Jacqueline Bouvier è un’icona di bellezza, stile ed eleganza. Una vita intensa in compagnia di altri esponenti del Jet Set: Gianni e Marella Agnelli, Valentino, la Principessa Irene Galitzine, Truman Capote, Andy Wahrol, l’ Aga Khan Karim. Ma è stata anche una protagonista del suo tempo: capace di incidere sul mondo, come scrive Adriano Angelini Sut in Jackie (p. 414 € 20,00) edito da Gaffi www.gaffi.it. Jackie era una ragazza particolare che amava leggere: Anton Checov, George Bernard Shaw, Andrè Malraux, Lev Tolstoj. Nel 1947 è eletta debuttante dell’anno e Igor Cassini sul New York Journal American la definisce “Una brunetta regale con fattezze classiche e la delicatezza di una porcellana di Dresda.”
Come giornalista racconta l’incoronazione di Elisabetta II. Sposa poi John Fitzgerald Kennedy. Innamorata della Francia e della sua storia: in particolare di Luigi XIV e di Tommaso Campanella, rifugiatosi alla corte del re francese.
E la Francia la amava: dopo una visita di stato i giornali titolarono: “Versailles ha la sua regina”. Grazie a Lei, Monna Lisa sarà esposta a Washington e a New York. Ma è l’intera Europa e il Mediterraneo ad affascinarla. Entrata alla Casa Bianca la fa rifiorire; ospitando intellettuali e artisti; modernizzandola e abbellendola.
Si chiedeva: “Perchè Washington, capitale del mondo libero, non poteva avere la sua Versailles?”. Con la tragica giornata di Dallas, Camelot sparì assieme al sogno della Nuova Frontiera. Ma il segno lasciato da John e Jackie fu indelebile: l’America e il mondo non furono più come prima. Poi, dopo il matrimonio con Aristotele Onassis e una seconda vedovanza, Jackie si ritirò a vivere a New York – al suo fianco Maurice Tempelsman, ultimo compagno di vita – dove morì il 19 maggio 1994. Tre mesi dopo, il sindaco di New York, Rudolph Giuliani, le intitolò la Central Park Reservoir.
Tonino Nocera