Unica risorsa il turismo

Ospitalità e buone maniere, quella sorta di “esterofilia” che costituisce parte integrante della nostra cultura, delle nostre tradizioni, possono costituire il volano, ma non sono da sole sufficienti a far decollare il turismo a Reggio e nella sua provincia. Lo stato attuale in cui oggi si ritrova il turismo in città trova le sue origini in quell’errore – ma sono lecite perplessità sull’elemento soggettivo che ha sorretto la scelta – posto in essere da chi volle assegnare alla nostra città il ruolo di traino industriale dalla regione. I risultati fallimentari in termini di industrializzazione del nostro territorio, sono sotto i nostri occhi, così come l’attitudine naturale dello stesso al turismo. Fattene le spese e consci della verginità ambientale del territorio, abbiamo la possibilità di assegnare autonomamente un ruolo alla nostra città nella nuova dimensione metropolitana. Reggio Calabria LidiNon può più essere rimandata la scelta circa la vocazione e qualche anno fa il Sindaco Scopelliti è parso avere chiaro in mente questo concetto. Il ruolo di Reggio in una Europa sempre più lontana, con sotto gli occhi i fantastici panorami, le immense spiagge, i percorsi montani, gigantesco potenziale di risorse naturali mai sfruttato, denso di alibi che si celano dietro la sbandierata mancanza di strutture ricettive. Le parole da sole non alimentano che speranze. I fatti daranno ai regginisviluppo turistico. Ed i fatti si chiamano analisi, studi, programmazione. Il fenomeno turismo non si inventa da un giorno all’altro, si crea dando vita ad un processo di elaborazione di idee e progetti. Le stagioni si programmano, non si improvvisano. E le amministrazioni di centro destra ci avevano provato. Avevano puntato molto sul turismo, impegnando risorse e progetti, i quali senza dubbio avevano prodotto qualche risultato in termini di incremento dei flussi di visitatori che ogni anno andavano ad aumentare. La città era in condizioni di accogliere chi, grazie anche al “passa parola”, quel possente mezzo di comunicazione, oggi ancor più potenziato dalla tecnologia, vedeva la nostra città come meta sempre più appetibile. A mero titolo di esempio basti leggere i feed back sui siti dei bed & breakfast reggini per comprendere gli apprezzamenti registrati in quei 10 anni. Oggi, è tornata ad avere il sopravvento l’attività “reggitana” preferita: il pianto. Reggio è di nuovo tacciata per quello che “deve” essere: città mafiosa ed irrecuperabile ultima in classifica. Attenda pure lo sviluppo del turismo, così tanto faticosamente abbarbicatosi in quegli anni sulla scala delle mete transnazionali, grazie alle innumerevoli iniziative pubbliche e private. In barba agli sforzi delle imprese locali, finalmente fiere di esportare una città che poteva spendere il suo nome a testa alta nel mondo. Museo visita BronziEd gli appuntamenti di interesse mondiale ospitati nel campo culturale, sportivo e musicale da una Reggio che finalmente si ritrovava inserita nei circuiti nazionali importanti che permetteva alle sue genti di fare le ore piccole per le strade e nei locali, che partecipava ad eventi di diretta televisiva, profondendo nella popolazione la sensazione di non vivere più in una città in continua emergenza, sempre sacrificata in nome di superiori e mai comunque realizzati interessi. La “città del provvisorio” è tornata.  Reggio non riesce a rinnovare gli appuntamenti, a ripetere gli eventi di anno in anno, a dar loro continuità nel tempo. Ma per fare turismo una città deve volersi prima bene. E deve rendersi bella ed accogliente prima ancora che per i turisti per i propri cittadini. I temi della pulizia delle strade, della sicurezza e dell’educazione civica non sono fini a se stessi. E nonostante tutti i danni arrecati alle risorse naturali, la madre di tutte le cose ci ha tenacemente conservato degli scenari unici al mondo. Abbiamo immagini riflesse negli occhi, fatte di neve bianchissima e mare all’orizzonte, di scogliere rigogliose e spiagge dorate, immagini a cui ciascuno di noi vorrebbe dare più consistenza e riscoprirle da vivere. Il turismo si nutre di amore, amore per le nostre terre. Solo quando capiremo che potrà portare ricchezza e benessere inizieremo a “curare” i nostri comportamenti e a metterci al servizio dei visitatori, coordinando le attività di tutti i settori, dalle amministrazioni agli esercenti, passando per ogni singolo cittadino. E c’è da restare increduli a pensare di non avere letto un solo progetto durante la recente campagna elettorale, né successivamente, che contenesse la parola “Bronzi”. Non so quanti si siano accorti di questa omissione, ma credo che tanti reggini si chiedano ancora oggi come sia possibile che nel corso di tutti questi anni a nessuno sia mai venuto in mente di organizzare un evento internazionale che abbia al centro dell’occhio di luce mediatico le due statue di Riace. Quelle statue devono diventare simbolo e veicolare il nome di Reggio nel mondo molto meglio e di più di quanto hanno fatto fino ad oggi, perché è impossibile che solo a Reggio ciò che potrebbe costituire ricchezza, prestigio e notorietà porta, invece, addosso i segni virtuali dell’indifferenza e del pressappochismo.

Ernesto Siclari

 

 

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