Il Giappone domina, l’Italia vince e vola in semifinale

Che partita incredibile. Sicuramente si sarà divertito chi ama vedere tanti gol. Meno, forse, i due allenatori. Giappone-Italia, per dirla alla Caressa, stata una gara folle e spettacolare, ma obiettivamente giocata male dagli azzurri. Che, per fortuna, alla fine son riusciti a spuntarla, conquistando l’accesso alla semifinale con una partita di girone ancora da disputare. Alla fine Prandelli se la prenderà con l’elevato tasso di umidità che, certamente avrà influito sul comportamento agonistico di Balotelli e compagni, ma per gran parte del match, c’è da dire, l’Italia la palla non l’ha mai vista. Davvero un grande Giappone quello messo in campo e diretto da Alberto Zaccheroni. Altro che solo corsa e dinamismo, abbiamo visto invece qualità, tanta, pressing asfissiante, ottimo fraseggio e capacità incredibile a rendere quasi ogni giocata una azione pericolosa per gli avversari. Tutt’altra storia rispetto alla gara di esordio contro il Brasile con Kagawa, Honda e Okazaki su tutti. Certo, se giochi così bene, ma perdi e prendi quattro gol, qualcosa su cui riflettere ci sarebbe. Tutta un’altra storia anche per l’Italia rispetto al primo confronto con il Messico. Squadra meno fluida, apparsa sotto tono e molto distratta in difesa. A prevalere, alla fine, è stata la voglia comunque di arrivare al successo, per fortuna conquistato e che consente di potersi giocare l’ultima sfida del girone contro i padroni di casa del Brasile, senza grossi patemi. E speriamo che il CT Prandelli si convinca che il modulo ad albero di natale non è proprio quello più congeniale a questa squadra. Aveva sofferto Marchisio al fianco di Giaccherini e dietro la punta Balotelli, stesse difficoltà nella stessa zona di campo per Aquilani. Quest’ultimo addirittura sostituito alla mezz’ora del primo tempo, a vantaggio di Giovinco. E forse proprio in quel momento che il match ha preso una piega diversa. Adesso si rifiata, gli azzurri, dopo aver conquistato la semifinale, hanno bisogno di riposare ed è molto probabile che contro i brasilero il turn over sarà più consistente. A Prandelli, comunque, va riconosciuta la capacità di aver costruito un gruppo di ragazzi che, a prescindere dalla spettacolarità del gioco, in campo mostrano predisposizione alla sofferenza e voglia di arrivare a tutti i costi al risultato. Ricordiamo che appena un anno addietro, pur non partendo tra le favorite, l’Italia, alla competizione europea, arrivò fino alla finale, poi persa malamente contro la Spagna. In quello che è il torneo internazionale più importante come la Confederations Cup, siamo già tra le prima quattro.

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About the Author: Michele Favano