Oggi è 9 Marzo!

E anche quest’anno l’8 marzo ce lo siamo lasciato alle spalle! Un pensiero in meno per gli uomini e mi auguro, una bella sorpresa per le donne che ieri hanno avuto il piacere di essere state festeggiate. A tutto ciò uniamo la soddisfazione per gli incassi da parte dei fioristi ed un minuto di silenzio per i prezzi spropositati di un rametto striminzito di fiorellini galli che, tra l’altro, nemmeno profumano!!! Ma, è ancora così sentita questa festa? Non ci ha stancato un po’? Tutti gli anni la solita solfa. Citazioni ed aforismi che rimbalzano qua e la per il web, i soliti vecchi servizi ai TG, rispolverati da mani sapienti ogni anno, minuti interminabili dedicati nelle varie trasmissioni e tante belle immagini di donne che sorridono mostrando i loro splendidi denti bianchi, abbracciando i loro figli perfetti, accanto ai loro mariti perfetti. Qui ci vuole un altro minuto di silenzio per le mie carie!

Per non parlare di quello che si è potuto vedere in in giro..

Per le strade, strategicamente appostati, venditori di mazzetti di mimosa che sembrano materializzarsi come per magia solo il 14 febbraio e l’8 marzo. Mi piace definirli gli gnomi dei mazzetti. Ogni anno sono lì, al mattino te li trovi davanti all’improvviso ed alla sera, quando spariscono senza lasciare alcuna traccia, ti chiedi se sono esistiti realmente o sono stati solo il frutto della tua fantasia. Chi è passato da un fiorista, ha potuto assistere al lavoro certosino, partito alle prime luci dell’alba, dei vari addetti ai bouquet. Da quello più esagerato con mimosa, ramo di nocciolo contorto e orchidea enorme, sino al mini rametto alto una spanna sapientemente confezionato e completo di nastrino che, per pochi millimetri, rischia di coprire il rametto.

Per non parlare di quei supermercati, per fortuna non tutti, che negli ultimi anni hanno avuto la brillante idea di regalare la mimosa alle loro clienti. Anche loro ci si mettono! Quello che può essere apprezzato in realtà, è lo sforzo che ogni anno certi giornalisti fanno per ricordare la reale origine di questa festa che, se analizzata bene, più che un giorno di festa dovrebbe diventare un “giorno della memoria”. La scelta del giorno trae origine da un fatto di cronaca del secolo scorso. Un gruppo di operaie di un’industria tessile, manifestarono contro le dure condizioni lavorative alle quali erano sottoposte occupando la fabbrica presso la quale lavoravano. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni sino a ché, l’8 marzo per l’appunto, il proprietario della fabbrica, esasperato dalla situazione, in un momento di follia, chiuse le porte della fabbrica impedendo così alle operaie di poter uscire. Purtroppo un incendio divampò nella fabbrica e più di un centinaio delle manifestanti morirono in quel rogo. In quegli anni, a seguire per i successivi, si diffusero sempre più iniziative volte ad una rivendicazione femminile nell’ambito sociale e lavorativo delle donne. Le associazioni femministe, attraverso le loro continue lotte per l’emancipazione ed il riconoscimento dei loro diritti, giunsero ad identificare in tale data ed in tale fatto di cronaca, il simbolo delle oppressioni e dei soprusi che le donne avevano subito per secoli. Nel contempo, venne considerato anche un momento identificativo dell’inizio della loro ribellione a tutto ciò ed un punto di partenza per una nuova realtà di vita. Forse, a fronte di tutto ciò, più che la festa della donna in quanto tale, dovrebbe essere la festa in onore delle donne che hanno dato il via al cambiamento. A partire da quel gruppo di operaie che hanno avuto il coraggio di imporsi in un mondo in cui la loro parola non aveva valore, perdendo purtroppo la vita nel loro coraggioso gesto. Sino ad arrivare a quelle donne che hanno lottato per dar voce al loro mondo, una voce che sino ad allora non aveva suono, anche tra loro c’è chi ha perso molto, a volte anche la vita, pur di lottare per i loro diritti di esseri umani. Onore a tutte queste donne che, insieme, hanno fatto la differenza.

Annalisa Brivio

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