Matteo Fato vince il 4° premio Cramum sul tema “A chi parla l’arte?”

MostraMilano, Palazzo Isimbardi 10 maggio 2016. La Sala Affreschi di Palazzo Isimbardi e l’inaugurazione della mostra internazionale “A chi parla l’arte contemporanea?” sono stati la cornice del 4° Premio cramum, vinto da Matteo Fato con la sua opera Cose Naturali. L’artista, nato nel 1979  a Pescara, dove vive e lavora, è diplomato in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino, dove è docente dal 2003. L’inaugurazione si è aperta con una sorpresa per i 10 finalisti: l’annuncio che il vincitore, chiunque esso fosse, prenderà parte della mostra internazionale OLTRE ROMA che si terrà a Palazzo Falconieri di Roma a novembre, curata da Sabino Maria Frassà. Tra gli artisti in mostra a Roma ci saranno nomi  di richiamo come Alberto di Fabio, HH Lim, Franco Mazzucchelli e Magdalena Abakanowicz. Matteo Fato comincia così da subito il percorso di affiancamento e crescita professionale che si concluderà tra due anni con una mostra site-specific personale allo Studio Museo Francesco Messina di Milano. Prima di Matteo Fato, Daniele Salvalai, Paolo Peroni e Francesca Piovesan hanno vinto il premio cramum. Il Premio cramum, diretto anche questa edizione da Sabino Maria Frassà, è promosso dalla Fondazione Giorgio Pardi e dall’Associazione cramum ed ha come scopo di  sostenere i migliori giovani artisti in Italia e colmare il grave gap generazionale che affligge sempre più l’Italia. I 10 finalisti presenti a Palazzo Isimbardi fino al 20 maggio sono al fianco di 10 “maestri” dell’arte contemporanea come Ulla von Brandenburg, Szilárd Cseke, Emilio Isgrò, Andi Kacziba, Lin Ylin, Urs Luthi, Luigi Presicce, Laura de Santillana, Paolo Peroni, Francesca Piovesan. La Giuria del premio ha analizzato le opere dei 10 finalisti: Gianluca Brando, Gianni Colangelo, Max Coppeta, Flora Deborah, Donatella De Rosa, Isabella Fabbri, Matteo Fato, Fabrizio Milani, Giuliana Storino, Kwangwoo Han. Vince Matteo Fato con la sua opera Cose naturali. che affronta l’analisi di un “oggetto” che si fa parola. L’oggetto viene scomposto e ricomposto attraverso la sua osservazione per mezzo di vari linguaggi. La pittura è lo spazio che rende reale la “voce” dell’immagine. E’ un tentativo di mettere in scena un allestimento per la pittura. Una natura morta del linguaggio, una cosa naturale della parola. Sabino Maria Frassà, direttore del 4° Premio cramum e curatore della mostra: <<E’ sempre un’emozione scoprire l’esito della votazione! E’ imprevedibile l’esito finale, frutto della scelta di 22 persone che votano in modo autonomo e segreto. Sono sicuro che anche Matteo Fato saprà bissare il successo di Daniele Salvalai, Paolo Peroni e Francesca Piovesan che hanno vinto il premio cramum nelle precedenti edizioni. Cominceremo da subito a lavorare alla grande mostra di Roma e al progetto 2018 al Museo Francesco Messina, perché i grandi risultati anche nell’arte non sono frutto dell’improvvisazione, ma di lavoro di squadra, studio e dedizione”. La Giuria era composta dai 10 artisti fuori concorso e da noti esponenti del mondo dell’arte: Leonardo Capano (IULM), Nushin Elahi (giornalista e curatrice dal Sud Africa), Julia Fabényi (direttrice Ludwig Múzeum di Budapest), Ingrid Gentile (curatrice indipendente),Rosa Ghezzi (giornalista), Katie Hill (Università di Oxford) Angela Madesani (IED e Brera), Michela Moro (Rai 5), Adriana Polveroni (giornalista), Iolanda Ratti (Museo del Novecento), Maria Fratelli (Studio Museo Francesco Messina), Renato Rizzo (giornalista), Alba Solaro (giornalista), Nicla Vassallo (Filosofa, Università di Genova), Sabino Maria Frassà (direttore e curatore del Premio) e Alberto Puricelli (socio fondatore Cramum). Partner di questa edizione sono stati: Città Metropolitana di Milano, Comune di Milano, Ludwig Muzeum di Budapest, Edicola Italiana, Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, Studio Museo Francesco Messina e Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano.

