E’ davvero omofobia !?

famiglia1E’ una crisi di identità quella che la nostra società sta subendo nel voler dare pedissequo seguito alle direttive comunitarie di una Europa troppo impegnata a sancire diritti che a realizzare libertà. Ed i continui scontri sui temi etici e sociali sono frutto di un etnocentrismo sempre più arrogante. Non è semplice, altrimenti, comprendere in che modo una mozione a sostegno della famiglia possa marchiare la nostra Reggio di omofobia o di arretratezza culturale. Io non citerò la Costituzione per ricordare il riconoscimento ivi contenuto a difesa della famiglia naturale, come un qualunque “girotondino”, solo per proclamare e sbandierarne i principi secondo il comodo, strumentale e perverso sistema di unidirezionalità tanto caro alla sinistra italiana. Lo farò soltanto perché in essa, piaccia o no, sono racchiusi i principi del diritto naturale, quei principi che ricordano all’Italia ed al mondo che l’uomo preesiste alla legge e che i diritti sono degli uomini non in quanto cittadini, ma in quanto uomini. Prescindere da questo dato fondamentale non è facile, a meno che il Paese non abbia davvero intenzione di rinunciare alla sua sovranità fino al punto di chinare il capo in segno di benedizione / sottomissione ad una Europa che ha rinnegato le proprie radici. Addensamenti di sospetto sicuramente si stanno accumulando nelle menti più “progressive”, ma, prescindendo dalle diverse elaborazioni di società che ciascuno di noi possa concepire (c’è da perdersi in meandri che si snodano in spazi ben più ampi), la domanda rimane identica: perché una mozione a favore della famiglia naturale deve costituire vergogna e ludibrio? FalcomatàIl Sindaco Falcomatà, perciò, non dovrebbe vergognarsi, né giustificare la sua approvazione con chicchessia. Anzi. Se qui al sud la famiglia conserva ancora un ruolo importante è un dato valoriale di cui andare fieri, senza discriminare alcuno, ma non certamente per cui dover fare ammenda. La comunità Lgbt (acronimo che sintetizza le esigenze di lesbiche, gay, bisessuali e transgender) costituisce rappresentazione di una minoranza nella comunità e il reclamo delle loro prerogative non può significare negazione per i diritti della maggior parte dei cittadini. <<Il fuoco arde in Ellade e in Persia – diceva Aristotele –, ma le idee di giusto ed errato degli uomini variano di luogo in luogo>>. E se tarda ad arrivare al sud l’assestamento di logiche di derivazione gender, perché trova resistenze nei valori della tradizione e del rispetto delle nostre origini, per converso noi non possiamo subire passivamente il triste tentativo lobbistico di trasformarlo in un problema, con conseguente corsa a condotte riparatorie. Il rispetto va preteso nei confronti di tutti, a questo punto verrebbe da dire “persino” per la famiglia. Oppure, ad argomentare in diverso modo, dovremmo arrivare alla parossistica conclusione che chi non è per la mozione approvata in Consiglio comunale debba venire ad essere catalogato come eterofobo. Il vero equivoco sta nell’avere voluto a tutti costi far credere ai popoli che <<l’amore giustifica ogni cosa>> e che per amore tutto è premesso. Ma che l’amore sia il vero ed unico centro dell’universo emotivo, a ben vedere, non è vero. L’amore non è tutto, è solo parte. Esistono anche il rispetto, la pazienza, il sacrificio, la serenità. Termini caduti in desuetudine in un secolo di facili traguardi e di diritti fraintesi, di regole nichiliste imposte come in un vero assioma assolutistico. Ed esiste la coscienza degli individui, l’etica che ciascun popolo ritaglia a corollario del diritto. Da ciò derivano gerarchie valoriali, vero punto di riferimento ed ago della bilancia. La tutela del più debole, fattispecie per fattispecie, sia esso un neonato, un anziano, una donna o un uomo, perché il diritto è la legge del più debole, nata per contrastare l’arbitrio del più forte. Reggio-CalabriaL’egolatria domina sulle emozioni, perché sulla bandiera dei pretesi riconoscimenti giuridici è stampigliato l’io imperante, che non ammette ritardi dovuti a chicchessia e non accetta noiose attese e impensabili rinunce. Il sud italiano in questo senso ha ancora dei margini di importante diversificazione, che soltanto una dottrina arrogante e autoritaria può intenzionalmente confondere con arretratezza e subcultura. Reggio a la sua comunità devono rifiutare questa etichetta con le proprie forze politiche e sociali, sostenendo i valori in cui crede la gran parte dei propri membri, pur nel rispetto delle diversità, garantendo il dibattito sui temi, ma scrollandosi di dosso atavici complessi di inferiorità e subordinazione, storicamente e culturalmente ingiustificati.

Ernesto Siclari

Avvocato in Reggio Calabria

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