Chi volesse fare un esame il più possibile oggettivo e realistico dell’attuale fase politica si troverebbe in non poche difficoltà, perché ciò che sembra apparentemente certo potrebbe, alla lunga, rivelarsi ambiguo e controverso. In molti, forse troppi, danno quasi per scontata l’idea, attribuita a Matteo Renzi, di voler forzare gli equilibri politici per andare alle elezioni ben prima della scadenza dei famosi mille giorni che, nel giro di qualche mese, hanno sostituito gli, ormai, dimenticati ed irrilevanti cento giorni. La tesi di costoro è quella per cui il segretario del Pd, forte del consenso ottenuto alla recenti elezioni europee, potrebbe forzare la mano, creando ad arte le condizioni per tornare alle urne, cercando nel frattempo di addossare ad altre forze politiche (leggasi Forza Italia) le responsabilità in caso di scioglimento anticipato delle Camere. Ma siamo sicuri che sia proprio cosi? È lo stesso Matteo Renzi – ma anche questo potrebbe ovviamente rientrare nel cosiddetto teatrino della politica – a smentire questa eventualità, ricordando che dalle sue parti si ritiene “fondamentale che l’orizzonte temporale del governo sia unicamente quello della scadenza naturale della legislatura.
Votare prima del 2018 sarebbe un errore e una sconfitta inaccettabile per tutti”. Retorica o espressione di reale volontà? La risposta a questa domanda, con buona probabilità, la conoscere soltanto nelle prossime puntate. Ma i problemi che riguardano la stabilità di questo esecutivo si fanno ogni giorno sempre maggiori e, laddove non ci sono riuscite legge di stabilità e manovra economica a far cambiare rotta alla politica italiana, è possibile che ci riesca la legge elettorale, in riferimento alla quale si è arrivati finanche a mettere in discussione l’opportunità politico-istituzionale del Patto del Nazareno. E, se il Pd dà la colpa a Forza Italia, Forza Italia la dà al Pd. Sembra il classico gioco della patata bollente. Il premier, comunque, chiarisce che la riforma la si fa con chi ci sta, intendendo con questo, molto probabilmente, con chi sta alle condizioni del Pd. La soglia per il premio di maggioranza è fissata al 40%, al di sotto è previsto il ballottaggio. Questo è già di per sé un aspetto importante, sui cui occorrerebbe riflettere. Con buona pace, infatti, per i più accaniti sostenitori del rottamatore toscano, è probabile che lo stesso Matteo Renzi si sia fatto qualche calcolo e che, arroganza a parte, abbia capito che i mancati risultati economici, la crisi che non si arresta, i consumi che non salgono, le crescenti proteste che ormai provengono da diversi ambienti sociali, nonché i contrasti interni allo stesso Pd, messi fortemente in evidenza in una eventuale campagna elettorale, potrebbero far calare i consensi intorno al progetto renziano, tanto da impedire la Pd di raggiungere il 40%. In caso di ballottaggio, poi, tutto potrebbe succedere, persino perdere. Insomma, tra il dire e il fare, ci sta un mare di calcoli opportunistici che, nella logica della partitocrazia, non possono essere trascurati. Come non può essere trascurata l’estrema malleabilità del popolo italiano, soprattutto in chiave euroscettica.
Ma l’Italicum prevede anche altri aspetti rilevanti. Tra questi, il si alle preferenze ad eccezione dei capilista che saranno indicati dalle stesse forze politiche. Il punto di attrito con Silvio Berlusconi, come è noto, è costituito dalla variante, proposta dalla compagine governativa, secondo la quale il premio andrebbe alla lista e non alla coalizione. Da qui, la conclusione di molti, secondo i quali, nell’ottica di elezioni anticipate, Renzi mirerebbe a blindare la sola posizione del Pd rispetto anche ad una eventuale coalizione di centrosinistra. A ciò si aggiunga, forse, un secondo motivo di scontro, individuato nella soglia di sbarramento. Probabilmente, per accontentare Ncd, la soglia è fissata al 3%, comunque non oltre il 4%, il che potrebbe indispettire Forza Italia che ha sempre voluto soglie alte per evitare il frazionamento del voto all’interno del centrodestra a vantaggio dei piccoli partiti. Quasi tutti ricordano la campagna a favore del cosiddetto voto utile. Non resta che attendere i successivi sviluppi per cercare di fare un pò di chiarezza in merito alle reali volontà della classe politica italiana che, a prescindere da tutto, non dà al Paese una bella immagine di sé, nel momento in cui le discussioni più decise non si hanno in tema di lavoro o in materia fiscale ma in tema di equilibri politici, quasi come se questi fossero più importanti del futuro del nostro Paese. In tutto ciò, per nulla trascurabile è la posizione di Giorgio Napolitano e, di riflesso, il futuro della Presidenza della Repubblica, che potrebbero fortemente condizionare i mesi successivi. Con riferimento alla legge elettorale, comunque, l’intento sarebbe quello di presentarla il prima possibile alla Camera perché venga approvata entro gennaio 2015, per poi passare al Senato.