M5S: tra polemiche ed autocritica, rischio espulsioni anche in Calabria? - Ilmetropolitano.it

M5S: tra polemiche ed autocritica, rischio espulsioni anche in Calabria?

sondaggio-politico-intenzioni-di-voto-480x330“Cambiare tutto per non cambiare nulla” è uno slogan che, negli ultimi, anni è stato recitato in ogni circostanza possibile, soprattutto per sottolineare come ogni intenzione di rottura col passato e, quindi, di rinnovamento, da parte della classe politica, in realtà, altro non sia che mera operazione di propaganda politico-elettorale, tesa soprattutto ad innovare ciò che è apparente ma lasciando intatta la parte più importante e decisiva, ovvero quella della sostanza, dei contenuti e dei comportamenti. Il ragionamento è abbastanza semplice e riguarda, soltanto per fare qualche esempio, tanto il Veneto e la Sardegna quanto la Calabria e la Puglia, tanto la destra quanto la sinistra, tanto i conservatori e i liberali, quanto i comunisti e i progressisti. È altrettanto chiaro che il ragionamento in sé rischia di essere superficiale e semplicistico, ma, fatta salva qualche eccezione, è frutto di quanto percepito dalla stragrande maggioranza del popolo italiano, compresa quella fetta di elettorato che ancora si reca alle urne, mossa più dalla disperazione che dalla speranza.

La nascita del Movimento Cinque Stelle aveva spinto molti, anche in Calabria, anche a Reggio Calabria, a credere che le cose potessero realmente cambiare e che il cambiamento potesse iniziare dal basso, a partire, quindi, dai cittadini. Responsabilità, partecipazione ed informazioni erano, e sono tuttora, i principi cardine del movimento di Beppe Grillo. Qualcosa, però, col tempo è cambiato, e, dopo le europee, in molto hanno iniziato a sospettare che un vento nuovo di (reale) anti politica avrebbe finito col colpire anche i pentastellati. Pensiero, questo, pienamente confermato dal risultato elettorale ottenuto per l’elezione del nuovo consiglio comunale di Reggio Calabria, che si sono tenute poco più di un mese fa, esattamente il 26 ottobre. Vincenzo Giordano, il candidato alla carica di Sindaco del Movimento, ha ottenuto un misero 2,49% pari a 2.381 voti, mentre le X a favore direttamente del Movimento sono state 1.738, pari all’1,82%. Insomma, alla fine, non ci sarà nessun consigliere grillino a Palazzo San Giorgio. Qualcuno dirà che le elezioni locali sono ben altra cosa rispetto a quelle nazionali. Sul tema si è espresso anche Nicola Morra, senatore del M5s, che, ricordando l’importanza dei Meet Up – considerati come “realtà laboriose e produttive, con gruppi di lavoro ben strutturati, suddivisione dei compiti, capacità di organizzazione, e, soprattutto, armonia e fiducia reciproca fra componenti”; quindi, “il nucleo e la forza di questo Movimento” – si è lasciato andare ad una ampia analisi del voto e della situazione del movimento nella città in riva allo stretto (consultabile sulla sua pagina fb), scrivendo che anche in altre situazioni i risultati sono stati analoghi ma, nonostante ciò, il movimento è ancora più che attivo.morra “Chi vorrà ora, lontano dai riflettori del Consiglio e della candidatura possibile dare una mano per costruire una città vera e giusta – ha continuato – troverà un Movimento libero da presenze opportunistiche che evaporeranno come acqua al sole d’agosto”. Ciò che conta è recuperare credibilità e progettualità, anche a seguito delle tristi vicende pre-elettorali.

Occorre aggiungere, tuttavia, che neppure alle regionali le cose sono andate molto diversamente. Il candidato alla carica di Presidente, Cono Cantelmi, ha ottenuto 39.549, pari al 4,96%, a fronte dei 38.231 della lista, pari al 4,89%: anche qui nessun consigliere regionale. Considerando il solo comune di Reggio, il rapporto è di 2.809 al candidato Presidente (3,81%) e di 2.758 alla lista (3,79%). Per dirla in poche parole, il partito dell’astensionismo ha vinto su tutti, grillini compresi. Non si sono fatti attendere i commenti, non solo di Morra, ma anche di altri parlamentati, come la reggina Dalila Nesci, la quale ha messo in evidenza alcuni dati su cui riflettere, come la possibilità che il movimento sia stato accomunato agli altri partiti, il deficit democratico da cui sarà difficile smarcarsi, il non essere riusciti a convincere gli elettori che sono rimasti a casa, nonché la necessità di essere ancora più presenti sul territorio.

NesciInsomma c’è stata un po’ di sana autocritica da parte della deputata grillina che oggi si trova in una situazione piuttosto difficile, a testimonianza del momento di discernimento che il partito sta vivendo e che ha portato, da un lato, lo stesso Beppe Grillo a fare un passo indietro, dall’altro, alla nomina di un direttorio composto da cinque parlamentati fedeli al comico genovese. Una fase di discernimento che, come ci raccontano le cronache recenti, minaccerebbe di fare ampio uso dello strumento dell’espulsione. Oltre ai due parlamentari già espulsi, ovvero Massimo Artini e Paola Pinna, all’orizzonte vi sono nuove possibili espulsioni, quattro delle quali potrebbero colpire proprio parlamentari calabresi, ovvero i già citati Dalila Nesci e Nicola Morra, ai quali si aggiungono il senatore Maurizio Molinari e il portavoce alla Camera Sebastiano Barbanti. La prima, che sarebbe accusata di aver sponsorizzato il fratello alle primarie interne in vista delle regionali, si è prontamente difesa e, attraverso un comunicato, non solo ha categoricamente negato quanto scritto e detto su di lei, ma ha anche affermato che “congetture e fantasie distraggono tutti dai problemi veri” e che “sono vani i tentativi di delegittimazione della mia persona, poiché il mio impegno è fin troppo evidente. Auspico che tutto il circuito della politica voglia occuparsi del futuro comune. Io farò la mia parte, sapendo bene che il caos e le bugie non migliorano la vita a nessuno”.

Che alla base ci possa essere anche per loro – o, almeno, per alcuni di loro – l’analisi fortemente critica delle recenti elezioni, sia sotto l’aspetto organizzativo che sotto il profilo gestionale, oltre che di quello del contatto col territorio, è un’ipotesi da non sottovalutare. Quel che è certo è che in casa grillina le acque non sono per nulla tranquille e l’aria piuttosto è tesa, soprattutto ove si consideri che il numero di indecisi e di dissidenti sta aumentando, non solo a livello nazionale – in molti hanno percepito la nomina del direttorio come un modo per centralizzare le responsabilità e limitare la scelta democratica, sebbene il direttorio stesso abbia ottenuto l’approvazione del web e i componenti abbiano garantito che non ci sarà nulla di diverso rispetto al passato in merito ai processi di scelta democratica – ma anche a livello locale, laddove abbastanza spesso, ormai, vengono messe in evidenza lacune ed errori di valutazione che rischiano inevitabilmente di compromettere il lavoro fatto fino ad oggi.

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About the Author: Luigi Iacopino