FILIPPO MARCIANO’ (TEAM BASKET VIOLA)

Filippo MArcianò e la Viola. un binomio che rinasce. Il noto chiniesologo reggino ritorna nella società in cui si è formato tanti anni fa nel periodo d’oro della grande Viola. Adesso farà parte dello staff sanitario di una realtà in cerca di rilancio.  Le sensazioni: “sicuramente, per me, è un pò come tornare a casa, anche se, vista la mia collaborazione con la Reggina e con l’Audax, potrei dire che per me basta essere nel mondo dello sport per sentirmi a casa ! In 20 anni non è cambiato nulla: stesse facce, stesse perdite dal tetto. Anche se la società è diversa, spero che le motivazioni siano uguali, facendo comunque i dovuti distinguo relativi alla categoria.”.  Scelta di cuore o scelta professionale. O tutti e due: “diciamo entrambe, ovvio che dal punto di vista professionale, non sono più solo il ragazzino che nel ’92 era affascinato dall’ambiente e alla prima esperienza lavorativa.” Cosa può dare Marciano’ alla Viola: “Sono stato chiamato per coprire un ruolo di completamento dello staff. Integrazione al lavoro dell’inossidabile Lillo Barreca. Il concetto di globalità, che caratterizza il mio modo di lavorare, mi consente di guardare da diverse angolazioni alle problematiche che normalmente si presentano durante la stagione agonistica e lavorare anche dal punto di vista della prevenzione oltre che da quello della risoluzione dei problemi.”. Qualche aneddoto sulle esperienze passate: “Avrei l’imbarazzo della scelta, ma uno in particolare, che descrive la tendenza di alcuni giornalisti di parlare di ciò che non sanno, l’avrei.
Premetto che quando ho cominciato a lavorare, ho dovuto imparare a parlare l’inglese per la tendenza dei giocatori stranieri a non voler parlare l’italiano. Dopo il passaggio di Dean alla scavolini, durante il ritiro di Bormio, abbiamo disputato un’amichevole proprio contro di loro. Mentre ero intento a preparare il materiale di cui avevo bisogno, qualcuno mi ha chiesto un’asciugamano. La voce mi era nota, ma non riuscivo ad associarla ad un viso. Quando mi sono voltato, era lui. Gli ho fatto notare che a Reggio non parlava italiano e mi ha risposto che li, in pochi parlavano l’inglese. Qualche anno più tardi, quando purtroppo le cose cominciarono a non andare bene, un tuo collega, imputò la cosa alla mancanza di comunicazione fra lo staff e i giocatori stranieri dovuta alla lingua. Anche il mitico Aldo, allora magazziniere, masticava qualche parola.”. Da uomo di sport, un pensiero sul momento del basket attuale: “Sicuramente la difficile situazione economica ha colpito anche il mondo dello sport, in misura maggiore quelli che hanno meno visibilità. L’accusa che si può muovere alla federazione è quella di non essere riuscita a ritagliarsi gli spazi che questo sport merita dal punto di vista mediatico, di conseguenza, diventa complesso trovare aziende disposte ad investire.” La Viola può tornare ai fasti di un tempo?”  le vie del Signore sono infinite. Visto che il mio ruolo non mi concede molte possibilità di farlo, permettimi di concludere con i ringraziamenti. In primis vorrei ringraziare il dott. Calafiore che ha fortemente voluto il mio ritorno; la casa di cura “Villa Aurora” che, nella persona della dott.ssa Claudia Cuzzocrea e del primario del reparto di lunga degenza dott. Antonio Foti, mi ha consentito di accettare l’incarico; i dott.ri Tramontana, responsabili dell’istituto T.A. terapia ambulatoriale che con un rapporto privo di gerarchie da rispettare, mi ha consentito di crescere professionalmente.

Recommended For You

About the Author: Giuseppe Dattola