Progetto SPA 2.4 “Ampliamento della realtà archeologica di Capo Colonna e messa in sicurezza delle strutture portate in luce” - Ilmetropolitano.it

Progetto SPA 2.4 “Ampliamento della realtà archeologica di Capo Colonna e messa in sicurezza delle strutture portate in luce”

Risorse FAS. Finanziamento € 2.500.000,00

Alla luce di quanto pubblicato in questi giorni a mezzo stampa, come pure delle interviste e delle immagini trasmesse da emittenti televisive locali a proposito delle modalità attuative di parte dei lavori in corso presso il sito di Capo Colonna, in esecuzione del progetto sopra specificato, questa Soprintendenza precisa quanto segue:logo_mibac

  1. Rifacimento della pavimentazione del sagrato della chiesa dedicata alla Beata Vergine Maria di Capo Colonna:

Non si tratta di lavori per la realizzazione di un parcheggio, bensì della definitiva sistemazione del sagrato. L’area (mq. 1.160 circa) da sempre è stata problematica, in quanto presenta irregolarità dovute, nella maggior parte, agli affioramenti del banco roccioso del promontorio. Data la grande venerazione di cui è oggetto la chiesa e visto l’afflusso di turisti che, soprattutto tra aprile e ottobre, visitano il Parco Archeologico di Capo Colonna, negli anni sono state adottate soluzioni provvisorie con ghiaione steso a livellare la superficie, che le piogge o il viavai di uomini e mezzi regolarmente disperdevano. Per tali ragioni, oltre alla necessità di un adeguamento di questa porzione del parco archeologico alle normative sull’accessibilità da parte dei portatori di handicap, nel progetto è stata prevista una pavimentazione che risolvesse i problemi sopra esposti. Questa sarà realizzata con mattoni e basoli, materiali che richiamano quelli usati nei resti archeologici che la circondano, riferibili alla colonia maritima. Lo scavo archeologico, previsto da progetto, teso ad indagare possibili testimonianze antiche nell’area, ha messo in luce la presenza, sul lato settentrionale e, parzialmente, su quello occidentale del sagrato, di un edificio con doppio porticato, risalente all’epoca della fondazione della colonia romana, in asse con i resti delle domus già note. Purtroppo la continua frequentazione dell’area nei secoli ha quasi completamente eroso o confuso le stratigrafie antiche. Le ricerche hanno anche rivelato, sia sulla roccia naturale che sui resti murari, i segni inequivocabili di precedenti interventi di livellamento del piazzale. Pertanto dei lacerti murari antichi si conservano soltanto le fondazioni, spesso per un’altezza che non supera i 15/20 centimetri. Pur nella consapevolezza della grande importanza della scoperta, che sembra confermare le ipotesi più volte formulate sia da Fausto Zevi che da Alfredo Ruga, sulla collocazione in questo luogo del foro della colonia, lo stato di grave precarietà in cui si trovano le strutture scoperte ha sconsigliato una loro conservazione all’aperto, anche a causa dell’estrema aggressività ambientale del promontorio Lacinio. Pertanto, come già previsto in progetto, ultimati gli scavi ed eseguita la documentazione grafica e fotografica, comprensiva anche di immagini dall’alto realizzate tramite drone telecomandato, si è provveduto a coprire l’intera superficie del piazzale con tessuto-non tessuto, su cui è stato steso inerte per uno spessore oscillante tra i 20 ed i 50 centimetri, a uniformare i piani di rete elettrosaldata su cui si sta applicando uno strato di magrone di 10 centimetri. Il pavimento verrà posato a spina di pesce e, su questo ordito, in perfetta corrispondenza con quanto presente al di sotto, verrà disegnata in negativo, in calcare, la pianta delle strutture. A ciò si aggiungerà un pannello didattico che mostrerà foto d’insieme dell’area, prima della ricopertura. Quella che viene definita “cementificazione” è ben altro, ovvero una ragionata soluzione, sempre reversibile, al problema della conservazione in loco di strutture ormai in parte decoese, soggette a sollecitazioni erosive continue. La presenza di tessuto-non tessuto ed inerte garantisce la loro protezione dalle lavorazioni che si stanno realizzando, oltre ad attutire e distribuire il peso di quanto transiterà al di sopra.

Per poter gettare il magrone, poi, in modo tale da garantire la buona tenuta dello stesso e la coesione delle parti realizzate in tempi diversi, si è scelto di impiegare le betoniere, che avrebbero abbattuto sensibilmente i tempi di esecuzione. Ma per far ciò era necessario l’utilizzo di un percorso alternativo alla strada che dai parcheggi giunge alla chiesa, in quanto il ponticello che scavalca le mura romane è troppo stretto per questi mezzi. Perciò, basandoci sulla conoscenza delle zone con presenze archeologiche già accertate e su vecchi percorsi, esistenti da sempre sul promontorio, si è individuato un tracciato che, entrando dall’ingresso del faro, costeggia le mura fino ad un ampio varco, realizzato nel secolo scorso per far passare la strada che allora portava alla chiesa; da lì, attraversando l’area compresa tra le terme e la cinta romana, si raggiunge la recinzione da cui, smontando per l’occasione tre pannelli della stessa, i mezzi si possono immettere di nuovo sulla strada esistente. La stesura del magrone, in tempi normali, si sarebbe conclusa in tre giorni.

