La supponente convinzione di superiorità della sinistra

Giuseppe Scopelliti– Di Ernesto Siclari – Il rispetto e la stima tra gli umani si guadagnano, non si pretendono. Dunque, chi voglia essere considerata persona onesta, deve comportarsi onestamente per convincere gli altri della propria onestà. A chi voglia ottenere l’approvazione di ciò che fa dai propri simili serve fare bene ciò che sa fare. Principi elementari che, tuttavia, per la sinistra italiana non sembrerebbero vigere, poiché loro è come se fossero illuminati di luce propria, autoconsacrati alla storia come illibate colombe bianche. Tanto peggio per i fatti e guai a metterli di fronte agli stessi compiuti. La loro ira indignata si abbatterà su chiunque osi paragonarli agli umani peccatori. Godono di una sorta di immunità autoconferita, di quella che non trovi al supermercato o in bottega. Quella la confezionano pazientemente con le proprie mani, attingendo ad una ricetta antica ed a tradizioni tramandate nel tempo. Sin da quando andavano in gita formativa a Mosca per apprendere i sistemi pedagogici di convincimento delle masse, i percorsi perversi per la manipolazione del pensiero. Stravolgendo la parole di Marx a proprio tornaconto, appropriandosi dei principi sani dell’illuminismo moderno, estrapolando e decontestualizzando qua e là citazioni e brocardi. Così accade che fondano una scuola di pensiero imposto, che molti autori chiamano “del doppiopesismo” e che ha fondamenta solidificate sulla ineguaglianza. Rifacendosi ai suoi principi, non ha importanza né rilievo il fatto commesso, bensì chi lo commette. Per cui, biasimo e giustizialismo versato a fiumi sul capo del reo, ma solo se non si tratti di un compagno o democrat che sia. Esempi riempiono le pagine dei giornali quotidianamente: si invocano e disprezzano le intercettazioni telefoniche perpetrate in abuso delle prescrizioni normative a seconda se rispettivamente investono a vita privata di Berlusconi o D’alema. In siffatto modo argomentando, venduti sono i parlamentari che passano dallo scranno di sinistra a quello di destra e pervasi finalmente da forte senso istituzionale quelli che percorrono il senso opposto. E c’è chi arriva persino a contestare regole e disposizioni sulle quali fino al giorno prima si era stati a cavallo a fronteggiare il nemico. – Scopelliti, dimettiti! – Fu l’urlo spietato di una sinistra premurosa ben oltre il dettato di una Legge Severino arrivata più tempestiva e gustosa del pecorino sui maccheroni rossi calabresi. E dimissioni furono, intervenute non certo per l’invocato (e spinto oltre ogni misura da una stampa come al solito schierata) gesto, quanto piuttosto per la sensibilità personale e formativa di un politico di spessore anche etico. Dopo di lui il diluvio, nel senso che il buon Peppe non è stato di grande esempio per i vari amministratori, i quali in successione hanno subito il vigore di una normativa che solo un Paese gravemente malato come l’Italia poteva concepire. Ed ecco intervenire prontamente la teoria del “doppiopesismo”, che inizia a piangere le lacrime di quel coccodrillo, pentito di una applicazione così rigorosa della severina legge. Fino ad arrivare al paradosso (chi vuole legga “faccia di bronzo”) di avallare addirittura la candidatura di un De Luca condannato, indesiderato dall’antimafia, ma eletto comunque e che ora va ad impegolare di lacune normative ed esegetiche la macchina amministrativa. Fuori dalle righe, simpatico scenario potrebbe immaginarsi nell’invertire i ruoli degli interpreti di questa farsa tutta tricolore, per iniziare a vedere girotondi variopinti intorno ai tribunali, sit in di protesta sotto Palazzo dei Palazzi e titoli da vera catastrofe mediatica sulle pagine dei giornali. La democrazia minacciata dalla inosservanza delle regole, dal mancato rispetto dei principi che dovrebbero sostenere l’operato di chi indossa le vesti di censore della illegalità e della immoralità. Il mio pensiero perplesso va al passato, ai miei ricordi adolescenziali di una sinistra garantista e antiperbenista, per ricordarmi di come abbia potuto trasformare il proprio DNA in questi ultimi decenni in nome dell’odio verso l’avversario politico, e facendomi senza dubbio concludere il pensiero, nell’individuare un’altra accorrente corrente che viaggia sempre a braccetto con la succitata e che si potrebbe riassumere con il neologico “tornacontismo”.

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