 IL PREMIO CRAMUM

 Cramum è una parola latina che significa “crema”, “la parte migliore del latte”. Il Premio cramum è stato ideato nel 2012 da Andi Kacziba eSabino Maria Frassà proprio per sostenere i migliori giovani in Italia a prescindere dalla provenienza. Piaga dell’Italia è non solo la fuga di cervelli all’estero, ma anche la difficoltà di attrarre nuovi saperi (cervelli) dall’estero. La Fondazione Giorgio Pardi e l’Associazione cramum hanno da subito appoggiato il progetto, comprendendone la rilevanza e apprezzando anche il secondo obiettivo, colmare il gap generazionale. Il premio è stato pensato dall’inizio per mettere in relazione diverse generazioni di artisti. Gli artisti internazionali fuori concorso sono anche membri della Giuria che valuta i 10 giovani finalisti del Premio cramum. I giovani finalisti sono messi in relazione anche con noti curatori, giornalisti e direttori di Musei, che compongono la Giuria di ogni edizione del premio. Vincitori delle scorse edizioni sono stati: Daniele Salvalai, Paolo Peroni e Francesca Piovesan.

Gianluca Brando

Nato a Maratea (Pz) nel 1990. Nel 2014 si è laurea- to all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Ha esposto in mostre collettive in Italia e all’estero, tra cui “Young Art” Taipei, Taiwan e “Luci Sorgenti 7”, Museo Palazzo Santi, Cascia (Pg).

Descrizione dell’opera
MostraBrado è un lavoro che si sviluppa in rapporto al trascorrere del tempo. A partire da una data precisa, ho deciso di eseguire ogni giorno il calco di rametti che man mano dispongo in un angolo dello studio. È un po’ come predisporre, alla maniera di Robinson Crusoe, un rudimentale calendario per tenere il conto dei giorni, dei mesi e degli anni che trascorrono, aggiungendo ogni giorno un segno.

Gianni Colangelo MAD

È nato a Sulmona (Aq) il 23 giugno 1983. Ha ottenuto un diploma di Conservatorio (Tromba), e la laurea biennale presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, Master in Allestimento spazi espositivi. Nel 2013 ha vinto il premio speciale “Insideart.eu” al Talent Prize.

Descrizione dell’opera

MostraL’opera, realizzata attraverso l’assemblaggio di metallo riciclato, rappresenta una serie di teschi impilati l’uno sull’altro. La base della scultura è costituita da una struttura che gli conferisce un movimento a pendolo non autonomo. Questo è un aspetto fondamentale dell’opera che, senza l’intervento dello spettatore, resterebbe incompleta. Ha componenti elettromeccaniche e l’attivazione avviene attraverso un pulsante che, pigiato, innesca un meccanismo di movimento a dondolo e crea un agghiacciante suono metallico prodotto dallo sfregamento reciproco dei sonagli appesi sulla base.

Max Coppeta

Nato a Sarno (Sa) nel 1980. Laureato in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli, Master in Interaction Design all’Istituto Superiore di Design di Torino. 2006 Premio della Critica al Premio Web Italia. Ha esposto a Napoli, Milano, Torino, Venezia, Los Angeles, Singapore e Tokyo.

Descrizione dell’opera

MostraL’opera Rainmaker reinterpreta il ciclo della vita, coinvolgendo il fruitore in un’esperienza so- nora che si origina grazie alla trasformazione della forza di gravità. L’installazione è composta da sette parallelepipedi esposti in forma circolare; ogni elemento scultoreo è sovrastato da una teca in plexiglass contenente un cilindro rotante. Tutti gli elementi dell’opera sono chiari ri ferimenti al ciclo della vita

Flora Deborah (seconda classificata)

Nata in Francia nel 1984, cresce a Milano e studia fotografia al London College of Communication. Ha recentemente esposto presso Saatchi Gallery e Photofusion a Londra e curato la mostra “Venula,ae” con l’appoggio del Southwark Council. Oggi vive tra Londra, Tel Aviv e Milano.

Descrizione dell’opera

MostraL’ombelico è un luogo intimo e privato, del quale non sempre ricordiamo la funzione originale: il legame con un altro essere umano, il nutrimento a cui dava accesso, e il suo essere fonte prima della nostra individualità. La scultura My mother’s daughter, realizzata con i calchi dell’incavo ombelicale dell’artista e quello di sua madre, vuole rappresentare un organo matriarcale immaginario.

Donatella De Rosa

Nata a Frosinone nel 1991, si diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha esposto in diverse mostre collettive in Italia.

Descrizione dell’opera

MostraQuesto lavoro e parte di una ricerca improntata sugli elementi di levita e di spazio aereo, in una dialettica di assenza-presenza di fronte allo sguardo. L’immagine su carta e stata sviluppata mediante l’azione naturale della luce solare, secondo il processo di stampa a contatto della cianoti- pia; il blu del cielo e il blu che restituisce la reazione chimica di questo processo. La stampa della nuvola, elemento aereo, e ottenuta con il cotone, elemento terrestre.