  1. La tettoia che coprirà il balneum:

L’edificio pubblico meglio indagato della colonia romana, di m 18×22, scoperto da Paolo Orsi nel 1910 e riportato in luce nel 2003, è degno di nota per la presenza di un mosaico con motivi geometrici policromi che incorniciano un elemento centrale a scacchiera romboidale e quattro delfini agli angoli, e con l’iscrizione dedicatoria dei duoviri quinquennales Lucilius Macer e Annaeus Trhaso, cui si deve la costruzione della struttura termale. Il pavimento musivo è stato sempre tenuto coperto con tessuto-non tessuto e sabbia, per motivi di conservazione. Il progetto prevede la realizzazione di una tettoia, il cui disegno è stato approvato anche dalla consorella Soprintendenza BAP, che lo proteggerà dagli agenti atmosferici e permetterà ai visitatori di ammirarlo dopo tanto tempo. Il progetto della tettoia ha dovuto tener conto del fortissimo vento che spesso spazza il promontorio e pertanto prevede la realizzazione di sei plinti di appoggio, ognuno con due ancoraggi infissi nel terreno tramite trivellazioni di 25 centimetri di diametro. Le trivellazioni sono state realizzate durante il periodo delle feste natalizie, approfittando del momento climatico favorevole, per poter rispettare i tempi di consegna dell’opera che, essendo a finanziamento europeo, deve essere terminata entro il 2015, pena la sua decertificazione con conseguente restituzione delle somme erogate.

  1. Il monitoraggio della falesia:

Da più parti sono giunte richieste per capire come mai non si stia provvedendo a “risolvere” il problema della progressiva erosione della costa del promontorio Lacinio. Capo Colonna, come buona parte della costa ionica della Calabria, subisce fenomeni di erosione, che stanno portando al lento disfacimento dei suoi profili costieri con danni irreparabili sia naturalistici, che paesaggistici, che storici, che archeologici. La presenza di un robusto strato di arenarie che poggia sulle argille azzurre, poco resistenti all’erosione marina, ne è una delle cause principali. Tale fenomeno è molto evidente sul promontorio Lacinio, dove ruderi divelti e rovinati a mare ne sono la clamorosa testimonianza. Si ricorda in proposito anche la seconda colonna del tempio A, di V secolo a.C., crollata, per lo stesso motivo, nel XVII secolo. Il progetto in argomento non poteva avere la forza economica di mettere in campo opere durature, che richiedono peraltro studi scientifici approfonditi per trovare la soluzione tecnica più appropriata, ma si è comunque cominciato ad affrontare il problema. Infatti si è previsto di monitorare per due anni la costa, per misurare l’entità del fenomeno. Tale monitoraggio del costone, poiché è realizzato in zona archeologica, è fatto con una tecnica poco invasiva, la DInSAR, interferometria differenziale SAR, collocando in opera anche 3 piezometri e 2 inclinometri.

  1. Le condizioni del cantiere:

A detta dei manifestanti la cartellonistica di cantiere era incompleta e mancavano le reti di recinzione del cantiere stesso. In realtà nel momento in cui c’è stato il blitz del comitato spontaneo si stava concludendo il lavoro di stesura del magrone gettato precedentemente dalla betoniera, che se n’era andata da poco. Per il suo accesso al piazzale gli operai avevano dovuto spostare i pannelli che demarcano l’area e pertanto si era creato un varco attraverso il quale sono entrati i contestatori dell’opera. Quanto alla cartellonistica, bisogna precisare che questo progetto non interessa un’unica zona del parco, ma vari settori: pertanto si è stabilito che il cartello di cantiere con tutte le indicazioni sul progetto fosse esposto all’ingresso dell’area del Parco , mentre nelle varie zone recintate per lavori in corso sono stati apposti solo i normali cartelli con i divieti d’accesso. Il giorno precedente l’inizio delle contestazioni, inoltre, Capo Colonna è stata investita da forti venti di tramontana che hanno divelto diversi pannelli delle recinzioni di cantiere e vari cartelli. Pertanto si stava provvedendo al loro ripristino. La riprova che l’area di cantiere è in regola è data dal fatto che non esiste nessuna multa per inadempienze da parte dell’Ufficio del lavoro, come invece riportato da alcuni organi di stampa.

  1. Telefonate ministeriali:

E’ stato scritto che il Ministro Dario Franceschini ha telefonato alla dott.ssa Aisa per chiedere spiegazioni e che ella sia stata convocata a Roma. Si chiarisce a tale proposito che al Ministro venne inviata, alcuni mesi fa, una lettera a firma Monte e Carta nella quale, in linea di massima, si muovevano le stesse accuse che oggi motivano la protesta. La segreteria del Ministro chiese alla Soprintendenza delucidazioni, che sono state prontamente date per iscritto, senza ulteriori seguiti. È vero, invece, che ha telefonato il Ministro Maria Carmela Lanzetta per chiedere notizie sull’accaduto; anche da lei le risposte fornite dal funzionario sono state ritenute corrette e soddisfacenti.

Questa Soprintendenza si stupisce dell’accanimento con cui viene portata avanti una protesta peraltro tardiva, in quanto il progetto, regolarmente approvato da tutti gli Enti interessati, è pubblicato sul sito della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria da oltre un anno senza che alcuno prima abbia mai contestato le scelte progettuali adottate. Dispiace che non si sia tentato di avviare un confronto con i nostri uffici, che non si sono mai sottratti al dialogo, ciò che sarebbe stato utile per far emergere e poi sciogliere i dubbi e le perplessità che i lavori hanno sollevato in coloro che oggi stanno occupando l’area.

Si evidenzia infine il rischio di non veder completate le opere previste, perché il perdurare dell’occupazione potrebbe pregiudicare gravemente il buon esito dei lavori, togliendo così un’opportunità di miglioramento sostanziale al Parco di Capo Colonna.

IL DIRETTORE DEL PARCO E DEL MUSEO DI CAPOCOLONNAIL SOPRINTENDENTE

Dott.ssa Maria Grazia Aisa Dott.ssa Simonetta Bonomi

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