Rapporto Anci-Conai su differenziata e riciclo, bilancio in chiaroscuro per la Regione Calabria

Raccolta differenziata in aumento del 3,43%, +3,9% anche l’avvio al riciclo. Ma resta lontano l’obbiettivo UE del 50% entro il 2020

ANCI conferenza RifiutiROMA, 27 OTTOBRE 2015 – Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Sardegna e la “new entry” Emilia-Romagna: non c’è La Calabria fra le otto Regioni italiane – una in più dello scorso anno – hanno già raggiunto, con ben 6 anni di anticipo, l’obiettivo UE fissato per il 2020 del 50% di avvio a riciclo. Lo evidenzia il V Rapporto Banca Dati Anci-Conai su raccolta differenziata e riciclo dei rifiuti, presentato a Roma da Filippo Bernocchi, delegato ad Energia e Rifiuti dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani. Anzi, la Regione è ancora lontana dall’obiettivo con il 18,4% di rifiuti avviati a riciclo nel 2014. Ma non tutti i dati sono negativi: nel 2014 si è registrato in Calabria un aumento del 3,43% della raccolta differenziata,passata dal 16,16 al 19,59%, e dell’avvio al riciclo, dal 14,5 al 18,4%, in crescita di 3,9 punti percentuali. A livello nazionale, lo studio evidenzia un lieve aumento (+2,03%) della produzione dei rifiuti nel 2014, termometro inequivocabile di una ripresa dei consumi e, al contempo, un aumento della raccolta differenziata (+3,67%) che ha contribuito al raggiungimento degli obiettivi di riciclo in moltissime realtà.  Allungando lo sguardo all’Italia nel suo complesso, scopriamo ancora una volta che ci troviamo di fronte a un Paese a due velocità, con un Nord dotato sia di impianti più adeguati che di una maggiore sensibilità rispetto alla tematica. Se le regioni del Centro-Nord raggiungono in media quasi il 50% di effettivo riciclo la gran parte del Mezzogiorno, in assenza di provvedimenti straordinari, difficilmente riuscirà a centrare l’obiettivo entro il 2020. “Molti degli indicatori che emergono nel rapporto – ha spiegato Bernocchi – mettono in luce come l’Italia sia un sistema virtuoso che non solo non ha niente da invidiare agli altri paesi ritenuti a torto migliori, ma che oggi costituisce, all’interno dello stesso contesto europeo, un modello da imitare. E questo è vero anche in una situazione di crisi strutturale delle regioni del Sud, dove però iniziano a vedersi dei timidi segnali di miglioramento. E’ quindi un’Italia pronta a cogliere la sfida del passaggio da un’economia lineare a un’economia circolare, un Paese nel quale molti Comuni hanno già sviluppato un’industria del riciclo efficiente che ha trasformato i rifiuti in una reale opportunità di sviluppo per i territori”.

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