12\12\2014 – di Fabrizio Pace – Oggi abbiamo incontrato ed intervistato l’ex sindaco di Reggio Calabria Demetrio Arena, argomento delle domande l’attuale situazione nella Capitale ed i possibili e molteplici parallelismi con la passata esperienza vissuta dalla città e da lui in prima persona in quanto Sindaco in relazione allo scioglimento del governo cittadino. Bene il dottor Arena, ci ha detto testualmente “Sono d’accordo con il Ministro dell’Interno Alfano su molti concetti che ha espresso in primis è necessario attendere l’evoluzione delle indagini e valutare bene le carte prodotte durante questa meticolosa indagine, altrimenti si rischia di cadere nella “giustizia sommaria” che confligge con la cultura del diritto, prima ancora che col garantismo.
Però è con profonda amarezza che mi accorgo della differenza nell’approccio della valutazione nella situazione della mia Reggio, per la quale è stata disposta da un Ministro tecnico, a seguito di pressioni politiche, la commissione d’accesso che, successivamente, ha portato allo scioglimento di un’amministrazione comunale in carica da soli sei mesi e senza che vi fosse alcun indagato tra i componenti della Giunta. Un provvedimento definito “preventivo” da chi lo adottò, fondato sull’innovativo requisito della “contiguità”. Un provvedimento ingiusto e penalizzante per i cittadini e che rappresenta uno sfregio permanente per il nostro Paese prima che per Reggio Calabria. Il Comune di Roma sarà sciolto, perché la vicenda in cui è “avvitato” è esattamente prevista nell’art. 143 comma 1 del TUEL ( … i consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito di accertamenti effettuati a norma dell’art.59, comma 7, emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori, art.77 comma 2, o su forme di condizionamento degli stessi …), lasciare la Capitale senza il governo eletto alle urne locali sarebbe un danno gravissimo all’immagine ed all’economia del Paese oltre che ovviamente per i cittadini romani che ne subirebbero le conseguenze, alle quali furono sottoposti per circa due anni i reggini. Ma l’approccio di Alfano in questo caso risulta essere di natura ambigua,il ministro cerca di risolvere la situazione in maniera diplomatica, politica e istituzionale, questo rischia di creare una spaccatura nel Paese tra coloro che hanno già subito lo scioglimento, per lo più comuni del Sud Italia e la situazione capitolina. Io, continua Arena, non auspico uno scioglimento del Comune di Roma per un sentimento di rivalsa, anzi ho messo ben in evidenza quelle che saranno le tristi conseguenze di un tale gesto, devastanti in tutte le direzioni (politiche,economiche e sociali). Chiedo invece che venga cassata la norma dell’art. 143 del TUEL, modifica in modo da renderla più attinente alle fattispecie reali, un’esigenza avvertita coralmente anche da magistrati, super-prefetti, parlamentari, commissione antimafia, tutti sono sempre stati concordi che attualmente con quella legge non si ottengono i risultati per i quali è stata creata. Diventa spesso controproducente perché strumento di chi usa la lotta alla criminalità per motivi politici. Un tema questo ricorrente nelle massime dello scrittore e giornalista Leonardo Sciascia “per fare carriera politica la strada migliore è usare l’anti-mafia”. In nome di quest’ultima si esercita una specie terrorismo psicologico perché chi dissente da certi metodi è accusato di essere mafioso o simpatizzante. L’attuale situazione di Roma, conclude Arena, non fa altro che esaltare lo scontro politico e la disaffezione popolare causata dal “rimpallarsi” delle responsabilità. Basterebbe solo una normativa chiara ed inequivocabile per rendere gli accadimenti trasparenti. Lo scioglimento di Reggio fu figlio di una mossa politica a Roma, dove i deputati del PD fecero pressioni affinché l’allora ministro tecnico, rivelatosi il peggiore della storia italiana, si prestasse a questo “ gioco”.
Scioglimento Roma: Solo un gioco di Potere
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