Motori Ruggenti, 95 anni di passione per la velocità e le auto in Italia

95 anni di passione per la velocità e le auto in Italia dalla Topolino a Saetta McQueen narrato da Massimiliano Manfredi nelle sale il 25 e 26 luglio

Con l’amichevole partecipazione di John Lasseter, Kevin Reher, Brian Fee, Dustee Womack, Sabrina Ferilli, Giancarlo Fisichella, Edoardo Leo, Fabio Troiano, Matilda De Angelis, Rolando Ravello, Ivan Capelli, Gianfranco Mazzoni, Daniele Vicari, Alessandro D’Alatri, Matteo Rovere, Prisca Taruffi e Fabio Concato,  e con Franco Bay, Pietro Bertone, Giancarlo Bruno, Giovanna Di Rauso, Maria Leitner, Filippo Perini, Marco Perucca Orfei, Federico Paolini, Gian Luca Pellegrini, Emanuele Pirro, Alessandro Roja, Michele Rossi, Giorgio Schon, Guido Traccanella.

Motori Ruggenti racconta la meravigliosa, divertente, pionieristica, innovativa e talora sgangherata passione degli italiani per le auto e il cinema d’animazione, attraverso le epoche in un crescendo di storie e testimonianze dirette che vanno dalla Mille Miglia fino ai Gran Premi di Formula Uno e alla grande tifoseria delle squadre italiane. Una storia dell’influenza di Disney sull’Italia passando attraverso la mitica 500 A ‘Topolino’ che nel 1936 ha iniziato la motorizzazione di massa in Italia fino ad arrivare a Saetta McQueen, personaggio così amato da essere diventato la macchinina più venduta di tutti i tempi nel nostro Paese. Un progetto basato su interviste e materiali di repertorio, principalmente, proveniente dall’Archivio di Quattro Ruote e da quello dell’Istituto Luce, ma non solo. Il film Disney•Pixar Cars è stato il primo lungometraggio d’animazione a essere ambientato anche in Italia e ad avere alcuni personaggi italiani tra i suoi protagonisti principali. La storia della passione tutta italiana per le auto e per la velocità viene raccontata alla luce dell’impatto che la franchise Cars ha avuto sulla cultura e sull’immaginario collettivo del nostro Paese nell’ultimo decennio. Lo sviluppo segue l’ordine cronologico della storia dell’auto in Italia, dei suoi successi, della sua importanza a livello personale, famigliare, industriale e sportivo. Del suo diventare, da mezzo di trasporto, simbolo di libertà e “compagna di vita”, oggetto di desiderio e strumento di lavoro per diverse generazioni di italiani. Una serie ampia e variegata di testimonial viene coinvolta nel progetto con interviste realizzate anche in location. Un legame quello dell’Italia e dei motori estremamente antico e profondo, come quello nei confronti del cinema d’animazione targato Disney. Il racconto di una fascinazione, dal Futurismo alle auto del futuro che si guideranno da sole; dalle prime carrozzerie sparse in tutta Italia dove i ricchi ordinavano le auto con la stessa nonchalance con cui si richiedevano abiti di lusso, fino alle corse in macchina dei film che hanno segnato l’immaginario collettivo nazionale da Il Sorpasso di Dino Risi fino ai poliziotteschi italiani.

Il viaggio di Motori Ruggenti 
Le origini dell’automobile in Italia

Rispetto a quella di molti altri Paesi europei, l’industria automobilistica italiana ha origini molto antiche. Le prime aziende produttrici sono nate già negli ultimi anni del diciannovesimo secolo: piccole fabbriche familiari che producevano pochissime auto costruite artigianalmente in base a propri progetti e brevetti.Tra il 1894 e il 1918 sono attivi in Italia 39 costruttori di automobili: sedici a Torino, undici a Milano, quattro a Firenze e poi a Brescia, Ferrara, Napoli, Padova, Trieste e Roma.Sei tra questi sono, in maniera diversa, destinati a segnare l’attività industriale e la storia automobilistica del nostro paese e del mondo.

1895 – Bianchi; 1899 – Fiat; 1900 – Isotta Fraschini; 1904 – Itala; 1906 – Lancia; 1910 – Alfa; cui seguiranno in tempi più recenti 1947 – Ferrari; 1963 – Lamborghini; da non dimenticare, poi, il marchio Bugatti nato nel 1909 dall’emigrato italiano in Francia, Ettore Bugatti; 1909 – Bugatti (Francia)

Si tratta ancora di modelli destinati all’élite, costruiti a mano da meccanici che sono sia artigiani che artisti. Farsi fare un’automobile è come andare dal sarto. Un servizio costoso, riservato all’aristocrazia e ai ricchi. Tra il 1900 e il 1918 in Italia vengono prodotti 124.828 veicoli. Oltre 45.000 vengono esportati: è l’inizio del ‘mito dell’automobile italiana’.

