Il CIS e il Planetario hanno promosso Plutarco e il volto della luna

Frutto di significative sinergie tra il CIS (Centro Internazionale Scrittori) della Calabria e LogoCIS Calabriail Planetario Pythagoras è stato effettuato presso il Planetario l’incontro, l’ottavo, del percorso “Quattro passi … nel mondo antico”, relativo al tema “ Plutarco e il volto della luna”. Dopo una breve introduzione della prof.ssa Martino Mesiano, responsabile scientifico del Planetario, che ha evidenziato l’utilità e la valenza perenne della cultura classica ( in ciò d’accordo con quanto più volte rappresentato dalla prof.ssa Maria Quattrone, curatrice del predetto percorso) e i saluti della dr.ssa Rosita Loreley Borruto, presidente del CIS, ha preso la parola in qualità di relatrice della serata la prof.ssa Annaida Cammarata, già docente di Latino e Greco presso il Liceo Classico “Campanella” di Reggio Cal. con una dotta e documentata relazione dal titolo “La luna imperfetta”.Quando si fa riferimento a testi classici latini o greci- ella ha esordito- di solito si pensa quasi istintivamente a opere di poesia, di storia o di filosofia e si colloca così la letteratura antica entro categorie astratte, quasi per una sorta di idealizzazione del mondo antico o per una forma di straniamento da esso.Il mondo antico, invece, in particolare quello greco d’età ellenistica, ci ha lasciato come eredità preziosissima anche testi “scientifici” e il pensiero scientifico stesso è stato punto di riferimento imprescindibile anche per gli scienziati dei secoli successivi.Un esempio degli interessi di questi studiosi (da Eratostene ad Aristarco di Samo, da Ipparco a Tolomeo ) e dei loro interrogativi con le possibili risposte è costituito da un breve scritto scientifico – misterico di Plutarco (45-125 d.C.), poligrafo e filosofo accademico, dal titolo Intorno al volto che appare sul cerchio della luna. In esso l’autore investiga l’elemento di cui il nostro satellite è formato, per poi giungere alla spiegazione delle macchie che sembrano quasi delineare i tratti di un grazioso volto umano. Insomma, la luna e’ bella perché è imperfetta.Il libello appare denso di riferimenti palesi o sottaciuti alle tesi e alle scoperte scientifiche dei più grandi scienziati greci e rappresenta una mirabile sintetica opera di divulgazione scientifica..La relatrice, poi, ha messo in luce come gli aspetti scientifici dell’opera, siano sviluppati dall’autore in un dialogo di tipo socratico-platonico tra astronomi e filosofi grazie a presentazioni e confutazioni delle teorie fisiche e cosmologiche preesistenti o dominanti. Ella ha contestualizzato le conoscenze e le ipotesi di Plutarco in campo astronomico, confrontandole soprattutto con quelle aristoteliche e stoiche e ha dato spazio in particolare alla teoria plutarchea della gravitazione, connessa con quella della coesione della materia. Il percorso tracciato dalla professoressa Cammarata, a tratti impegnativo ma sempre coinvolgente, è stato reso maggiormente fruibile dalla proiezione di slides grazie alle quali è stato possibile visualizzare e sintetizzare gli snodi fondamentali. Ella ha insistito, in conclusione, sul mito nostalgico e appassionato che occupa la seconda parte del testo plutarcheo. Esso, temperando con un approccio metafisico il rigore del ragionamento scientifico precedente sulle macchie lunari, ha contribuito a creare tra i presenti un’atmosfera emozionante di quasi ‘magica’ empatia.La serata è stata arricchita, inoltre, da un suggestivo video realizzato dal prof. Nicola Petrolino, dai successivi interventi di chiarimento della prof.ssa Martino, che ha colto l’occasione per evidenziare il rapporto di rottura-continuità tra la scienza antica e quella moderna, e dalla partecipazione di un interessato e numeroso pubblico.

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