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Gli Ultimi saranno gli Ultimi

ultimi3Gli Ultimi Saranno Ultimi. Nelle sale cinematografiche italiane da ieri sera, è forse l’opera più significativa nella filmografia di Massimiliano Bruno. Opera teatrale prima, sceneggiatura per lungometraggio dopo, Gli Ultimi Saranno Ultimi è un forte pugno allo stomaco, un’azione verso lo spettatore che mira a discostarlo da quello stato di sonnambulismo che lo vede passeggiare tra i drammi della vita reale. Un film, quello del regista Massimiliano Bruno, che risveglia ogni fibra del nostro corpo, portandoci davanti a una finestra spalancata sulla realtà in cui viviamo, ma soprattutto un forte messaggio sull’importanza di reagire a tutto quello che ci seppellisce. Il lavoro di Bruno, egregiamente supportato dalle grandi e intense capacità attoriali del trio Cortellesi-Gassman-Bentivoglio, tocca dei temi così intimi e allo stesso tempo alla portata di una società “impotente”. ultimi1L’impotenza di chi vorrebbe ma non riesce a rispondere davanti alle umiliazioni di chi si pone il ruolo di superiore, come un’operaia difronte l’ingiusto licenziamento perché incinta. L’umiliazione di chi effettua un percorso doloroso per essere sé stesso, anche nella propria identità sessuale, e non vedersi riconoscere i propri diritti civili, umani e sociali. Gli Ultimi Saranno Ultimi è la pellicola che più di ogni altra, in questo momento, riesce ad attingere dagli elementi che hanno caratterizzato il Neorealismo Italiano. Un azzardo, da parte nostra, coniare un Nuovo Realismo Italiano come movimento cinematografico che pone Massimiliano Bruno al suo timone, ma – a quanto pare – non vi sono elementi che ne impedirebbero l’ipotesi. ultimi2Quella di Bruno è una visione stilistica che si serve dell’arte del Cinema per “inviare” un messaggio forte, potente e dalle peculiarità vive, che trovano fondamento nel vissuto di ogni spettatore. Il regista riesce così a giocare con gli strumenti di quest’arte, dalla fotografia alla colonna sonora, fino a toccare le modalità di montaggio per costruire una temporalità ben precisa, fatta di flashback e continui rimandi. L’arma che impugna il regista Bruno è quella che vede, più o meno sempre presente, la leggerezza dell’assurdo, il grottesco che tiene insieme la risata e la riflessione analitica dell’aspetto drammatico. Davanti all’assurdo fenomeno di filodiffusione di Radio Vaticana dalle tubature del bagno, dove la risata non può essere che istintiva, arriva quasi subito la drammaticità di una reale problematica ambientale che risiede nelle radiazioni “killer” delle antenne trasmittenti. E’ questo esempio ripropone lo schema narrativo che percorre l’intera pellicola, un linea che viaggia verso il pubblico, verso la coscienza. Un viaggio all’interno di una storia che ci appartiene, un’esperienza che è al tempo stesso reazione che sconvolge, che svuota e riempie grazie ad una regia magistrale.

Ilenia Borgia – Critico Cinematografico

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