L’automobile e l’identità italiana

L’Auto diventa parte dell’immaginario collettivo: il Dizionario moderno di Alfredo Panzini (edito nel 1905) alla voce “Automobile” affermava «Il genere maschile tende a prevalere», mentre il poeta e scrittore Gabriele D’Annunzio nel 1920 in una lettera al Senatore Giovanni Agnelli, fondatore della FIAT, scrive “L’Automobile è femminile. Questa ha la grazia, la snellezza, la vivacità d’una seduttrice; ha, inoltre, una virtù ignota alle donne: la perfetta obbedienza. Ma, per contro, delle donne ha la disinvolta levità nel superare ogni scabrezza.” E dire che solo dieci anni prima, l’intellettuale Filippo Tommaso Marinetti nel suo Manifesto del Futurismo (pubblicato su Le Figaro del 20 febbraio 1909) scriveva nell’articolo 4 che «un automobile da corsa […] un automobile ruggente […] è più BELLO della statua della Vittoria di Samotracia». Nei ‘Ruggenti anni Venti’, l’auto assume un’importanza sempre maggiore così come il mito della velocità. In quel periodo il 60% della produzione italiana viene esportato, ma anche la concorrenza delle auto straniere si fa sentire. Eppure le macchine prodotte nel nostro paese conquistano i cuori di appassionati di tutto il mondo. Auto così belle e veloci chiedono anche la costruzione di nuove strade e – in Italia – viene inaugurata la prima autostrada, simbolo di una motorizzazione veloce e nuova. Tra il 1923 e il 1933 vengono realizzate altre tratte autostradali

1927 – Milano – Bergamo; 1929 – Napoli – Pompei; 1931 – Bergamo – Brescia; 1932 – Milano – Torino; 1933 – Firenze – mare            Padova – Mestre            Roma – Ostia            Genova – Serravalle

È l’inizio di un’epoca che trova nell’automobile uno dei suoi simboli principali e i giornali chiedono a gran voce una vettura per tutti. Il regime si fa carico di questa richiesta e ingaggia una competizione con gli altri paesi e – in particolare – con i tedeschi. Ma nonostante il successo la Balilla non è l’auto che cambia la storia dell’automobile in Italia. Nel 1936 nasce, invece, la 500A, un’auto ancora costosa ma alla portata di un maggior numero di persone e in grado di battere la vettura tedesca progettata da Ferdinand Porsche e chiamata ‘Maggiolino’. L’Ingegnere Dante Giacosa la battezza con il nome del personaggio dei fumetti più amato dagli italiani: TOPOLINO… Nel 1940 all’inizio della guerra erano 290.225. In Italia c’erano 479 Km di autostrade, 20.324 di statali, 42.213 di provinciali e 110.280 di comunali. Nel 1957 ci pensa ancora una volta Dante Giacosa a fare la storia dell’auto mondiale, presentando il secondo modello destinato ad avere immensa fortuna nel nostro Paese. La nuova 500. È l’inizio della motorizzazione di massa in un’epoca che sarà ricordata come quella del cosiddetto ‘Boom economico italiano’.In quel momento storico, mentre la televisione nata nel 1954 inizia la funzione unificatrice della cultura italiana, si sente il bisogno di avvicinare il Nord e il Sud del Paese attraverso un’opera ingegneristica senza precedenti. L’autostrada Milano – Napoli chiamata ‘Autostrada del Sole’. L’automobile in Italia in particolare è il simbolo del progresso, ma anche del benessere, nonché uno status symbol. L’indice della ricchezza e dello sviluppo del Paese è in stretta correlazione con quello dell’industria dell’auto. Nel 1990 l’Italia diventa il primo Paese europeo per densità di auto. 483 auto ogni mille abitanti rispetto a 447 della Germania 415 della Francia 360 della Gran Bretagna. Dal 1975 al 1990 le auto infatti passano da circa 16 milioni a 27.415.828. Secondo le statistiche dell’automobile club italiano. Nel 2015 in Italia circolavano
2015 AUTO; 37.332.024 MOTO; 6.540.201 AUTOBUS; 97.910 CAMION; 4.460.389 VEICOLI SPECIALI; 877.312 TRATTORI; 153.717 TOTALE VEICOLI 49.461.553

