Intervista a Luigi Mazza, Direttore Generale di “ItaliaCamp”

LuigiMazzaD. COSA TI HA GUIDATO E SPRONATO AD INTRAPRENDERE QUESTO PERCORSO? IL PERCHÉ’, INSOMMA, DI QUESTA SCELTA, CHE POSSIAMO DIRE, TEMERARIA.

R: È difficile, quando ci sono scelte di vita, trovare una motivazione, soprattutto quando, poi,  la scelta di vita si trasforma in una scommessa, in un progetto molto più grande di te, perché coinvolge anche altre persone e altre realtà nazionali e internazionali. Sicuramente ciò che mi ha influenzato è stato il gruppo di lavoro, composto dai miei amici e colleghi che hanno creduto e fondato con me il progetto. Quindi la forza del gruppo mi ha spinto a prendere questa scelta forte. Un motivazione razionale non c’è. C’è la scommessa in un sogno collettivo e la volontà di realizzarlo. Una motivazione molto irrazionale dunque. Io avevo comunque un impiego, ero manager di una multinazionale, quindi avevo già il mio percorso di crescita ben strutturato, ben guidato e non avevo bisogno di mettermi in una potenziale situazione di difficoltà. Invece ho lasciato un contratto a tempo indeterminato per incanalarmi in questa nuova sfida, una sfida chiaramente personale, ma anche collettiva, per poter generare qualcosa di nuovo nel nostro paese, far parte di un progetto più grande e non essere, quindi, semplicemente un individuo di un’organizzazione.

D: IN CHE TERMINI, SIA DA UN PUNTO DI VISTA QUALITATIVO CHE QUANTITATIVO, LA TUA VITA È CAMBIATA? QUALI SONO LE DIFFERENZE PIÙ IMPORTANTI RISPETTO AL PASSATO E QUALI SONO LE CONSEGUENZE A CUI SEI ANDATO INCONTRO A CAUSA DI QUESTA SCELTA?

R: Sicuramente l’impegno è aumentato perché chiaramente, oltre a fare il proprio lavoro, ci si deve far carico di responsabilità che sono molto più collettive, quindi il lavoro sostanzialmente non finisce mai. Dal punto di vista qualitativo l’impegno è molto più alto e, soprattutto, è più alta la responsabilità, perché, in questo caso, la responsabilità è quella di generare un progetto che poi possa far emergere altri progetti a livello nazionale ed internazionale. Dal punto di vista qualitativo, scherzosamente, posso dire che la qualità della mia vita è peggiorata un po’ perché chiaramente sono diminuiti gli spazi di tempo individuali e sono aumentati quelli del progetto. Dal punto di vista della soddisfazione è tutt’altra storia, perché si lavora per un progetto ambizioso dove si agisce come protagonisti, mentre in un’altra organizzazione sei un semplice individuo come tutti gli altri. Sicuramente il volume degli impegni è aumentano, ma il livello di soddisfazione anche.

icD: DI COSA SI OCCUPA SPECIFICATAMENTE ITALIACAMP E IN CHE COSA È CONSISTITA LA RECENTE MISSIONE USACAMP?

R: ItaliaCamp va spiegata in maniera molto semplice. Noi facciamo tante cose ma la cosa più importante è che proviamo a mettere in contatto chi ha una buona idea progettuale con chi ha la forza economica, politica e sociale di realizzarla. Quindi noi favoriamo la realizzazione di progetti, sia di business che di policy, portandoli all’attenzione di chi ha la responsabilità di realizzarli. Negli Stati Uniti abbiamo portato avanti una missione (USACamp) articolata e complessa che è durata 7 giorni, grazie alla quale abbiamo presentato i migliori progetti di impresa (startup) che abbiamo raccolto in Italia alla borsa di Wall Strett di fronte ai più grandi investitori istituzionali e privati americani.  Ma non solo. Abbiamo anche presentato alcuni progetti sul Made in Italy ed anche il nostro primo report sull’innovazione sociale. Siamo stati anche a Washington ad illustrare il nostro modello, appunto ItaliaCamp, alle istituzioni americane. Un nuovo modello di sviluppo che incuriosisce anche gli americani, per ciò che concerne le modalità di organizzazione e strutturazione nel corso del tempo. Si è trattato, pertanto, di una missione molto importante. Eravamo circa 130 delegati, appartenenti a varie categorie sociali e lavorative rappresentanti tutte le regioni d’Italia, che hanno composto una delegazione molto variegata.

D: COME VENGONO RACCOLTE LE IDEE E COME VENGONO REALIZZATE IN SEGUITO?

R: Noi ogni anno bandiamo un concorso che si chiama “La tua idea per il Paese” e, attraverso i nostri Camp territoriali (ce ne sono 20, uno in ogni Regione), andiamo in giro per le università e i centri di ricerca per proporre il concorso e permettere quindi l’emersione delle progettualità. Chiunque vuole partecipare al concorso presenta il proprio progetto caricandolo sulla nostra piattaforma informatica, il portale www.italiacamp.it. Una volta che il progetto è stato caricato, si avvia una selezione condotta dal nostro comitato scientifico che valuta le migliori idee. Queste vengono poi presentate attraverso una formula innovativa che è quella del barcamp, conferenza destrutturata di origine americana, in cui ogni partecipante ha 5 minuti a disposizione per presentare il proprio progetto ad una platea di esperti: imprenditori, investitori, rappresentanti istituzionali, del mondo imprenditoriale e sindacale, affinché le idee possano trovare la giusta collocazione e, soprattutto, l’effettiva realizzazione. Quindi noi non offriamo dei finanziamenti, ma proviamo ad aiutare e a favorirne la realizzazione. Può succedere che, alcune volte, si trasforma in finanziamento perché magari quell’idea necessita di soldi, ma altre volte al posto di finanziamenti, possono essere richieste consulenza o altre attività, non prettamente monetarie.

