Oratorio

Durante la settimana,  Angelica e Paolino si incontrarono tutti i pomeriggi alla stalla di Nino. Paolino spiegava ad Angelica alcune materie, in vista del suo ultimo anno al liceo, ma prepararono anche il tabellone delle attività da tenere per la stagione dell’oratorio. Tenevano molto a quella attività, da quando il Parroco, ebbe la felice intuizione di affidare loro la cura dei  ragazzi più piccoli, si erano impegnati sempre di più. Volevano vedere i ragazzi del paese studiare e progredire, nella e con la Fede nel Signore, per questo impegnavano molto del loro tempo e delle loro energie in quella missione. Ma la settimana non fu serena. Angelica infatti continuava a minacciare di staccare i capelli a quella smorfiosa della “Signorina Gina”, l’appellava così con chiaro ed evidente disprezzo. Mentre Paolino cercava di rassicurarla che sarebbe stata sicuramente di aiuto e non di intralcio, come invece Angelica temeva. Angelica, in cuor suo, temeva che la sopravvenuta avrebbe finito per danneggiare il loro affiatamento e forse avrebbe anche creato problemi  al loro affetto. Paolino, in cuor suo, sperava che la ragazza trovasse in quell’impegno la pace e la serenità, cui tutti hanno diritto. Gina dal canto suo aveva trascorso l’intera settimana in presentazioni alle più importanti famiglie cittadine. Così aveva conosciuto Gigi, il giovane figlio del potente assessore comunale ai lavori pubblici. Gigi aveva la stessa età di Paolino, anche egli era iscritto a giurisprudenza a Messina, ma ancora aveva superato solo pochi esami. Aveva una spider alfa rossa, sulla quale aveva invitato Gina a fare un giro. Gina così quasi ogni sera era uscita con quel ragazzo a scorazzare sulla via Marina, chiudendo , sempre, la serata con un gustosissimo gelato da Cesare. Il ragazzo le faceva la corte e lei se ne sentiva lusingata. Anche l’onorevole a l’assessore avevano capito la storia e non se ne dispiacevano. La domenica mattina, puntuali arrivarono tutti e tre all’oratorio. Angelica e Paolino, chiacchierando e con sottobraccio un pacco di libri ciascuno. Gina a bordo dell’Alfa rossa scappottata , che a tutta velocità frenò con un forte stridore a pochi passi dai ragazzi. Angelica diventò rosso fuoco, tradendo il suo nervosismo. Paolino rimase impassibile nel suo imprescrutabile pallore. Gina scese dall’auto quando Gigi le aprì la portiera e le porse la mano, mentre Angelica, a labbra strette, pronunciava “a posto siamo con questa culodibrodo”. Gigi insisteva per attendere Gina, ma la ragazza lo invitò a tornare in città, alle 12 sarebbe venuta a prenderla Carlo, l’autista di nonna.

