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Una Lega senza Bossi

Umberto Bossi si è dimesso: “Chi sbaglia paga qualunque sia il cognome che eventualmente porti; mi dimetto per il bene del movimento e dei militanti. La priorità è il bene della Lega e continuare la battaglia. Ora io sarei d’intralcio e Maroni non è un traditore”. Il Senatur, a vent’anni dalle elezioni del 5 aprile del ’92, prima vera vittoria politica della Lega Nord con 55 seggi in parlamento, si è dimesso da segretario federale del carroccio per diventare presidente del movimento. Un incarico affidatogli dal consiglio federale riunito in via Bellerio; incarico che lascerà comunque in scena, il fondatore del più vecchio partito italiano (partito che ha cambiato nel tempo la geografia politica del paese). Bossi quindi resta nella Lega, da ultimo sostenitore o da segretario resta sempre a disposizione della causa: “da domani, mi chiameranno militante. Anzi, no. Semplice simpatizzante”, ha affermato. Si dovrà immaginare una Lega senza il Senatur, una cosa praticamente inimmaginabile da quando Bossi la fondò (il 12 aprile del 1982, quando ancora si chiamava Lega Autonomista Lombarda, diventata nel 1984 Lega Lombarda e, il 4 dicembre 1989, Lega Nord). Con lui, negli atti fondativi, c’erano Roberto “Bobo” Maroni (che oggi guida i “colonnelli” che l’hanno fatto fuori), la moglie Manuela Marrone (fedelissima compagna di vita e di politica) e Giuseppe Leoni. Perimetro padano colpito da uno scandalo che ha fatto il giro del mondo, se si leggono i vari quotidiani internazionali tramite web. Questo, un segnale significativo di un processo continuo di sgretolamento della destra italiana. Le procure di Reggio Calabria, Napoli e Milano, sono impegnate freneticamente nelle indagini, per capire le eventuali responsabilità dell’ex leader. Molti punti oscuri sulla vicenda, nonostante le intercettazioni importanti rinvenute nelle ultime ore (che fanno saltar fuori altri nomi).  Tra gli applausi dei fedelissimo fuori dalla sede del partito, Bossi si allontana da via Bellerio, dopo aver rassegnato le dimissioni da segretario del partito.

Annamaria Milici

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