Renzi, Oliverio, il Veneto, la Calabria e il paragone “ignorante”

polemica Renzi Oliverio Calabria VenetoLe tonalità derisorie utilizzate in questo Paese verso il sud ed in particolare la Calabria, sono il frutto ormai marcio di oltre un secolo di razzismo autorizzato, perpetrato dai mezzi di informazione e propaganda, compreso entourage televisivo e cinematografico. In Italia, si sa, il pregiudizio è condannato e perseguito verso tutti tranne che nei confronti dei meridionali. Ma questo lo sappiamo da tempo a tal punto che ci hanno convinto della nostra inferiorità. Lo hanno fatto cancellando la nostra storia, le nostre radici, portando via le nostre ricchezze, anche quelle culturali, inducendoci nei decenni forte rassegnazione ed accidia. Hanno cominciato “i mille” ed oggi, dopo oltre 150 anni il testimone è giunto fino a Renzi. Egli perpetuerà l’opera intrapresa, continuando a lasciarci in stato di isolamento commerciale, economico e strutturale, clienti obbligati del loro ricco e “farlocco” mercato delle pulci. Come canovaccio ultrasecolare prescrive. La Calabria non è il Veneto ed è vero. La Calabria non può più assicurare alla malavita organizzata il giro d’affari che le garantisce il Veneto. La Calabria non può lucrare, truffare e speculare sugli enormi investimenti nelle opere pubbliche (Mose su tutte) come il Veneto. La Calabria non confina con Stati verso i quali far confluire i trasferimenti di danaro né multinazionali che vi insedino le proprie industrie allo scopo di eludere il fisco. La Calabria (ed il sud intero) pensa ancora che la famiglia abbia importanza e ruolo fondante in una società europea così avanzata che le sputa in faccia. Ed è talmente arretrata che vive ancora di favolette religiose e insiste nell’ispirare la vita delle sue genti a quei biechi valori tradizionali che hanno dato origine alla civiltà continentale. Lo confesso in tutta onestà: non mi sono mai sentito troppo calabrese e so anche per quale motivo non nutro un sentimento forte di regionalismo. La Calabria ha inferto alla mia città colpi troppo gravi per potermi considerare serenamente tale. Evidente richiamo allo scippo di 45 anni fa, violenza storica senza attenuanti, ma perpetrato negli anni da pianificate esclusioni dal timone della nave e sperequazioni nella suddivisione delle risorse. Il reggino è calabrese a percentuali bassissime, per storia, per cadenza nel linguaggio, per modi e per posizione geografica. E anche un po’ per rappresaglia. Ma questa storia investe Reggio e la colpisce in pieno, perché Reggio per la prima volta in quasi 50 anni di regionalismo ha recentemente governato l’imbarcazione. E deve rispondere attraverso le proprie Istituzioni. O meglio avrebbe dovuto. Le uniche dichiarazioni vengono invece vergate dal bruzio Presidente Oliverio che si limita a spalleggiare il suo (ma neanche tanto) segretario di partito. Ma lo stato di afasia che ha colpito i nostri leaders risultava facilmente prevedibile a ben vedere la situazione politica che grava sulle teste di ciascuno di loro. Certo, Renzi non è Venditti, parolaio irriverente e spocchioso, duramente ripreso e censurato da chi governava queste terre fino a qualche anno fa, ma altrettanto certo è che il senso di appartenenza territoriale non è contemplato nello spartito culturale di una sinistra troppo cosmopolita e “globalista” per occuparsi del pollaio sotto casa.

Ernesto Siclari

 

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