Isabella Fabbri

Nata a Ferrara nel 1988, si diploma in sassofono al Conservatorio di Milano e si specializza al Conservatorio di Strasburgo. Si e esibita in prestigiose sale da concerto (La Scala di Milano, Flagey di Bruxelles) e festival internazionali (Biennale di Venezia, Festival Mu sica Nova in Brasile).

Descrizione dell’opera

Mostra“Che suono hanno le opere d’arte?”, “E possibile ascoltarle?”, “E possibile dialogare con esse?”: queste le domande alla base di Sounds at an Exhibition, una performance interdisciplinare, interattiva e itinerante dove un’insolita guida, una musicista, porta i partecipanti ad ascoltare il “suono interiore” delle opere d’arte di un percorso espositivo, traducendole in musica.

Kwangwoo Han

Nato a Seoul, Corea del Sud, nel 1980, laureato in scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2013 ha vinto il terzo premio del concorso Liliana Nocera.

Descrizione dell’opera

MostraIl corpo, la rotazione e la mancanza di equilibrio sono alla base di questo lavoro, che nasce per far riflettere tutti sulla propria esistenza. “Nel mio lavoro uso la sagoma umana, roteante, per simboleggiare il tic-tac depresso della vita quoti- diana in continuo movimento per la sopravvivenza. Serve un tentativo di scappare dal movimento eteronomo formato dagli altri. Definisco questo movimento Anti-Equilibrium, come lavoro che tenta di scappare dal movimento eteronomo”.

Fabrizio Milani

È nato a Gallarate (Va) nel 1988. Nel 2012 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 2014 vince il premio Giancarlo Sangregorio.

Descrizione dell’opera

MostraQuesti teatrini, costruiti in ferro e ceramica, sono la rappresentazione sensibile della difficoltà di cogliere il piacere per le piccole cose del quotidiano; simili a un edificio smembrato, le diverse stanze dialogano tra loro in un’apparente astensione della parola, mentre la figura umana si ritrova inserita in un’atmosfera metafisica, il colore, con la sua magia, ricostruisce la forma come nel gioco/disegno di un bambino.

Giuliana Storino (terza classificata)

Nasce a Manduria (Ta) nel 1986. Si diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. È docente di Anatomia artistica all’Accademia di Belle Arti di Firenze e di Brera a Milano. Ha vinto il premio Autofocus 7 nel 2015 e il Premio Maccagno nel 2014.

Descrizione dell’opera

Mostra“Fare un buco nell’acqua” è un modo di dire impiegato per indicare un tentativo inutile, un’azione fallimentare. “Mi affascinava riflettere sulla fattibilità di tale gesto: attraverso l’esperienza fisica del fare e rifare un buco nell’acqua, volgo il significato di questa espressione in un’azione per materializzarla in immagine. L’immagine si costruisce attraverso la forza del gesto, e tenta di esprimere la relazione tra corpo, movimento ed energia.”

DICITURE OPERE IN CONCORSO

  • Gianluca Brando, Brado, 2015-2016 gesso, residui d’argilla / chalk, clay waste, 100 x 40 x 40 cm
  • Gianni Colangelo, Pendolo della morte, 2015 tecnica mista, 180 x 40 x 70 cm
  • Max Coppeta, progetto per / design for Rainmaker, 2016 specchio, plexiglass, pvc, legno, circuiti elettrici / mirror, Plexiglas, PVC, wood, electrical circuits 50 x 50 x 140 cm (technology: Christian Perri)
  • Flora Deborah, My mother’s daughter , 2015 ceramica e legno, 20 x 12 x 13 cm
  • Donatella De Rosa, Il cielo in una stanza , 2015 Installazione, cianotipia, struttura in ferro / n ferro /installation, cyanotype, iron structure, 200 x 160 x 50 cm
  • Isabella Fabbri, Sounds at the Exhibition , 2016 performance
  • Matteo Fato, Cose naturali, 2012-2015 olio su lino / oil on linen, 180 x 210 cm
  • Kwangwoo Han, da Anti-Equilibrio, 2016 installazione in gesso / installation in plaster 200 x 150 x 150 cm
  • Fabrizio Milani, Teatrino IV, da / from Teatrini, 2016 installazione / installation, 200 x 50 x 230 cm
  • Giuliana Storino, Buco d’acqua , 2015 terreno sedimentato e stagno su carta, dimensioni variabili / sediment soil and pond on paper, variable dimension

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