“Quel dramma chiamato dissesto”

Reggio CalabriaI.D. – Adesso è tornato di gran moda nella città di “Giufà” il termine “dissesto”. L’ignoranza sovrana induce la gente ad esultare per una possibilità che, nei fatti, rappresenta e rappresenterebbe una sciagura per Reggio Calabria così come per altri Enti vicini al default. Perché in Italia, lo ribadiamo, sono tanti gli enti locali in grave difficoltà. Eppure i “mitici” lo “grillano” sui social e nelle piazze: “vogliamo il dissesto”. Bene, bravi, bis. Il dissesto degli enti locali è diventato tema di grande attualità, a causa soprattutto della grave crisi economica che ha travolto l’Italia e dei progressivi quanto incessanti tagli ai trasferimenti statali. Dunque sempre meno risorse, negli anni, il Governo centrale ha destinato ai Comuni che però avevano già contratto debiti e mutui e si sono ritrovati con tanto da pagare e poco da riscuotere. Ed il crack è servito. Una volta deliberata la dichiarazione di dissesto dell’ente locale (che nel caso reggino non è affidata al Consiglio comunale, perché assente, ma alla Triade su indicazione della Prefettura a cui giunge il sollecito della Corte dei Conti), si determinano delle conseguenze sulla gestione, sui diritti dei creditori e sugli amministratori.

    La disciplina del dissesto è preordinata al risanamento dell’ente che comunque deve continuare ad esercitare la propria attività e, nel contempo, a garantire la par condicio dei creditori e la tutela dei loro diritti, con una procedura concorsuale che riguarda soltanto una parte delle attività e passività patrimoniali dell’ente e che si svolge in parallelo al perdurare della sua gestione ordinaria”. Scrive la Professoressa associato in Diritto Amministrativo nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova, Carola Pagliarin

Ma ciò che emerge è che nella procedura di dissesto i più condizionati non sarebbero i politici: ma i cittadini. Tutti. Tre ordini di effetti immediati dal dissesto e che riguardano i creditori, la gestione ordinaria dell’ente locale e gli amministratori dello stesso ente. Le conseguenze sui creditori operano fin dall’inizio; quelle sugli amministratori sono soltanto eventuali; quelle sulla gestione ordinaria sono rinviate all’esercizio successivo. Le conseguenze sugli amministratori sono limitate a quelli che la Corte dei conti ha riconosciuto responsabili, anche in primo grado, di danni da loro prodotti, nei cinque anni precedenti il verificarsi del dissesto finanziario. “Gli amministratori riconosciuti responsabili non possono ricoprire, per un periodo di cinque anni, incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali o di rappresentante di tali enti presso istituzioni, organismi ed enti pubblici o privati, quando il giudice contabile, valutate le circostanze e le cause che hanno determinato il dissesto, accerti che questo è diretta conseguenza delle azioni od omissioni per le quali l’amministratore è stato riconosciuto responsabile”. Le conseguenze sui creditori riguardano i rapporti obbligatori rientranti nella competenza dell’organo straordinario di liquidazione e consistono nella cristallizzazione dei debiti dell’ente, che non producono più interessi né sono soggetti a rivalutazione monetaria, nonché nell’estinzione delle procedure esecutive in corso, con conseguente inefficacia dei pignoramenti eventualmente eseguiti, e nell’impossibilità di intraprendere o proseguire azioni esecutive nei confronti dell’ente. La dichiarazione di dissesto porta l’ente a circoscrivere la propria attività a quei servizi ritenuti indispensabili dallo Stato ma sempre con una tutela e supporto del Ministero. L’Ente in dissesto è tenuto ad approvare un nuovo bilancio, basato principalmente sull’elevazione delle proprie entrate al livello massimo consentito dalla legge, vale a dire che tutte le tasse comunali saranno aumentate il più possibile fino ad arrivare al tetto massimo consentito dalla legge, basato, inoltre, sul contrasto all’evasione e sul contenimento di tutte le spese. A pagare il prezzo del dissesto sarebbe ancora una volta la cittadinanza. Esultiamo!

 

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