D: QUANTE SONO, PIÙ O MENO, LE IDEE COMPLESSIVAMENTE RACCOLTE E CHE TIPO DI RISULTATI CI SONO STATI?

R: Nel corso di questi anni abbiamo raccolto circa 4000 progetti. I progetti realizzati sono molti. Ti faccio solo due esempi, uno riguarda il mondo legato al business e uno più legato all’innovazione delle istituzioni e, dunque, della legislazione. Quello delle innovazioni delle istituzioni è molto più semplice. Circa 2 anni e mezzo fa è stato rinnovato il nostro codice civile nell’ambito delle attività imprenditoriali, ossia la cosiddetta legislazione in merito alla “Srl semplificata” o, meglio, “Srl a un euro”. Va detto che, prima, per poter aprire un’attività imprenditoriale, era essenziale un capitale sociale di almeno 10.000 euro e, comunque, era necessario seguire un iter burocratico molto articolato. “ItaliaCamp propose al Governo, attraverso l’idea di un giovane ragazzo americano, di rendere molto più semplice la possibilità di aprire un’impresa. Il Governo prese in attenzione questo tipo di idea e modificò il codice civile, nel senso che da settembre 2012 un decreto legge dà la possibilità adesso a tutti, non solo agli under 35, di poter aprire la propria impresa con un solo euro. Questa è un’innovazione molto profonda nel sistema legislativo italiano. La cosa stupefacente è che un giovane ragazzo è venuto ad uno dei nostri barcamp, ha raccontato l’idea, successivamente l’idea è entrata nel nostro sistema di selezione e valutazione, è stata valutata positivamente ed, infine, attraverso l’azione di ItaliaCamp, si è tramutata in un progetto di legge. Ecco come un cittadino può cambiare le cose, ovviamente in meglio in questo caso. Questo è solo un esempio di progetto realizzato, si chiama “Srl semplificata” o “Srl a un euro”. Su google è possibile trovare tutta la storia completa.
Il progetto di business riguarda, invece, un gruppo di giovani ricercatori del CNR (Consiglio nazionale delle ricerche) di Napoli. Nel 2012 questi giovani hanno presentato un progetto di ricerca in uno dei nostri barcamp, proponendo un sistema elettronico capace di rilevare, attraverso il moto ondoso, le calamità naturali. Si tratta, sostanzialmente, di un sistema che è in grado di anticipare le calamità naturali attraverso il monitoraggio dello stato del mare. Si chiama Remocean, ed anche questo lo si trova su google. Attraverso il barcamp di Italaicamp i ricercatori sono entrati in contatto con alcuni investitori e uno di questi ha deciso di investire un milione di euro.  Oggi Remocean è attivo in diverse imbarcazioni sia in Italia che all’estero.

D: COSA TI PROPONI PER IL FUTURO?

R: Per il futuro mi propongo di rendere il progetto ItaliaCamp ramificato a livello internazionale, quindi spero diventi una realtà ben radicata non soltanto sul territorio nazionale, ma anche internazionale. Speriamo di poter contagiare anche altri paesi con il nostro modello.

D: CHE OPINIONE TI SEI FATTO IN MERITO ALLA REALTÀ SOCIO ECONOMICA CHE TI CIRCONDA? TROVANDOTI SPESSO ALL’ESTERO, QUALI SONO LE DIFFERENZE PRINCIPALI RISPETTO ALLA SITUAZIONE IN CUI SI TROVA SPECIFICATAMENTE IL SUD ITALIA?

R: Io non vedo particolare differenze. Forse la differenza più grande sta nella concretezza e nei risultati, non nell’attenzione alla conoscenza delle persone. Non importa chi tu sia, quanto piuttosto il progetto che hai. Se al Sud riuscissimo a capire che è molto più importante la bontà del progetto stesso, rispetto a chi lo propone o alla rete che gli sta dietro, sicuramente sarebbe un salto culturale molto importante.

D: COSA TI SENTI DI DIRE AI RAGAZZI CALABRESI CHE SI TROVANO NELLA CIRCOSTANZA DI DOVERSI CONFRONTARE CON UNA REALTÀ PIUTTOSTO DIFFICILE E QUALI SUGGERIMENTI CREDI POSSANO ESSERE UTILI, ANCHE IN BASE ALLA TUA ESPERIENZA, CHE PUÒ ESSERE CONDIDERATA A TUTTI GLI EFFETTI UN AIUTO MA ANCHE UN PUNTO DI RIFERIMENTO, PERCHÈ QUELLO CHE TU HAI FATTO NON È COSA COMUNE?

 R: Dare consigli è sempre difficile perché poi diventano delle scelte. Non vorrei essere banale ma, sicuramente, bisogna essere responsabili del proprio destino. Nel senso che dobbiamo smetterla di dire che è colpa degli altri, dello stato, dei partiti, del politico, del comune. È sempre una colpa che non è mai la nostra. Quindi, provare ad essere responsabili del proprio destino e sviluppare i propri progetti professionali e, soprattutto, collettivi dedicandosi anche a varie attività extra che non siano necessariamente direttamente legate all’attività professionale. Quindi provare a guardare oltre. Ai giovani calabresi, assolutamente, non ho niente da consigliare se non impegnarsi al massimo nelle proprie attività di competenza e crederci, perché alla fine chi la dura la vince.

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