Reggio Calabria: “Dentro o Fuori”

Reggio CalabriaSi tratta di una scelta di fondamentale importanza. Sforzarsi di credere che ci sia una speranza per i nostri figli in questa città o gettare la spugna, rinunciare ad alimentare fole e sogni e individuare per loro un futuro lontano da qui. L’amore gioca brutti scherzi, ma quello per i propri figli non ha eguali. Illuminandomi di fredda luce della ragione il calcolo è: due più due uguale fuga. Ma per far quadrare i conti in teste romantiche come la mia spesso devi metterci dell’altro e chissà perché mi sono convinto, nonostante il mondo corra ormai in direzione decisamente opposta, che la felicità vada oltre il successo, la gloria e il guadagno facile e immediato. Sarà colpa di Erik Fromm e del suo umanesimo congenito, dell’ermo colle con conseguente naufragar nel dolce mare delle illusioni, ma qualcosa mi dice che i legami restano nonostante tutto, che i lacciuoli del cuore non si recidono nemmeno tendendoli per migliaia di chilometri. Che in questa città non ci sia più spazio per la società civile è ormai un fatto acclarato. I diritti del cittadino sono sempre lì in attesa mai soddisfatta di essere tutelati. La prevaricazione ed i soprusi per le strade di Reggio sono tornati a regnare, sacrificando sull’altare del menefreghismo la salvaguardia dei principi sui quali uno stato di diritto dovrebbe fondarsi. Il riferimento parte dalla assenza di garanzie di sviluppo nel mondo del lavoro per giungere fino a quei diritti elementari che il rispetto delle regole di educazione dovrebbe già essere sufficiente a garantire. E finchè saranno piccoli potrò ancora limitarmi a dover spiegare loro quotidianamente i motivi per i quali la spazzatura non viene più raccolta e le strade sembrano montagne russe, perchè devono scendere dai marciapiedi occupati dalle auto senza che i vigili urbani intervengano o perchè la loro scuola non è attrezzata come quelle dei telefilm in TV e come mai nessuno si ribelli. Crescendo l’impresa si farà più difficile se non ardua, perchè i problemi investiranno temi fondanti e persino vitali come la sanità ed appunto il lavoro. Ma io ci proverò. Tenterò di non cedere a quel calcolo così semplice, a quella scorciatoia che odora di tradimento e di resa. E lo farò mettendoci tutto me stesso per fornire il mio granello di contributo alla causa. E non sarò solo. Questo lo so. Il progetto deve ripartire e ripartirà. Dalle responsabilita di uno Stato che taglia gli investimenti sulle nostre mulattiere per convergerli a nord, alle incapacità amministrative locali, attraversando il fiume in piena di una mentalità mafiosa e perdente, la guerra sembra evidentementemente persa in partenza. Resisterò, spiegherò e giustificherò, ma lavorerò per provare a dare loro una possibilità di restare, consapevole che la loro felicità viene prima di tutto, ma anche che forse trovandola lontano da qui mancherà loro sempre qualcosa.

Ernesto Siclari

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