L’Isis il petrolio e la guerra “Santa”

isisdi Fabrizio Pace – L’ennesima vigliacca esecuzione di un cristiano, padre Jacques,  pone oggi più che mai il problema dei lupi solitari, ossia quei “soldati” dello stato islamico e di Hallah,  presenti sul territorio internazionale. La comunicazione  dello stato islamico è oggi cambiata, dopo la decisione unanime, o quasi, dei media di non trasmettere ulteriori video nei quali si spettacolarizza l’esecuzione di innocenti, gli uomini del califfato hanno deciso di far parlare dell’IS con azioni suicide di microcellule che cercano di uccidere a caso quante più persone possono e di rimanere sulla “scena”, ripresi dai media internazionali, quanto più gli è possibile. E’ l’unico modo che è rimasto ai terroristi dell’Isis per far parlare di loro per mandare segnali ad altri che stanno per abbandonare il progetto di conquista e dominazione dell’Occidente dopo le serie batoste militari che l’Isis ha incassato sui propri territori. La guerra è ancora lunga, ma se gli stati impegnati imponessero ulteriore accellerazione si eviterebbero spargimenti di sangue inutili. Qualcosa rallenta le operazioni militari, ma cosa? … perché uno stato\non stato piccolo tiene testa alle più grosse potenze mondiali?  Quali sono gli interessi economici in gioco in quei territori? E chi li ha? Il califfo dell’Isis, detiene la zona con le maggiori riserve petrolifere dell’area, esattamente la provincia siriana di Deir Ezzor, prima territorio dello stato di Assad,  le estrazioni si attestano secondo le stime del Finacial Times, tra i 34mila e i 40mila barili al giorno che vengono venduti dai 30 ai 45 dollari al barile  in base alla qualità del greggio ma in ogni caso  sotto costo ed in “nero” . petrolioI clienti abituali sono persone già all’interno dello stato islamico anche se sono certe  vendite in Paesi limitrofi grazie a personaggi compiacenti e una rette totalmente illegale ma ben organizzata (per esempio la Turchia – dove passa il maggior flusso di beni contrabbandati). I miliziani non hanno ancora le capacità tecnologiche per migliorare la produzione e stanno cercando di attrezzarsi oltre che di reclutare personale più qualificato. Facile capire quindi come debellare l’Isis, basterebbe estrometterli dall’uso dei pozzi che hanno conquistato con la forza, ma conviene? Il rischio è quello di danneggiare seriamente il sito di estrazione ed allora si procede con i “piedi di piombo” …. Certo si potrebbe coadiuvare il tutto con l’intensa guerra on line che viene già fatta da tempo dalle squadre di hacker dei governi ma quella è contro il proselitismo o per tenere sotto controllo il problema non di sicuro per eliminarlo. Occorre eliminare totalmente la fonte di guadagno primaria, il petrolio. Ma le proprietà dei giacimenti petroliferi a cui appartenevano i pozzi sottratti dai miliziani Isis di Abu Bakr al-Baghdadi,  vogliono un’azione così invasiva e che generi miliardi di dollari in danni?!… la realtà è che rallentando le operazione però sarà la popolazione civile  di tutto il mondo a farne le spese.

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About the Author: Fabrizio Pace

Born in Reggio Calabria (ITA) in 1972, I was a basketball player at a competitive level for many years until, my passion for the internet and for design has led me, after studies, followed by a master for WEB DESIGNER coordinated by one of the most important industries that create software in this area. I started as a freelancer in 2000 and then became the owner of my WEB AGENCY, www.globalnetservice.eu , which is primarily concerned with the creation of websites and networks. In 2010 I created, along with some friends, the daily online www.ilmetropolitano.it , on which I write occasionally, and which are currently the founder and manager