Non ne possiamo più…

visuale  Reggio CalabriaDi lagne e pessimismo, di recriminazioni e continue scuse che sanno tanto di scaricabarile. Non ne possiamo più di questo gioco al rimpiattino, di questi rinvii alle “precedenti amministrazioni”. Governare Reggio non è facile, non è un gioco, perché è una città difficile, alla pari di tante altre città del nostro meridione e reggerne le fila richiede impegno, volontà, abnegazione ma anche tanta e tanta esperienza e preparazione, competenza e scrupolo. Chi ha chiesto alla cittadinanza di venire eletto ad amministrarla adesso ha il dovere di farlo e di farlo senza rammarichi e rassegnazione. Reggio merita rispetto, Reggio pretende orgoglio e forza d’animo, perché sa che può uscire dall’emergenza, ed eccellere. Le città di provincia possono e devono ritagliarsi spazi importanti e quando ci riescono è perché hanno leader capaci e vincenti. Non se ne può più di continuare ad immaginare Reggio come una città dolente, dove tutto è difficile ed in cui le speranze sono vane. Di siffatti atteggiamenti frutto di una atavica mentalità accidiosa e melanconica Reggio è stanca. Ed una amministrazione che non coglie questo spirito di rivalsa e questa voglia di emergere dall’oblio non avverte le esigenze di una città troppo spesso rinunciataria, incapace di attingere e sfruttare i finanziamenti nazionali ed europei. Incapace quasi sempre di divenire Comunità, di sentirsi unita negli intenti che contano. Incapace di sviscerare con sincerità le problematiche che la affliggono, chiusa in un silenzio complice e menefreghista. Divisa su tutto, ostaggio di un odio partigiano che ha raggiunto livelli apicali, e che sta corrodendo il senso di appartenenza e l’identità unitaria su tutto, persino sulla Reggina. 100 anni di generazioni coese che urlano sotto lo sventolio amaranto gettate alle ortiche per superficialità e invidia? I retroscena non li conosciamo con certezza. Le voci di corridoio le lasciamo rimbombare, ma ciò che non può essere sottaciuto è il solito “modus riggitanis” di affrontare le situazioni, quell’approssimazione che, agli antipodi delle necessarie professionalità e deontologia, relega tutti i settori della città agli ultimi posti delle classifiche nazionali. Quella ipocrisia spregiudicata che confonde le acque, quei silenzi insopportabili indegni di una popolazione evoluta e libera. Reggio deve sapere. Deve sapere perchè ha perso la sua storia sportiva secolare. Ha diritto di conoscerne i motivi e le responsabilità. Il vago in cui sono stati lasciati i tifosi fino ad oggi è frutto della solita indifferenza e complicità di tutti. Questo tacere offende l’amore di quei reggini che, schiaffo alla crisi, avevano messo le mani nelle tasche delle proprie famiglie per provare ad alimentare una illusione. Per questo chi ha il compito di domandare domandi e chi ha il dovere di rispondere lo faccia senza riserve.Se ancora una volta il languido torpore di una rassegnazione incapace ha giocato un ruolo determinante Reggio deve sapere. E se il rancore e gli interessi politici hanno avuto il sopravvento Reggio deve sapere. La Reggina intesa come fede calcistica non morirà mai. Essa è una meravigliosa entità astratta impressa nel cuore dei suoi tifosi e sarà già lì domenica ad aspettarci, nella sua veste più umile, genuina ed originale: passione pura, sincero amore, svincolato da insopportabili briglie societarie e denominazioni. Ci accoglierà come sempre, lasciandosi abbracciare. Amare, incitare, insultare e poi di nuovo abbracciare. – Lei non ha paura della verità.

Ernesto Siclari

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