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Demansionamento del lavoratore

13\04\2013 – Ai sensi dell’art. 2103 del Codice Civile “Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione…..”.  Il demansionamento, definito anche “mobilità verso il basso”, consiste, quindi, nell’assegnazione di un lavoratore a mansioni inferiori rispetto a quelle stabilite nel contratto di assunzione, nonchè rispetto a quelle considerate in base alla classificazione professionale.  Seppure il datore di lavoro abbia il diritto, in base alle esigenze aziendali, di destinare i dipendenti a mansioni diverse rispetto a quelle contrattualmente stabilite, queste devono, però, risultare pari o equivalenti a quelle proprie dell’inquadramento contrattuale del lavoratore. Chiaramente, il divieto di demansionamento non è assoluto, ma è derogabile dal Legislatore in circostanziate ipotesi, quali, ad esempio, esigenze aziendali straordinarie, sopravvenute e temporanee, o quando la mobilità verso il basso sia temporalmente limitata alla formazione per acquisire una maggiore professionalità, ect…. Tali deroghe, comunque, sono tutte caratterizzate dalla “temporaneità” e, nonostante, di fatto, il lavoratore esegua mansioni inferiori, contrattualmente conserva la retribuzione e la qualifica originarie. Pertanto, al di fuori delle ipotesi derogatorie, qualora il datore di lavoro violi tale tale principio, fondamentale in materia di lavoro, il lavoratore è legittimato ad agire in giudizio e chiedere al Giudice del Lavoro la condanna del datore di lavoro, non soltanto al reintegro nelle sue precedenti mansioni o all’assegnazione a mansioni equivalenti al proprio inquadramento professionale, ma anche al risarcimento dei danni, qualora il demansionamento abbia lui cagionato un danno alla propria professionalità o all’immagine. Tuttavia, sebbene il lavoratore possa agire giudizialmente per difendere la propria qualifica professionale e le proprie mansioni per le quali è stato assunto, in caso di demansionamento, non può, comunque, rifiutarsi di eseguire le nuove ed inferiori mansioni lui assegnate: lo ha specificato la recente Sentenza n. 2033/13 della Corte di Cassazione, secondo la quale “il lavoratore non può rendersi totalmente inadempiente alla prestazione sospendendo ogni attività lavorativa, se il datore di lavoro assolve a tutti gli altri propri obblighi”; e tra gli obblighi a carico del datore rientrano, indubbiamente, il pagamento della retribuzione, la copertura previdenziale e assicurativa, l’assicurazione del posto di lavoro, obblighi, la cui violazione, atta a giustificare il rifiuto del demansionamento, deve essere prodotta dal lavoratore.

Avv. Antonella Rigolino

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