Fukushima l’incubo di un’altra fissione al reattore 2

Arrivano tristi notizie dal Giappone. Al reattore numero 2 della centrale di Fukushima, pare che sia imminente un’altra fissione nucleare. A dare conferma delle voci è stata la Tepco stessa, società che gestisce l’impianto gravemente danneggiato durante il terremoto dello scorso 11 marzo. In via del tutto precauzionale la Tokyo Electric Power (Tepco) ha iniziato ad immettere all’interno dei locali del reattore, che ormai ospitano il nucleo gravemente danneggiato, una miscela di acqua e acido borico, contro una possibile reazione a catena. Secondo i tecnici la situazione è sotto controllo e nessuna variazione di temperatura, pressione o livelli di radiazioni è stata riscontrata nel reattore dell’impianto. Ovviamente i dati forniti dalla Tepco in questi mesi hanno detto tutto e il contrario di tutto, e vanno presi davvero con le molle: la triste verità è l’insabbiamento sistematico di dati e avvenimenti sensibili, mirato a non fare esplodere il panico fra la popolazione. Pratica questa davvero scorretta e odiosa in un paese moderno come quello del sol levante. Comunque questa volta, anche la Nisa, l’Agenzia nipponica per la sicurezza nucleare, ha avviato le verifiche per accertare l’ipotesi del rilascio degli isotopi di xenon 133 o 135 nel vaso di contenimento del reattore n. 2 della centrale, ma non ha rilevato particolari criticità. La presenza di xenon, gas di solito rilasciato nel processo di fissione, era stata rilevata dalla Tepco che aveva quindi lanciato la procedura di allerta. I due isotopi (xenon 133 e 135) hanno, rispettivamente, tempi di decadimento di 5 e 9 giorni e la loro misurazione, quindi, farebbe pensare ad un rilascio recente. In parole povere la presenza di quel tipo particolare di gas, non dimostra assolutamente nulla. Nessuna ipotesi viene scartata a priori, e la presenza del gas non è detto che possa suggerire che il combustibile, parzialmente fuso dopo lo stop al sistema di raffreddamento per il terremoto di marzo, sia in condizione di criticità, con reazione a catena auto-sostenuta. In parole povere, per dimostrare che sia avvenuta una fissione nucleare, bisogna riscontrare la presenza di neutroni all’interno della camera del reattore, cosa che per adesso non si è verificata. Quelli che sono stati misurati potrebbero essere stati prodotti da altri fattori, quali emettitori di neutroni o da reazioni di natura secondaria. Ogni processo nel reattore numero 2, qualora si fosse verificato, sarebbe estremamente limitato, e l’iniezione di acido borico vuole neutralizzare i neutroni presenti a scopo precauzionale, come ricordato dalla Tepco stessa. Yoshinori Moriyama, portavoce della Nisa ha dichiarato durante una conferenza stampa che: «Non neghiamo alcuna ipotesi, compresa quella di criticità localizzate all’interno del reattore. L’importante è continuare a monitorare eventuali segnali di reazione fissile e mantenere una capacità di controllo».

Salvatore Borruto

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