Prepararsi all’incontro con l’altro

19\09\2013 – Il costruire e mantenere rapporti significativi, costituisce uno degli obiettivi principali della vita di ogni persona. Che cosa interviene nella nascita del rapporto con l’altro? La psicologia, c’insegna, che l’essere umano è il risultato dell’interazione di tratti ereditati dal proprio patrimonio famigliare e da ciò che viene insegnato dai genitori. Mediante tale interazione, il bambino, fin dal periodo dell’infanzia, inizia la sua esplorazione dell’ambiente circostante. Ambiente che, se inizialmente, comprende in gran parte il mondo fisico, in un secondo momento è fatto soprattutto dell’altra persona. Affinchè l’incontro con l’altro sia positivo, è importante che nel bambino si sviluppi un adeguato concetto di Sé. La nascita del concetto di Sé, secondo la psicologia, avviene per mezzo del processo di differenziazione, ovvero la consapevolezza di essere un’entità distinta dagli altri. Cosa può favorire tale processo? Una risposta, potrebbe essere, aiutare il bambino a riconoscere i propri bisogni, educandolo a rispettarli, dando loro il giusto valore e manifestarli in maniera adeguata alle circostanze. Bisogni che, devono essere centrali per i genitori, fin dal periodo dell’infanzia, quando ha inizio la relazione di cura con il piccolo. Diverse ricerche, dimostrano, infatti, che già in tenera età, la relazione con i genitori, seppur fatta di momenti semplici, come quello dell’allattamento, del cambio del pannolino o il far cessare il pianto del bambino, stabilisce le basi per un legame sicuro, che aiuterà il piccolo, divenuto adulto a relazionarsi in maniera costruttiva con l’altro. È importante che, nella relazione di cura, il genitore adatti le proprie risposte ai bisogni del bambino e non ai propri, o al proprio umore. Questo genere di atteggiamento,emozioni faciliterà il piccolo a maturare un concetto di Sé di persona meritevole di cure e affetto. Un ruolo importante è ,anche, giocato dall’ espressione delle proprie emozioni. È bene, che nel rapporto di cura, egli si senta libero di poter esprimere se stesso, di manifestare le proprie emozioni, non solo quelle socialmente accettate, come la gioia, ma anche emozioni quali tristezza, paura o rabbia senza il timore di essere ridicolizzato o rifiutato. L’imparare a riconoscere le proprie emozioni, rappresenta un accesso ai proprio bisogni. La consapevolezza di ciò che si sente e ciò che si desidera, aiuta a costruire il concetto di Sé. Un bambino che sperimenta la considerazione incondizionata dai genitori; cioè il sentirsi accettato anche quando si allontana dall’ ideale di “bambino perfetto”, sarà probabilmente un adulto capace di riconoscere i propri bisogni, dar loro un valore ed esprimerli, essere parte attiva dell’andamento della relazione ed evitare situazioni o persone che possano frustrarlo nella sua sicurezza di essere accettato e amato. A questo punto, presa consapevolezza della propria esistenza, fatta di autonomia di pensiero, espressione di emozioni e soddisfacimento dei propri bisogni, il bambino ha tutte le basi necessarie, ed è, quindi, pronto ad incontrare l’altro. “il bambino si costruisce un modello interno di se stesso in base a come ci si è presi cura di lui” –J. Bowlby.

Dott.ssa Antonella Mento, psicologa

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