Diventano tre le ONG che decidono di sospendere temporaneamente le operazioni nel Canale di Sicilia

Canale di Sicilia 18:15 – Dopo la rinuncia di MSF (Medici Senza Frontiere), ora salgono a tre le ONG che sospendono temporaneamente le operazioni nel Canale di Sicilia. A rendere nota la notizia è una velina di Ansa.it. Dopo Msf e Sea Eye anche Save the Children annuncia di aver fermato “temporaneamente” la nave Vos Hestia, che ora si trova a Malta “in attesa di capire se ci sono le condizioni di sicurezza per riprendere le operazioni”. L’organizzazione si dice “rammaricata” di aver fatto questa scelta, che è però dovuta “alle decisioni della Marina Libica di controllare le acque internazionali”. “Si tratta di una situazione molto preoccupante – afferma la Ong – per il rischio di sicurezza dello staff e per la reale capacità della Vos Hestia di mettere in atto la propria missione di soccorso”. Inoltre, in questa “nuova situazione, le imbarcazioni dei migranti saranno costrette a tornare in Libia e molti bambini e adolescenti moriranno prima di lasciare la nuova zona sar”. “Siamo pronti a riprendere le operazioni – dice il direttore delle operazioni Rob MacGillivray – ma prima dobbiamo avere rassicurazioni sulla sicurezza del team e sull’efficacia delle operazioni”.  SoS Mediterranee conferma la sua volontà di continuare le sue operazioni:  “Oltre a salvare vite, la nostra priorità è garantire la massima sicurezza del nostro equipaggio. Fino a che questa continua ad essere garantita, Sos Mediterranee rimarrà in zona di ricerca e soccorso, salvando imbarcazioni in pericolo e prevenendo il ritorno forzato delle persone soccorse in Libia”. Al momento dunque nave Acquarius, su cui opera il personale sanitario di Msf, continuerà a pattugliare le acque internazionali davanti alla Libia, “rispettando il limite delle acque territoriali” del paese “come prescritto dal diritto marittimo internazionale”. Sos Mediterranee sottolinea in ogni caso la “necessità di aumentare la capacità di ricerca e soccorso” nel Mediterraneo: le Ong, afferma, “devono essere in grado di continuare la loro attività di soccorso senza impedimenti. La vita delle persone è a rischio, sia in mare che in Libia. Limitare l’accesso e le attività delle Ong causerà, ancora una volta, un incremento di morti e sofferenza nel mar Mediterraneo”.

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About the Author: Carlo Viscardi