Palermo, sequestrati beni per un valore di circa 15 milioni di euro

Porto di Palermo GDFIl Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, presieduta dal Dr. Giacomo Montalbano, su proposta del Procuratore Aggiunto Dr. Bernardo Petralia e del Sostituto Procuratore Dr.ssa Daniela Varone, d’intesa con il Procuratore Capo Dr. Francesco Lo Voi, sta portando a termine il sequestro di oltre 100 immobili e terreni, 3 imprese, 21 rapporti finanziari, con disponibilità liquide pari a circa 900 mila euro, e 5 autovetture, per un valore complessivo di oltre 15 milioni di euro. L’attività scaturisce da una proposta di applicazione di misure di prevenzione patrimoniali formulata dal G.I.C.O. nei confronti del noto costruttore e immobiliarista F. P. A., originario di Villabate, ritenuto socialmente pericoloso alla luce del particolare ruolo svolto in passato di imprenditore agli ordini della criminalità, pur non essendo stato mai condannato per associazione di stampo mafioso. Infatti, A. era considerato negli anni ’70 ed ’80, socio e prestanome di V. C., nonché vicino ad uno dei più spietati killer di “cosa nostra”, P. G. In quegli anni, è stato azionista di controllo e rappresentante legale di una storica società per azioni, costituita a Palermo nel 1976 e poi trasferita a Milano, allora considerata “il terzo gruppo italiano in campo immobiliare”. Tale società si è occupata dell’acquisto di grandi aziende fallite (e dei relativi pregiati terreni, resi edificabili) in Lombardia, Piemonte e Lazio, allo scopo di preordinare grandi operazioni di speculazione immobiliare ad alto tasso d’utile. Nei primi anni ’80, A. è stato indicato dagli indagati e/o coimputati F. A. R., R. R. M., G. P. e T. C. come soggetto che, pur non essendo formalmente affiliato a Cosa Nostra, era uno degli imprenditori di riferimento dei mafiosi P., R. e C. A seguito delle dichiarazioni rese negli anni ’90 dal figlio di quest’ultimo, M. C., A. è stato indagato per il reato di associazione mafiosa, nell’ambito di un procedimento in cui è stato rinviato a giudizio, e successivamente condannato, M. D. In tale ambito, le indagini hanno dimostrato come egli abbia finanziato un’iniziativa del R. e che tale operazione è stata condotta con la mediazione di D. In anni più recenti rilevano, nei confronti di F. P. A.., le dichiarazioni rese, nuovamente, da M. C. e da F. C., raccolte nell’ambito delle indagini relative alla scomparsa dell’imprenditore A. M. e di suo figlio, avvenuta nell’agosto del 2007. All’indomani della scomparsa, l’attenzione degli investigatori si è incentrata sull’attività svolta dal M., ed è emerso come questi fosse interessato alle iniziative edilizie portate avanti dall’A. con l’appoggio di C.

fonte  — http://www.gdf.gov.it/

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