Alitalia: no a nazionalizzazione. Tutto dipende da votazione dei 12 mila dipendenti

“Chi spera in un intervento dello stato si illude” è quanto dichiarato il ministro dello Sviluppo Economico, Calenda, a Unomattina di Rai1 in relazione alla vicenda di Alitalia. Il vettore aereo in piena crisi rischia il fallimento ed il commissariamento. Il governo sarebbe disposto ad aiutare ma non a sostituirsi agli investitori privati. La compagnia va resa competitiva la nazionalizazzione dell’impresa non è una opzione contemplata. Il personale di volo e di terra non sarebbe al momento disposto a trattare su riduzione del salario e questo al momento blocca la trattativa. Da oggi 19 la consultazione per i 12 mila dipendenti della compagnia aerea: fino al 24 aprile possono approvare o bocciare l’accordo siglato sei giorni fa tra azienda, governo e sindacati confederali e autonomi per salvare la società. Se i dipendenti dovessero votare SI al piano “lacrime e sangue” concordato approverebbero grandi sacrifici, per dare un’ultima possibilità e provare ad uscire dalla crisi che da oltre 10 anni colpisce Alitalia. Se, invece, al referendum interno la maggioranza votasse NO, Alitalia sarebbe affidata a un commissario straordinario che gestirebbe la situazione fallimentare. Dopo il meeting con il governo condiviso con i sindacati, l’azienda ha previsto 1.700 esuberi, 340 in meno di quelli richiesti dai vertici aziendali: di questi 980 lavoratori a tempo indeterminato,  andranno in cassa integrazione a rotazione, mentre i 600 contratti a tempo determinato, non verranno rinnovati. Saranno 140 lavoratori licenziati tra i dipendenti delle sedi all’estero.

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About the Author: Fabrizio Pace

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