Napolitano, Renzi, l’anti-politica e le intimidazioni

 

napolitanoNapolitano e Renzi sembrano voler viaggiare sulla stessa barca. Se soltanto ieri il Presidente del Consiglio, prendendo spunto da quanto si sta verificando a Roma – che, per la verità, è quello che si verifica e si è verificato in diversi altri contesti italiani – aveva annunciato un inasprimento delle pene nei casi di corruzione, non passa nemmeno un giorno che, anche, il Capo dello Stato interviene sull’argomento. Nel lungo discorso che ha tenuto oggi all’Accademia Nazionale dei Lincei ha avuto modo di toccare ed approfondire tutti i dilemmi politici che gli stanno più a cuore, ripetendo, come del resto fa lo stesso segretario del Pd, più o meno sempre lo stesso concetto europeista, candito, anche questa volta, da riferimenti negativi alla politica italiana. Sembra che per re Giorgio la difesa ad oltranza dell’Unione europea non abbia prezzo e debba essere messa davanti a tutto, persino alle questioni nazionali, le quali devono essere risolte proprio in un contesto che non prescinda da quello che deve essere il ruolo del nostro Paese in ambito europeo. Insomma, anti-politica ed anti-europeismo sarebbero due facce della stessa medaglia. Quale dovrebbe essere, però, questo ruolo – lasciando da parte chiacchiere, slogan e prospettive del tutto irrealizzate e probabilmente irrealizzabili dinanzi all’Europa dei “Paesi del Nord” – non è chiaro a nessuno se non ai profeti della stabilità del mercato del lavoro e della moneta unica.

SOSÈ, cosi, “la critica della politica e dei partiti, preziosa e feconda nel suo rigore, purché non priva di obiettività, senso della misura e capacità di distinguere”, secondo Napolitano, “è degenerata in anti-politica, cioè in patologia eversiva”. Probabilmente, è vera un’altra considerazione, ovvero che sia stata la stessa politica ad essere degenerata nel suo alter ego, stanco, corrotto ed incapace di rigenerarsi, perché ad essere marce, per certi aspetti, sono proprio le sue radici. Il presidente fa, anche, riferimento alla necessità di una “larga mobilitazione collettiva volta a demistificare e mettere in crisi le posizioni distruttive ed eversive dell’anti-politica”. Anche qui, probabilmente, le posizioni distruttive sono proprio quelle assunte da quella politica che ha contribuito enormemente alla rapida ed inesorabile distruzione del nostro tessuto socio-economico. È senz’altro vero che serve “un’azione sistematica di riforma delle istituzioni e delle regole che definiscono il profilo della politica”, ma se questa azione deve provenire dalla stessa politica (malamente riciclata) che ha provocato cosi tanti danni oppure dalla cieca volontà di soddisfare interessi extra-nazionali, che spesso e volentieri sono un danno per il nostro Paese (si consideri l’impatto che le sanzioni contro la Russia hanno sulla nostra economia), allora qualche dubbio sorge in merito alla legittimità ed alla opportunità di un simile processo.

politica-senatoE intanto il nostro Paese – sostiene il nostro (non eletto) Capo del Governo – deve procedere spedito verso le riforme, nonostante i passi falsi come quello di oggi che ha visto il Governo andare sotto in Commissione alla Camera nella votazione di un emendamento che sancisce l’abolizione dei senatori a vita. L’esecutivo era contrario ma l’emendamento è passato con 22 voti favorevoli e 20 contrari. L’aspetto tragicomico dell’intera vicenda è che la modifica – proposta dal deputato del Pd Lauricella – ha avuto come sfondo l’ennesimo contrasto tra maggioranza e minoranza democratica che ha votato assieme a Sel, M5s e Lega Nord. È stato, tuttavia, decisivo il voto di Maurizio Bianconi di Forza Italia, il quale ha successivamente dichiarato che il Patto del Nazareno uccide la democrazia.

renzi-300x168Duro il commento dell’ex sindaco di Firenze. “Pensano di intimidirci – ha tuonato – ma non mi conoscono: credono di mandarci sotto per far vedere che esistono, anche a costo di votare con Grillo e Salvini”. “Non vale la pena di arrabbiarsi – ha continuato – andiamo avanti, c’è un Paese da cambiare. Oggi abbiamo lavorato sull’Ilva, altri preferiscono giochetti parlamentari”. Ci sarebbe da chiedere al “sindaco d’Italia” perché chi dissente da lui, soprattutto la minoranza del suo partito, lo fa per intimidire e non per esprimere una posizione diversa, peraltro condivisibile come in questo caso. Forse tutto – onestà politica e contraddizioni, proposte e votazioni – può essere riassunto nell’espressione divertente del Pd Fiano: “in politica e all’interno di un partito non si mandano mai sotto il governo e il suo capogruppo. E’ una questione di patti tra gentiluomini”. E, a ben vedere, forse è proprio su questo che si fonda l’Italia, su un patto tra gentiluomini.

 

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About the Author: Luigi Iacopino