Circa 50 milioni di veicoli a fronte di 60 milioni di abitanti.
Le auto tra Moda e Design In Italia esistono diverse scuole di progettazione di automobili e – come spesso capita nel nostro paese – il design e la moda si influenzano reciprocamente.Del resto gli italiani prediligono le auto italiane. Il 70 per cento delle auto in circolazione sono italiane. C’è una grande differenza tra le auto italiane e quelli degli altri Paesi ed è come se la storia, complessa, a volte contraddittoria dell’Italia si rispecchiasse nelle idee che portano alla nascita auto indimenticabili. I saloni automobilistici internazionali sono i luoghi dove i progettisti italiani iniziano a farsi conoscere. La progettazione di un’auto prende concettualmente il sopravvento sulla fase di produzione. La progettazione delle auto, però, così come quella delle grandi collezioni di moda, richiede molto tempo e un grande lavoro che coinvolge sensibilità e professionalità molto diverse tra loro.I nomi dei grandi progettisti di auto, dei designer, nell’immaginario italiano, vengono affiancati a quelli dei grandi stilisti. Pininfarina, Bertone e Giugiaro sono designer che hanno una formazione classica da pittori e da artisti cui uniscono una solida padronanza del disegno tecnico. In Italia sono i carrozzieri, i disegnatori delle auto a imporre il loro stile alle case automobilistiche. Un giorno Nuccio Bertone si trova sulla porta di casa Ferruccio Lamborghini che gli chiede ‘un vestito’ per un suo telaio. L’artigianalità delle autoProdotto industriale, oggetto del desiderio, passione personale ma anche da condividere. I meccanici spesso in Italia diventano qualcosa di più. Sono amici, confidenti, artigiani dalla manualità straordinaria. I meccanici sono i depositari di una conoscenza che, nell’era dell’elettronica, rischia di perdersi. Un sapere secolare che viene tramandato con l’esperienza e che il più delle volte si ha nel sangue. Molti però continuano a ricostruire e collezionare le auto d’epoca. I collezionisti d’auto si appassionano, come bambini, a modelli rimasti nella storia dell’automobilismo, ma anche nella cultura pop italiana. Perché si preferiscono le auto d’epoca? Le ragioni, ancora una volta, riguardano l’estetica e il gusto del bello.

Velocità e piloti

Le corse d’automobili hanno alimentato i sogni automobilistici di milioni di persone. L’auto, infatti, è uno di quei mezzi dove l’uomo ha provato per la prima volta che cosa fosse davvero la velocità. I piloti hanno qualità speciali, che vengono allenate nel corso del tempo per dare il meglio durante una competizione in pista: fondamentali per reggere lo stress di una corsa contro il tempo, contro gli altri e contro se stessi. Non si tratta solo di talento o di determinazione, quindi, la passione e la voglia di arrivare alla fine e di vincere sono alla base di grandi imprese sportive.

Cultura pop, cinema e letteratura

Se – in America – la letteratura, a partire da Jack Kerouac e il suo “Sulla Strada”, è fortemente influenzata dall’auto, anche il cinema italiano, soprattutto negli anni Sessanta, subisce il fascino delle auto e a renderle protagoniste delle storie che vengono raccontate. Del resto il cinema e l’automobile sono coetanei. Nati nella stessa epoca, sono entrambi figli di una visione industriale e moderna del progresso, della libertà, del cambiamento e – per certi versi –sono perfino accomunati da un’idea di eleganza e di bellezza. La scoperta dell’Italia, in un’era antecedente la nascita di GPS e navigatori, avviene attraverso l’auto e tramite il cinema e la televisione che raccontano agli italiani il loro Paese. Sfruttando, spesso, il cinema di genere. La società italiana, però, incurante continua a utilizzare l’auto in maniera estremamente diffusa. L’auto non è solo il simbolo della libertà, ma diventa quello della stessa famiglia. La televisione e il cinema di genere restituiscono allo spettatore diverse modalità di utilizzo dell’automobile e tanti personaggi diventano famosi per l’auto che guidano. Registi, attori, attrici e sceneggiatori non raccontano l’auto solo nei loro lavori cinematografici o televisivi. Molti di loro sono anche degli appassionati in prima persona. Il viaggio in macchina, quindi, è anche un modo per restare con noi stessi. Per ascoltare musica o cantare, ma non solo. Cars e il mondo dei giocattoliI giocattoli sono le prime auto che tutti i bambini hanno guidato, spesso facendo ‘brum, brum’ con la bocca. Un suono che accompagna come il rombo di un motore ruggente i gran premi casalinghi o al parco con gli amici. Senza dimenticare mai l’emozione di avere in mano una nuova macchinina. La serie di film di Cars oltre a raccontare storie divertenti ed emozionanti ha anche conquistato il cuore di milioni di fan in tutto il mondo con le macchinine ispirate ai suoi personaggi. Messe tutte in fila, le automobiline vendute raggiungono l’intera circonferenza terrestre e – solo in Italia – si potrebbe coprire tutta l’Autostrada del Sole. Sono oltre 300.000 milioni le automobiline legate a Cars. Auto parlanti che in Italia parlano italiano con una scelta di accenti che restituisce tutti i colori del nostro Paese. Il mondo di Cars risente fortemente della storia dell’auto italiana, del suo fascino, della sua capacità di seduzione. L’emozione di guidare è anche quella di imparare ad ascoltare il rumore del motore di un’auto, a riconoscere l’odore del cruscotto, assaporare il gusto del vento che si incontra lungo la strada. Ogni auto racconta una storia e – alla fine – molte storie come quelle di Cars e dei grandi film legati alle auto, meritano di diventare leggenda.

(ph –  Giuseppe Andidero)

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