L’Istat frena il Governo: torna a salire la disoccupazione. È al 13%

renzi-300x168Quali siano i criteri secondo i quali il Governo determina il buon esito di riforme e misure economiche è davvero difficile apprenderlo. Probabilmente non lo sanno neppure Renzi e la cerchia dei suoi fedelissimi rottamatori ed è plausibile ritenere che si tratti di affare di pochi tecnici e burocrati che frequentano le stanze di Palazzo Chigi. Affare senz’altro poco comprensibile se si considera che puntualmente i dati divulgati vengono smentiti da successive indagini di mercato. Non è dato sapere quale sia (o siano) il (o i) perché di queste divergenze. Quel che è certo è che, ormai, si fa davvero una gran fatica a stare dietro all’esecutivo guidato dal segretario del Pd, sia perché, nonostante i proclami e l’ottimismo, i risultati non arrivano, sia perché appare evidente che anche Renzi stesso se ne stia rendendo conto ma non sa più che slogan inventarsi.

Il fallimento della propaganda renziana

crisi-300x187La disoccupazione torna a salire a marzo, toccando quota 13% e facendo registrare un +0,2% rispetto al mese precedente. Basterebbe soltanto questo dato per far crollare il castello costruito dall’ex sindaco di Firenze a suon di propaganda, slogan e sceneggiate hollywoodiane. I dati sono stati diffusi dall’Istat che ha rilevato come sia aumentata anche la disoccupazione giovanile (15-24 anni) che si attesta al 43,1%. Secondo l’indagine condotta dall’Istituto Nazionale di Statistica, il tasso di occupazione è ulteriormente calato al 55% e il numero di persone che cercano un lavoro adesso è pari a 3,302 milioni, l’1,6% in più rispetto a febbraio. Si tratta di dati provvisori ma senz’altro allarmanti perché lasciano intendere che qualcosa (o, forse, più di qualcosa) non stia funzionando.

Solo un mese fa

Era soltanto il 26 marzo, poco più di un mese fa, quando il Premier, attraverso la sua pagina facebook parlava di “ragazzi che finalmente firmano un contratto a tempo indeterminato possono accendere un mutuo, avere certezze personali, mettere in cantiere una famiglia. Per me è solo l’inizio”. “Ci hanno detto di tutto in questi mesi – si leggeva ancora – ci hanno accusato di voler rendere la nostra generazione per sempre precaria. È vero esattamente il contrario: stiamo dando diritti a chi non ne ha mai avuti. Che bella l’Italia che riparte, avanti tutta”.

Torniamo con i piedi per terra

italiaLa realtà è un’altra. Il nostro Paese è ancora ben lontano da prospettive di crescita, per adesso pochissimi contratti a tempo indeterminato (sebbene vada persino effettuato il rapporto tra nuovi contratti e licenziamenti), per non tacere, poi, dei mutui, delle certezze personali e delle famiglie. È necessario tornare con i piedi per terra ed avere l’onestà di mettere in discussione il percorso politico intrapreso dopo la fine dell’ultimo Governo Berlusconi, non soltanto perché quello che è venuto dopo ha solo peggiorato la situazione ma anche e soprattutto perché oggi non esiste nessun piano economico strutturale, nessuna visione organica del nostro futuro. Non si può andare avanti solo a forza di svendite e investimenti stranieri o facendo leva su alcune condizioni esterne favorevoli (euro e petrolio). Non ci sono nuovi diritti sociali, né un’Italia che riparte, ma soltanto nuovi dati negativi e una vita – quella degli italiani – che sta diventando una dura corsa contro il tempo in cui il gong verrà suonato quando le ultime riserve di ricchezza privata del nostro Paese saranno erose definitivamente.

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About the Author: Luigi Iacopino