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Chi aiuta il lavoro??

cerco lavoroAlzi la mano chi non conosce almeno un disoccupato. In un mondo in cui un tempo si inseguiva il lavoro dei propri sogni, si è passati ad inseguire il sogno di un lavoro. Forse più che di sogno è meglio parlare di utopia. La disoccupazione ha raggiunto livelli record, “non ci sono prospettive per i giovani” dicono molti, più corretto parlare di prospettive per le famiglie dico io. I giovani volenterosi si vedono proporre contratti “atipici”, termine politically correct, grazie ai quali il principio dei datori di lavoro messo in campo è minimo sforzo (in termini di salario e rischi) per una massima resa (in termini di sfruttamento delle capacità del dipendente). Contratti che consentono assunzioni, a breve o a lungo termine, senza il rischio dell’assunzione a tempo indeterminato ma con la possibilità del turnover massimo a discapito del salariato. Terminato un contratto a termine, che non consente ulteriori rinnovi, avanti il prossimo agnello sacrificale.cerco_lav Non va meglio a chi ha perso, per un motivo o per l’altro, il lavoro in età non più giovane. Trovarne uno nuovo è una delle imprese più complicate. Troppo formato per la posizione e quindi troppo costoso, troppo vecchio per le forme contrattuali proposte, o troppo qualcos’altro.. E così i genitori dei giovani senza prospettive si ritrovano a non poter offrire nuove prospettive ai propri figli. Le donne, poi, hanno una marcia in più in questa triste realtà. Alle accezioni proposte poc’anzi, si trovano opporre anche il fatto che, all’interno di una certa fascia d’età, corrono il rischio di procreare. Sono madri? Il figlio può ammalarsi e quindi richiedere che la madre si assenti dal posto di lavoro. Sei neo sposa o fidanzata? E’ scontato quindi che nei progetti futuri ci sia quello di avere dei figli e quindi assentarsi per lunghi mesi dal posto di lavoro.

chiusoOramai l’offerta di lavoro (coloro che cercano un impiego) ha superato in maniera abominevole la domanda di lavoro (coloro che ricercano lavoratori). E le aziende che dovrebbero offrire lavoro dove sono? Oramai ne sono rimaste ben poche. In un paese che ha sempre fatto girare la propria economia sul terziario, la maggior parte delle realtà che davano lavoro ha chiuso, o perchè strozzate dalle tassazioni eccessive che non consentivano di assumere nuovi dipendenti (troppo costoso un nuovo contratto a livello di contribuzioni), oppure perchè, sempre per l’eccessiva tassazione, non era possibile reinvestire i miseri ricavi in sviluppo, ricerca o nuovi macchinari finalizzati ad uno sviluppo globale dell’azienda, cosa che avrebbe richiesto conseguentemente nuova forza lavoro. costituzione1In ultimo ci sono quelle che hanno chiuso le proprie sedi italiane per trasferirsi all’estero dove la tassazione è di gran lunga inferiore e dove gli incentivi sono solo in attesa che qualcuno li chieda, portando all’estero, così, anche posti di lavoro. Questa situazione si protrae da molto tempo, è cosa nota a tutti, politici compresi. Ma, a parte nuove tasse applicate ed in arrivo per il cittadino che oramai non sa più cosa fare se non, nella peggiore delle ipotesi, disperarsi, chi o cosa sta facendo qualcosa? I famosi 80 euro in busta di chi ha già un lavoro sono valsi una bollette scarsa pagata, ma chi un lavoro non ce l’ha? Sta a guardare alla finestra?

precariSi parla di riforma dell’articolo 18, non sarebbe invece il caso di fare una bella pulizia di tutti quei contratti che consentono il mero sfruttamento della forza lavoro giovane senza alcuna prospettiva per il futuro? Si parla di contratti, ma vogliamo spostare lo sguardo, a monte, su chi i contratti dovrebbe proporli? Quante aziende hanno chiuso negli ultimi anni? Quante se ne sono andate all’estero? Inutile parlare di apertura alle multinazionali pensando che siano detentrici di enormi capitali da investire se poi le nostre aziende italiane, che dovrebbero essere le prime ad essere sostenute dato le grandi risorse che il nostro paese offre, sono le prime a non poter più sostenere la situazione fiscale in Italia. In un paese senza risorse proprie l’unica risorsa arriva da oltre confine, ma questa non è la realtà italiana!

chiusura

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About the Author: Annalisa Brivio