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Il programma F-35 in una prospettiva italiana

Gli F35 sono oggetto di continue discussioni; tanti, forse troppi, esprimono giudizi e valutazioni. Ma quanti conoscono realmente l’argomento? A tal fine è opportuno leggere IL PROGRAMMA F-35 IN UNA PROSPETTIVA ITALIANA uno studio realizzato dal Ce.S.I. (Centro Studi Internazionali). L’autore Francesco Tosato, si è recato negli Stati Uniti (assieme ad Andrea Margelletti e a Gabriele Iacovino) dove ha visitato gli stabilimenti Lockheed Martin di Fort Worth in Texas, dove si produce l’ F-35 e la base aerea di Eglin in Florida, principale centro addestramento per piloti e tecnici. Ma prima di entrare nel merito della questione è opportuno chiedersi: dobbiamo avere un’ Aeronautica Militare? Se la risposta è affermativa, deve essere equipaggiata e addestrata.

F351E ancora. Si dice: non acquistando gli F35 si potrebbero realizzare tante altre cose più utili ai cittadini. Riflessione valida: ma per tutte le spese che uno stato affronta. Porla solo per gli F35 è scorretto. Inoltre, come vedremo, non siamo dinanzi a un semplice acquisto di aerei, ma a un programma più ampio e ambizioso con positivi riflessi sull’industria nazionale. Ma perché e come si è giunti a questa scelta? L’invecchiamento degli aerei in dotazione alla nostra Aeronautica ha posto la necessità di provvedere all’ammodernamento dei velivoli. Perciò, nel 2009 le commissioni Difesa di Camera e Senato espressero parere favorevole al programma presentato dal governo. Ebbe così inizio il programma F-35 Joint Strike Fighter. Infatti, l’ F-35 non è solo un nuovo aereo: è un aereo con caratteristiche nuove. Raccoglie e mette assieme dati provenienti dai vari sensori, utilizzando una modalità definita Sensor Fusion: fruibile dal pilota direttamente sul casco. I dati raccolti sono inviati velocemente ad altri centri di comando e controllo e all’intera filiera di supporto e manutenzione. Inoltre, l’aereo è dotato di sei telecamere (sistema DAS, Distribuited Aperture System) che consentono al pilota di avere una visione d’insieme di tutto ciò che accade all’esterno dell’aereo (anche sotto l’aereo) come se si trovasse fisicamente all’esterno. Il posto di pilotaggio non ha la vecchia strumentazione analogica con manopole e interruttori ma un grande touch screen principale. Inoltre, l’F-35 è dotato di tecnologie stealth avanzate sia per le tecniche di progettazione (finalizzate a ridurre l’ampiezza di ogni angolatura) sia per le speciali vernici radar assorbenti utilizzate. Basti pensare che il processo di verniciatura dura 22 giorni di cui 3 con l’ausilio di robot. L’ F-35 non è quindi solo un semplice cacciabombardiere ma “un sistema d’arma polivalente” capace di “penetrare non rilevato in spazi aerei estremamente difesi per svolgere indifferentemente missioni di attacco, di ricognizione e di intelligence”. F352Nel corso della realizzazione del programma i vari prototipi hanno presentato problemi; come è normale che sia in questa fase. Nulla a che vedere con le tante, troppe, parziali informazioni riportate dalla stampa. L’aereo è progettato dalla Lockheed Martin, capofila di un consorzio assieme alla Northrop Grumman (USA) e BAE Systems (UK). Al progetto partecipano, in forma diversa e quindi con diversi investimenti, vari paesi: Regno Unito, Italia, Olanda, Canada, Turchia, Australia, Norvegia e Danimarca. Ai quali vanno aggiunti Israele e Singapore. L’ Italia ha realizzato nella base aerea di Cameri, in provincia di Novara, una FACO (Final Assembly and Check Out) ossia una linea di assemblaggio finale e messa a punto, gestita dalla società AleniaAermacchi del gruppo Finmeccanica. Cameri dovrebbe realizzare 24 cacciabombardieri l’anno e impiegare a regime un migliaio di lavoratori. Sempre a Cameri l’AleniaAermacchi produrrà il cassone alare del velivolo. Per ridurre i costi è opportuno potenziare Cameri seguendo tre strade: incrementare il numero di aerei e ali costruiti; svolgere il ruolo di futuro centro di Manutenzione, Riparazione, Revisione e Upgrade (MRO&U) per l’area europea e mediterranea; aumentare il numero di aziende italiane coinvolte. Infatti, l’AleniaAermacchi non è l’unica industria italiana presente. Sono numerose, circa trenta, e distribuite su tutto il territorio nazionale (principalmente in Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Lazio, Campania e Puglia) le società partecipanti. Per citarne alcune: Avio Aero, Piaggio Aero Industries, CIRA, Selex ES, Oto Melara, Samputensili, Vitrociset. Tutte realtà produttive ad altissima tecnologia. Sino a oggi per gli F-35 sono stati investiti 2 miliardi di dollari. Un ulteriore riduzione di aerei comporterebbe la perdita degli investimenti sin qui effettuati. Inoltre, poiché a Cameri dovrebbero essere realizzati i velivoli destinati alla Reale Aeronautica Olandese, sarebbe imbarazzante dover comunicare ai Paesi Bassi che l’Italia non terrà fede agli impegni presi. Decidere sugli F-35, vorrà dire, per l’Italia, scegliere il proprio ruolo internazionale e il futuro della propria industria ad alta tecnologia. La scelta non è (come semplicisticamente è presentata) F-35 si o no: ma quale futuro vogliamo per l’ Italia? Capace di far fronte alle sfide internazionali e di tener fede agli impegni presi, sostenendo nel contempo la ricerca e l’economia nazionale? Oppure sogniamo un’ Italia ripiegata su se stessa?

Tonino Nocera

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