Malattia di Alzheimer: nuove scoperte da ricerca italiana - Ilmetropolitano.it

Malattia di Alzheimer: nuove scoperte da ricerca italiana

Roma 13:00 – Nuova scoperta da mettere all’occhiello della ricerca italiana in merito alla malattia di Alzheimer. Secondo uno studio italiano pubblicato su Nature Communications, e rilanciato da TgCom24, l’origine dell’Alzheimer: non è nell’area del cervello associata alla memoria ma all’origine della malattia ci sarebbe la morte dei neuroni nell’area collegata anche ai disturbi d’umore.

 La ricerca, coordinata da Marcello D’Amelio, professore associato di Fisiologia Umana e Neurofisiologia presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma, getta ora una luce nuova su questa patologia. Se fino ad oggi la maggior parte della letteratura medica vedeva l’origine della malattia correlata alla morte neuronale delle cellule dell’ippocampo, area cerebrale da cui dipendono i meccanismi del ricordo. La nuova ricerca, condotta in collaborazione con la Fondazione IRCCS Santa Lucia e del CNR di Roma, punta invece l’attenzione sull’area tegmentale ventrale, dove viene prodotta la dopamina, neurotrasmettitore collegato anche ai disturbi d’umore. La nuova ricerca porta una rivoluzione nel merito della “cura” della malattia infatti sostiene che in un effetto domino, la morte di neuroni deputati alla produzione di dopamina provoca il mancato arrivo di questa sostanza nell’ippocampo, causandone il “tilt” che genera la perdita dei ricordi.

L’ipotesi è stata confermata in laboratorio, somministrando su modelli animali due diverse terapie mirate a ripristinare i livelli di dopamina. Si è così osservato che, in questo modo, si recuperava il ricordo, ma anche la motivazione. Secondo quanto chiarita da D’Amelio : ” L’area tegmentale ventrale  rilascia dopamina anche nell’area che controlla la gratificazione. Per cui, con la degenerazione dei neuroni dopaminergici, aumenta anche il rischio di perdita di iniziativa”.

Questo spiega perché l’Alzheimer è accompagnato da un calo nell’interesse per le attività della vita, fino alla depressione. Tuttavia, sottolineano i ricercatori, i noti cambiamenti dell’umore associati all’Alzheimer, non sarebbero conseguenza della sua comparsa, ma un “campanello d’allarme” dell’inizio della patologia. “Perdita di memoria e depressione – conclude D’Amelio – sono due facce della stessa medaglia”. Quindi nuove prospettive di approccio farmacologico si dovrebbero prospettare per i malati di questa malattia che distrugge e devasta l’esistenza di milioni di persone nel mondo.

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About the Author: Carlo Viscardi