Bindi a Polsi solo propaganda?

Rosy BindiDi Luigi Iacopino – Rosy Bindi ha iniziato oggi il suo “breve tour” nella provincia di Reggio Calabria. Stando a quanto comunicato agli organi di Stampa, la delegazione presieduta dalla Presidente della Commissione Parlamentare antimafia e composta da un certo numero di parlamentari, senatori e deputati, con al seguito altri collaboratori, domani mattina, 29 aprile, sarà in visita al tanto discusso Santuario di Polsi, dopo essersi recata stamattina al porto di Gioia Tauro ed aver proseguito visitando nel pomeriggio proprio la Prefettura di Reggio Calabria. Una “tour” senza dubbio importante quanto singolare ed eccezionale, potremmo dire, per usare due eufemismi. Non si tratta, però, di un giro di piacere. Come la stessa Rosy Bindi aveva detto in qualità di ospite della trasmissione Coffee Break su la7 qualche giorno fa, camorra a parte, “la vera emergenza si chiama ‘ndrangheta perché non è mai stata combattuta seriamente, liberare il paese da questa piaga è quello che abbiamo intenzione di fare “. Tuttavia la presidente della Commissione Antimafia ha anche precisato che “anche se i periodi elettorali sono sempre sospetti, devo dire che il governo ha acceso una luce sulla ‘ndrangheta, ed è un passo importante”. È proprio quest’ultima affermazione che ci lascia perplessi. Già perché Rosy Bindi, che si è candidata alle primarie del Pd niente meno che nella provincia di Reggio Calabria, ottenendo il secondo posto su sette candidati, e dopo essere stata candidata alla Camera dei Deputati come capolista del PD nel 2013 (ari)niente meno che nella circoscrizione Calabria, non è che brilli proprio per presenze nel territorio calabrese, in generale, e reggino, in particolare. Quasi verrebbe da elogiare il tanto “odiato” Mimmo Scilipoti, che, pur non essendo Calabrese (come anche la “nostra” Rosy Bindi), ma anche lui candidato in Calabria in quota Pdl, è molto più presente sul territorio.

Ecco, quindi, che il suo arrivo in Calabria per un’iniziativa importante, come la visita a San Luca, si viene a collocare in un contesto e in un momento che generano non poche perplessità. E come se ciò non bastasse sono quasi sorprendenti le modalità con cui Rosy Bindi farà il suo ingresso (non) trionfale nel piccolo paesino della provincia di Reggio Calabria. Secondo quanto ha scritto su twitter Aldo Pecora, uno dei maggiori rappresentanti del movimento antimafia “ammazzateci tutti”, la delegazione capeggiata da Rosy Bindi arriverà a Polsi con l’ausilio di elicotteri, a causa delle cattive condizioni del percorso stradale. Ci sentiamo di condividere le perplessità di Aldo Pecora in merito alle modalità con cui si verificherà questo arrivo al Santuario di Polsi, per ciò che riguarda la netta distanza che si viene a creare tra cittadini, che sono sempre costretti a percorrere quelle strade nella cattiva e nella buona sorte, e rappresentanti istituzionali, nonché in merito ai costi che dovranno essere sostenuti a causa dell’utilizzo degli elicotteri che saranno, inevitabilmente, a carico dei contribuenti. A ciò si aggiunga l’alto numero di personale della forza pubblica che sarà impiegato per questa “operazione”. Si, perché, proprio di operazione si tratta, sebbene verrebbe da considerarla non propriamente un’operazione antimafia. A guardare l’evento dall’esterno, cercando di essere i più imparziali e distanti possibili, e senza volersi spingere a ritenerla un’operazione di marketing elettorale, rischia tuttavia di trasformarsi in una mera manifestazione di natura politica volta a catturare l’attenzione dell’opinione pubblica, nonché i riflettori dei media locali e nazionali, in un periodo di preparazione alle tanto contestate elezioni europee, dove si presume che il voto antieuropeista (o euroscettico) e, quindi, potenzialmente contrario ai partiti che difendono tout court l’Europa dei tecnici e delle banche, sarà senz’altro considerevole. A ciò si aggiunga che il nuovo governo Renzi, l’ennesimo privo di legittimazione popolare, alle tante promesse fatte sta accompagnando ben poche realizzazioni. Ed ecco, quindi, che l’arrivo a San Luca con tanto di elicotteri, sembra voler dare soltanto la triste immagine di uno Stato che ha deciso “finalmente” di mostrare i muscoli, in un periodo di preoccupanti crisi istituzionali, nel territorio forse più discusso, dove sacro e profano si mescolano in una forma perversa di tradizione e (finto) progresso.

Non se la prenda a male, Rosy Bindi, se si creano queste perplessità. Non c’è l’intenzione di mettere in discussione la sua onestà intellettuale ma sarebbe stato preferibile, onde evitare dubbi ed incertezze, organizzare meglio questa visita a San Luca, perché così come è stata ideata non sembrerebbe altro che un sopralluogo o, peggio, nient’altro che una scampagnata. La presenza delle istituzioni in questi territori tanto martoriati è senza dubbio molto importante, ma deve essere una presenza diversa, in circostanze e momenti differenti, nonché accompagnata da strategie antimafia che non puntino solo alla mera presenza “occasionale” ma ad un’opera attiva, volta a creare i presupposti non solo del contrasto e della repressione, ma anche e soprattutto quelli del riscatto culturale, sociale ed economico. Una presenza costante, dunque, e un impegno giornaliero sul territorio sul fronte del lavoro e della lotta seria alle emergenze sociali. Ci rifletta Rosy Bindi e torni in futuro con soluzioni concrete e realistiche che, come suggerisce ancora Aldo Pecora, personaggio che non fa parte di alcuno schieramento politico, men che meno del centrodestra, “potrà essere scortata sino al Santuario da tutte le donne e gli uomini calabresi perbene. A piedi si intende”.

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