tali passioni sarebbero da vietare. Chi conosce queste passioni, sa in partenza a cosa vada incontro, e forse per questo il motociclismo è avvolto da quest’aura magica di futuro, di velocità, che solamente alcuni possono sentire. Simoncelli era uno di questi, e una sua intervista recente fa capire cosa avrebbe risposto a questi personaggi:

«Non hai paura di ammazzarti se fai un incidente?»

«No. Si vive di più andando cinque minuti al massimo su una moto come questa, di quanto non faccia certa gente in una vita intera».

A noi piace ricordarlo con tutta la sua carica positiva, con il suo entusiasmo, con il suo modo di brutalizzare letteralmente la moto da un lato all’altro della pista. Con quel suo numero 58 sulla carena che pareva non poterci stare sul cupolino anteriore, così come lui che pareva fuoriuscire da quella moto troppo piccola per la sua stazza.

Non ci resta che augurargli buon viaggio. Sicuramente in cielo qualcuno aveva bisogno di un motociclista spericolato e forte come lui, e ogni volta che il vento soffierà tutti noi amanti delle moto ci ricorderemo di lui e di quel numero 58.

Marco Simoncelli 20 gennaio 1987 – 21 ottobre 2011

Nato a Cattolica, ma residente a Coriano (Rimini), Marco comincia a correre a sette anni nelle minimoto.

La passione per il mondo delle moto viene aiutata in ogni modo dalla famiglia, con il padre che arriverà a chiudere la sua attività commerciale per seguire la carriera del figlio. Simoncelli diventa campione europeo della 125 nel 2002 e nello stesso anno debutta nel mondiale 125 nella gara di Brno in Repubblica Ceca.

Il primo campionato completo per Simoncelli è nel 2003, dove, sempre nella ottavo di litro termina ventunesimo. Andrà meglio l’anno successivo, nel 2004, quando, sempre in 125, Marco chiude all’undicesimo posto. Il 2005 è l’ultimo anno nella 125, e Marco ottiene una vittoria (nella prima gara a Jerez), un secondo posto in Catalogna e quattro terzi posti. Alla fine del campionato 2004 sarà quinto e deciderà il passaggio in 250 con la Gilera. Nel 2006, nella quarto di litro, Simoncelli impiega un po’ di tempo per ambientarsi. Le prime soddisfazioni arrivano nel 2007, mentre il titolo iridato Marco lo conquista nel 2008, sulla pista di Sepang, quella che oggi lo ha visto finire la carriera nel peggiore dei modi. La stagione 2009 inizia in salita per Marco Simoncelli, che si infortuna a una mano prima dell’inizio della stagione e per questo sarà costretto a saltare la prima gara.

Alla fine, nonostante i buoni risultati (6 vittorie e 3 terzi posti), chiuderà il suo anno da campione del mondo in carica con un terzo posto. L’anno successivo è la volta della Motogp, Marco Simoncelli debutta nei test di Valencia con il Team di Fausto Gresini. Lo scorso anno è stata la stagione di rodaggio per Marco, che ha chiuso in ottava posizione il mondiale. Simoncelli è approdato alla Motogp come pilota ufficiale, direttamente sotto contratto HRC, ma appoggiato alla struttura di Fausto Gresini. Lo stesso status aveva quest’anno e avrebbe avuto anche l’anno prossimo, a testimonianza di quanto la Honda credesse nel suo talento. Nonostante gli errori di quest’anno e le cadute, alcune delle quali hanno coinvolto altri piloti, come Dani Pedrosa a Le Mans, Marco aveva ottenuto due podi in questa stagione: un terzo posto in Repubblica Ceca e un secondo posto nella scorsa gara di Phillip Island. Fino alla tragica, ultima corsa di ieri.

Salvatore Borruto

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