Liberi di Ricominciare attiverà una collaborazione con AIFVS e CONSAP per ridurre i fattori di rischio
Se la politica mettesse lo stesso impegno – dimostrato nel sostenere o meno le azioni di Berlusconi dopo la sua condanna – per l’analisi della tematica sulla sicurezza stradale con l’immediata definizione degli interventi che ne permetterebbero il suo raggiungimento, si riuscirebbe, finalmente, a porre fine alle irreparabili conseguenze di queste spaventose stragi che quotidianamente sono divenute protagoniste della cronaca italiana. Siamo nettamente distanti dalle dichiarazioni dell’on. Matteo Salvini, vicesegretario federale della Lega Nord, rilasciate dopo la morte del dodicenne Matteo Battaglia, avvenuta a Sellia Marina sulla statale 106 in un incidente stradale provocato da un cittadino romeno alla guida di un SUV. Salvini ha affermato “io questo schifoso (al volante) lo metterei ai lavori forzati fino alla fine dei suoi giorni”. Noi siamo contro il giustizialismo dell’on. Salvini, anzi il suo attuale ruolo e le regole dettate dalla democrazia imporrebbero toni più equilibrati altrimenti è ineluttabile che si apra alla legge della giungla. Siamo anche contro la semplicistica teoria dell’articolo pubblicato sul Corriere della Calabria a firma di Gaetano Mazzuca che attribuisce la “sola” colpa alla statale jonica 106. È inevitabile affermare che per le reali condizioni di questa “strada della morte” ci sono chiare responsabilità, anche di natura politica regionale e nazionale, responsabilità oramai datate nel tempo. Noi affermiamo invece che si debbano applicare azioni preventive per ridurre i fattori di rischio. Necessita una grande responsabilità che imporrebbe a chi si mette alla guida in condizioni particolari di essere “giudicato” come cosciente e in grado di offendere qualcuno. Considerare passibile di reato chi si mette alla guida di qualsivoglia mezzo che, in caso di non lucidità, diventa un’arma per offendere un cittadino o un bene. L’azione da perseguire deve obbligatoriamente cominciare con la prevenzione. Chi viene trovato in condizioni tali da non garantire il perfetto equilibrio psicofisico e diventare quindi un chiaro pericolo per l’incolumità generale, deve essere perseguito in modo esemplare. È intollerabile rivedere solo dopo qualche giorno ignobili individui già protagonisti di gravi responsabilità, “liberi” sulle strade e nuovamente alla guida di mezzi con la grande probabilità di ritrovarsi nuovamente a commettere ancora delitti. La gente è stanca di vedere impunito chi si è macchiato di delitto. Lo Stato deve impedire ciò con l’istituzione del reato di omicidio stradale, che si assimila quanto più possibile a quello doloso, ossia volontario: il guidatore sa di avere elevate probabilità di causare incidenti mortali ponendosi al volante in stato alterato. Chi è gravato da questo irresponsabile comportamento non può accampare attenuanti, deve sottostare a giudizio e espiare fino all’ultimo giorno la pena che viene che gli viene combinata. Liberi di Ricominciare in perfetta sintonia con Giuseppa Cassaniti, Presidente Nazionale AIFVS (Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada) e Carlo Figliomeni, Segretario Regionale CONSAP (Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia)intendonoinvestire il parlamento affinché emani una legge che non consenta, se non in condizioni ottimali, di mettersi alla guida di qualsivoglia mezzo. Una legge che istituisca il reato di omicidio stradale e porti all’individuazione delle responsabilità con l’inserimento di pene esemplari per chiunque commetta reati che disturbano le elementari regole del vivere civile. La nostra azione non nasce solo per gli ultimi casi di Calabricata di Sellia Marina, Lamezia Terme o in generale sulla statale jonica 106. Una coscienza generale che oramai coinvolge tutto il paese detta il bisogno di una legge che deve avere il compito di scoraggiare il grande impedimento di mettersi alla guida di un’arma che può divenire letale. Si può essere indulgenti, ma non si può avere attenuanti per chi mette a rischio l’incolumità del maggior bene che ci appartiene: la nostra vita.