Officina dell’Arte, intervista a Peppe Piromalli

Siamo al Teatro Cilea di Reggio Calabria, con Peppe Piromalli, fondatore, direttore artistico, attore de L’Officina dell’Arte. Sul sito si legge che “L’Officina dell’Arte è un’altra cosa”… ci spieghi la tua “visione artistica”?

P.P. – Intanto è un sogno… un sogno ricorrente che ho avuto da bambino e che sto cercando adesso di realizzare. Prima ho dovuto cercare lavoro come tutti gli altri e non mi ci sono potuto dedicare, ora mi sono imposto di tirare fuori questo sogno dal cassetto. Diciamo che l’Officina è un’altra cosa perché abbiamo basato il nostro operato, fin dall’inizio, su una parola che è la “concretezza”. Noi realizziamo delle cose solo se siamo convinti di poterle portare a termine. Sono un esempio lampante le stagioni che abbiamo fatto sia al Teatro Siracusa che al Teatro Cilea. Abbiamo deciso con i miei compagni e amici, folli menestrelli come li definisco io, di intraprendere questa strada; ci siamo confrontati, abbiamo valutato i pro e i contro e ci siamo buttati in questo mare di difficoltà per fare quello che stiamo organizzando.

Rispetto alle tue esperienze passate che riscontro hai avuto dal pubblico con questa?

P.P. – Diverso. Io sono nato artisticamente in un piccolo teatro di periferia, sono nato con il Blu Sky, con Mimmo Raffa che ha tracciato la mia linea come attore e non solo. Mimmo Raffa è stato un riferimento e lo sarà sempre da un punto di vista artistico. Passando dal teatro di periferia al Teatro Siracusa il salto non è stato facile, per la qualità artistica, per le proposte artistiche, per il modo di porle ad un pubblico che è completamente diverso, senza nulla togliere a quello delle periferie o aggiungere a quello del Teatro Cilea. Sono due entità di pubblico diverse che in questa esperienza al Cilea ci stanno seguendo. Quindi abbiamo trovato un punto di incontro con le periferie e diramazioni di questa città e li abbiamo portati al Cilea.

Sabato 21 ottobre apre la nuova stagione teatrale, cosa guida la scelta degli spettacoli inseriti nel cartellone?

P.P. – Se devo essere sincero, come lo sono sempre stato, il primo sguardo attento va all’Amministrazione ed al lato economico. Nella scelta dell’artista incide, e non poco, il cachet perché non siamo sponsorizzati da nessuno, non riceviamo contributi economici istituzionali, mai presi in 5 anni di attività, quindi andiamo avanti con le nostre forze, con la forza che il pubblico ci dà con i biglietti, con gli abbonamenti, e con tutto l’amore che ci dimostra sia dal punto di vista economico che dal punto di vista artistico ed emozionale. Quindi il primo sguardo, sinceramente, è al lato economico a prescindere dalla bravura dell’artista che si sa c’è… è ovvio che ogni anno che passa cerchiamo di alzare l’asticella, ci mettiamo sempre più a rischio ma sempre più in gioco. Abbiamo iniziato al Teatro Siracusa 4 anni fa con artisti che in quel momento erano alla nostra portata economica; man mano che sono passate le stagioni si sono susseguiti artisti come Massimo Lopez, Dario Cassini, Ale e Franz, adesso verrà Max Giusti, Pino Insegno… quindi l’asticella ogni anno sale, però lo sguardo nostro, oltre al discorso artistico e di compiacimento del pubblico, deve anche essere attento al lato economico perché se uno spettacolo di questi lo sbagli, perché può capitare che il pubblico non viene o che al pubblico non gli piaci o altri casi, noi andiamo in difficoltà non avendo nessun paracadute istituzionale che ci copre le spalle.

Parliamo di Akkademia presso il cineteatro Metropolitano, tu sei cofondatore…

P.P. – Si, insieme ad Antonio Malaspina che mi segue fin dalla nascita dell’Officina. Anzi, con Antonio ho un rapporto quasi viscerale perché quando sono salito sul palco la prima volta lui c’era già da parecchi anni, per cui per molto tempo gli ho fatto da spalla. Malaspina è un amico al di fuori del palco, un istrione e non sono io a doverne decantare le qualità. Abbiamo pensato insieme a questo progetto, una scuola di teatro che abbiamo chiamato Akkademia, convinti che c’è una strada da percorrere e sulla quale lavorare, sia perché tutte le cose in questa città sono molto difficili, sia perché stiamo attraversando un periodo economicamente non brillante, sia perché la gente non è abituata. Bisogna abituare la gente, seguirla, istruirla, per quanto è possibile. Il progetto è già avviato. Una cosa che tengo a sottolineare è che questo progetto deve camminare da solo, non possiamo e non vogliamo mettere dei soldi di tasca nostra; quindi il progetto rimarrà aperto finché non riusciremo a raggruppare una classe di 20 persone. Visto che è una scuola che viene fatta dentro un teatro, abbiamo pensato di offrire ai nostri studenti delle masterclass importanti con delle full immersion. E’ ovvio che tutto ciò passa attraverso dei costi perché, per quanto ci vogliono bene e sono amici nostri i docenti contattati, un minimo di biglietto aereo e alloggio dobbiamo rimborsarglielo. Quindi l’Akkademia deve camminare da sola; attraverso le iscrizioni e le rette mensili dovremmo riuscire a mettere da parte i fondi per poter sostenere il progetto. Se questo non succede l’Akkademia rimane un progetto aperto finché non troviamo il numero di studenti per chiudere la classe.

“Quando compri qualcosa da un’artista, stai comprando più di un oggetto. Stai comprando centinaia di ore di fallimenti di esperimenti. Stai comprando giorni, settimane e mesi di frustrazione e momenti di pura gioia. Non stai solo comprando una cosa, stai comprando un pezzo di cuore, una parte dell’anima, un momento della vita di qualcun’altro.” (da www.officinadellarte.eu)

K.G.

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