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PD spaccato, ma la crisi non aspetta

caosCosa succede realmente in casa Pd? Sono in molti, ormai, a chiederselo e diverse solo le risposte fornite ad un dilemma che rischia non solo di imbarazzare gran parte della classe politica italiana, ma anche e soprattutto di condizionare pesantemente il futuro del nostro Paese e, dunque, il percorso di riforme – di per sé già abbastanza controverso e discutibile – intrapreso – si ritiene – a seguito della composizione del Governo guidato dal (non eletto) Presidente Renzi. Cosa si verificherà domani è difficile saperlo, probabilmente perché, oggi in modo maggiore rispetto al passato, risulta oltremodo arduo leggere ed interpretare le dinamiche che regolano l’attuale contesto socio-economico, nonché quello politico-istituzionale.

Che la classe politica sia divisa in modo trasversale è un dato di fatto. Ma, se, da un lato, le divisioni, pur essendo preoccupanti, sono tuttavia comprensibili quando riguardo l’opposizione, assumono il gusto della forte preoccupazione nel momento in cui riguardano pesantemente le forze di Governo. Le contrapposizioni in casa Pd, infatti, sono ormai all’ordine del giorno e, tra slogan ed accuse reciproche, non si lesinano colpi bassi, puerili prese di posizione e poco eleganti scambi di vedute. Le conseguenze che si rischia di produrre a livello sociale sono più che considerevoli perché gli argomenti oggetto del contendere hanno una valenza ed una portata storica amplificata da una crisi che, sebbene alterni consistenti dati negativi a deboli segnali di ripresa per poi tornare al punto di partenza, non accenna a mostrare la luce in fondo al tunnel. La riforma del lavoro e quella della pubblica amministrazione, nonché la discutibile manovra economica, consegnano all’opinione pubblica un partito caratterizzato da uno scontro probabilmente senza precedenti all’interno della sinistra italiana. Perché, sebbene anche in passato vi fossero dibattiti e scontro accessi, adesso le lacerazioni riguardano i principi stessi della sinistra, anzi di una sinistra di Governo che, nel giro di pochi mesi, minaccia di provocare una irrequietezza sociale persino più ampia di quella che faceva da sfondo ai contrasti tra sindacati e centrodestra.

I panni sporchi, in ogni caso, il Pd ha deciso di non lavarli più in famiglia ed ogni giornata fornisce più di un pretesto per rinvigorire lo scontro tra la variegata maggioranza del partito, guidata dal segretario Renzi e dalla compagine governativa, e la minoranza, anch’essa variegata, guidata da Civati, Cuperlo e Bindi, considerati ormai gli ultimi baluardi di quella idea si sinistra (la Bindi probabilmente in misura minore) che, all’interno del pd, vede i propri spazi preclusi giorno dopo giorno. Ed è proprio in questo scenario confuso che si delinea una della possibili soluzioni alla spaccatura che sta caratterizzando la vita dei democratici, ovvero la possibilità estrema, qualora ogni tentativo di mediazione e di confronto rivolto a trovare soluzioni il più possibile condivise dovesse saltare, di dar vita ad un progetto politico di Governo, a sinistra del Pd, che potrebbe o meno contenere anche altri partiti o movimenti, come Sel. Secondo alcune opinioni, questa eventualità, esclusa (categoricamente) da Bersani e (debolmente) da Civati e Cuperlo, che continuano a sostenere che il Pd è casa loro e che la battaglia vada condotta dall’interno, non sarebbe nelle menti dei componenti della minoranza ma, in realtà, nella mente del segretario stesso che cosi, anche a costo di perdere qualche voto, avrebbe tuttavia un partito tutto suo, completamente piegato sulla sua linea di comando e di cambiamento. Il problema, però, riguarderebbe l’individuazione di una figura, carismatica e di rottura, che sia eventualmente in grado di guidare questa nuova formazione. Ed è a questo punto che si colloca un ulteriore elemento di valutazione.

Il fronte dei dissidenti e degli oppositori si allarga decisamente se si considerano le altre parti in gioco, con i sindacati in prima fila. Il richiamo a questa parte, peraltro importante, del tessuto economico italiano non è affatto da trascurare perché si colloca proprio all’interno di quel ventaglio di soluzioni alternative all’attuale status quo che, secondo le visione futuristiche di qualche politologo, potrebbe subire più di un cambiamento importante nel prossimo futuro. All’interno del sindacato – che tra l’altro in questi giorni ha avuto anche occasione di ammettere le proprie responsabilità in merito alla crisi sociale attuale, che vanno dall’aver colpevolmente sottovalutato il pericolo dato dall’ampliarsi del lavoro precario sino all’aver in qualche misura trascurato i non iscritti – negli ultimi tempi ha acquisito una certa rilevanza la figura del segretario della Fiom, Landini, che non ha esitato ad esporsi enormemente anche, ma non solo, a livello mediatico.

In molti, infatti – considerando la posizione radicale che ha assunto, nonché i recenti eventi che lo hanno visto protagonista – lo hanno indicato come il possibile leader della eventuale formazione politica a sinistra del partito democratico, in grado non solo di costituire un’alternativa credibile, ma anche di saper convogliare le forze antagoniste, minoranza del pd inclusa, in un nuovo progetto. L’alternativa per la minoranza del Pd altro non sarebbe se non quella di continuare ad operare all’interno del partito, vivendo nella condizione perenne di dover imboccare continuamente bocconi amari sul fronte del lavoro, del fisco e delle finanze, e dovendo in tal caso, limitare la propria opposizione a sterili ed inutili polemiche interne che non influirebbero in nessuna misura sulle decisioni governative. Una posizione, insomma, incomprensibile – come qualcuno ha fatto giustamente notate – e forse leggermente ipocrita ed oportunistica.

Questo e molto altro stra accadendo all’interno del Pd e, più in generale, del centro sinistra italiano, dalla politica ai sindacati, passando per i vari movimenti. Ed, intanto, a pagare le spese di tali incertezze e tensioni sociali è il popolo, soprattutto nelle sue classi più colpite dalla crisi e sulle cui spalle, troppo spesso, non solo si costruiscono importanti carriere politiche e sindacali, ma si tenta anche di edificare improbabili e contorte soluzioni economiche.

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About the Author: Luigi Iacopino