Previsto un 2015 di sofferenza per le imprese italiane - Ilmetropolitano.it

Previsto un 2015 di sofferenza per le imprese italiane

crisiIl presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, durante un’intervista rilasciata a CNBC class, ha parlato di imprese e credito alle imprese. Ha sottolineato che le banche italiane sono quelle hanno chiesto ed ottenuto più fondi dalla BCE.  Poco meno 1\4 del totale dei soldi della BCE destinata alle imprese è stata richiesta  e ottenuta dalla banche italiane. Si tratta di 20 mld + 26 mld che fa 40 miliardi di euro in liquidità che si aggiungono a 1800 miliardi di prestiti in atto dalle banche  italiane.  Le banche oggi cercano i clienti, occorre lasciare un minimo del tempo per dimostrare i risultati. Da questo premessa sembrerebbe impossibile il dato dell’anno 2014 che  in cui si è verificato un record di chiusura o fallimenti delle imprese italiane, causato dal crollo delle domande e dal credito venuto meno per le imprese più fragili. Ma l’allarme  Patuelli lo aveva già lanciato durante il 2013. In un’intervista a La Repubblica dichiarava che l’Italia si sta impoverendo e le banche non riescono a fare il loro lavoro di prestare denaro perché oberate da troppe tasse e perché con i margini ormai ridotti al lumicino. Il presidente dell’Abi, chiedeva rispetto per il suo comparto a cui spesso venivano addossate la totalità delle responsabilità. Una buona parte delle quali invece sarebbe da imputare al “credit crunch” del Fisco. “L’Italia si sta impoverendo: occorrono sforzi decisi e convergenti per la ripresa dello sviluppo”, scrive nella sua relazione annuale. “Per uscire da questa grave e lunga crisi – afferma – è necessaria innanzi tutto una maturazione di consapevolezze e nuove rafforzate volontà di correzione delle anomalie italiane”. Durante la crisi hanno logicamente sofferto maggiormente quelle più piccole e quelle che appartenevano al settore edile. Le imprese italiane più forti oggi sono quelle posizionate sui mercati esteri, meglio ancora se si tratta di mercati internazionali in espansione, la notizia positiva è che comunque circa 3000 piccole medie imprese danno segni di vitalità, certo non ci si può aspettare che siano quest’ultime a trascinare il Paese fuori dalla crisi,  per raggiungere questo scopo occorre che sia l’industria a il settore marco-economico a innescare la ripresa. Questi in sunto i motivi per cui non ci sarà nel 2015 una ripresa rapida, un primo segno si potrebbe avere ad inizio 2016 perché la congiuntura economica è un fenomeno che reagisce con ritardo alle manovre che si utilizzano per superarla.

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About the Author: Fabrizio Pace

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