PICT0432L’oratorio, come al solito, trascorse tra giochi, canti e preghiere. Ma il clima non era il solito, si avvertiva nell’aria una forte tensione e tutti erano nervosi, sia gli educatori sia i ragazzini. Gina fin da subito chiarì che non le piaceva essere chiamata per nome quindi pregò tutti di chiamarla “Signorina Gina”, mentre Angelica nemmeno tanto sottovoce esclamò “tombola”! Il che acuì ancor di più la tensione e la distanza con i ragazzini. Le due ragazze si osservavano e si studiavano a vicenda, molto diffidenti l’una dell’altra. Angelica osservò, per tutto il tempo, Gina, era una bella ragazza bionda, capelli lunghi ed occhi smeraldo, era bellissima. Peccato fosse una “stronza”, superba e ricca, che guardava tutti con distacco, ma soprattutto era tutta “affettata”, si muoveva ancheggiando, sembrava camminare due palmi sopra la terra. Si era stronza era decisamente stronza. Bisognava trovare il modo di non farla venir più. Gina osservò, per tutto il tempo, Angelica, era una bella ragazza mora e dai capelli corti e ricci, un poco pienotta, ma, in fondo, bella, anzi molto bella. Forse tra lei e Paolino c’era qualcosa di più dell’amicizia, infatti era evidente che il ragazzo la venerava ed ogni suo desiderio per lui era come fosse un ordine. Avrebbe dovuto indagare di più e meglio e caso mai riferire al Vescovo. In fondo Gina aveva ragione. Tra i due ragazzi c’erano una amicizia ed un affetto profondissimi. I due si volevano un bene dell’anima e vivevano quasi in simbiosi, completandosi a vicenda. Angelica era la forza fisica, la gioia di vivere,la ribellione, l’allegria e l’estroversione, che Paolino non possedeva. Paolino era la forza d’animo, l’accettazione speranzosa di ogni problema, la taciturneria e l’introversione, che Angelica non possedeva. Paolino si accorse della tensione tra le ragazze ed anche del dispiacere che la “Signorina” aveva prodotto nei ragazzini, prendendo le distanze. Invitò allora tutti a giocare a storpiare i nomi, come gli piaceva sempre fare. Così la “Signorina Gina” divenne la “Gnorisina Nagi”. Ecco l’avrebbero chiamata così. A Gina quel suono piacque le sembrò un compromesso tra il rispetto e la stima, che aveva capito di aver perso ancor prima di conquistarla. Avrebbe potuto farsi voler bene da quei ragazzini, ma senza che le mancassero di rispetto. Per un istante pensò che Paolino fosse geniale, ma il pensiero le passò subito di mente, perché notava che lo stesso non provava per lei né attrazione, né rispetto. Era come se gli fosse indifferente. Pensò che fosse affetto da manie di superiorità. Povero morto di fame! Oppure era innamorato di Angelica? Paolino, invece, aveva deciso che l’unico modo per poter proseguir l’oratorio, senza distruggere il lavoro svolto in tutti quegli anni era di farla inserire ed amare e rispettare da tutti. Angelica compresa. Sapeva però che per ottenere questo risultato non doveva perdere la stima dei suoi giovanissimi amici, che nutrivano per lui una fiducia infinita e che sapevano non piegarsi a niente e nessuno, che non fosse il Volere di Nostro Signore. Quando l’oratorio era ormai finito si intrattennero qualche minuto per organizzare il futuro, fu allora che Gina disse di voler essere determinante nelle scelte educative e che pertanto non avrebbero più dovuto prendere decisioni senza consultarla. Angelica stava per saltarle addosso, quando per fortuna Carlo bussò, dato che era venuto a prendere “La Signorina”. Paolino concluse il discorso promettendo che il sabato successivo si sarebbero organizzati. Gina andò via convinta di aver asserito la sua superiorità e determinazione su quei coloni, fuori riga. Angelica andò via ripromettendosi di trovare il modo di schiaffeggiarla. Paolino andò via preoccupato e triste per le due ragazze. Entrambi soffrivano quale in un modo e quale nell’altro, nessuna delle due era soddisfatta della proprio condizione e quindi viveva triste senza glorificare la gioia del Signore, che peccato. Per un momento pensò anche con preoccupazione al futuro dell’oratorio. Bisognava superare anche questa difficoltà di incomprensione tra le ragazze, per evitare di dover interrompere quel percorso di testimonianza di fede, nel quale sperava tanto, come strumento di promozione degli ultimi, per, in qualche modo, mitigarne le sofferenze. Ma subito dopo si rimproverò per il cattivo pensiero. Avrebbero superato anche questo momento, in fondo ne avevano già superati tanti di problemi. Già, tanti problemi, come la diffamante invidia che provavano, nei confronti di Paolino, alcuni “giovinotti” calienti del paese. Questi erano gelosi della stima e dell’affetto di cui, tutte le ragazze del paese, riempivano Paolino. Ma col tempo questi sentimenti avevano lasciato il posto al rispetto, dato che Paolino spesso faceva da tramite tra i “galletti” e le ragazze cui ambivano, cercando sempre di indirizzare l’amore verso la fede e la santità. Problemi come il minaccioso rancore, che nei confronti di Paolino nutrivano i “notabili”, come li chiamava Nino, del paese, infatti Paolino era di ostacolo ai loro “intrallazzati” rapporti con i signorotti cittadini, che a questi, in cambio di lauti piatti di lenticchie, chiedevano di vigilare e controllare i loro poderi, ma soprattutto di tenere tutti i coloni sotto controllo, onde evitare inutili ribellioni. Ma anche questi nel tempo avevano finito per diradare le, velate, minacce nei confronti di Paolino. Forse perché impediti dalla stima e dal rispetto che nutrivano per quel giovane le loro mogli ed i loro figli. O forse, e molto più probabilmente, perché il burbero ed irascibile Nino, a tutti noto come una testa calda, incuteva a tutti un poco di timore,anche a causa della doppietta, che non perdeva occasione di ostentare.

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