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Allarme salute: aumenta la resistenza agli antibiotici

La resistenza agli antibiotici, o antibiotico-resistenza, è un fenomeno per il quale un batterio risulta resistente all’attività di un farmaco antimicrobico.In particolare, l’emergenza di ceppi batterici multi-resistenti, è un problema di altissima rilevanza clinica, che comporta una seria minaccia per la salute pubblica.Gli antibiotici a nostra disposizione sono infatti sempre meno efficaci ed è essenziale sviluppare nuove strategie per utilizzarli al meglio. In Europa potrebbero essere un milione i decessi all’anno per malattie infettive non più curabili nel 2025, mentre entro il 2050 quasi 10 milioni di persone nel mondo potrebbero morire  per lo stesso problema. Servono quindi “urgenti politiche di ricerca e di investimento per rendere disponibili nuovi farmaci efficienti, economici e a disposizione di tutti”. A lanciare l’allarme l’Associazione Dossetti, in occasione del convegno tenutosi in Senato “Superbugs 2050 il countdown iniziato. Piano Nazionale di contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza: dichiarazione di intenti o impegno concreto?” . Al convegno è stato evidenziato che gli antibiotici sono strumento essenziale per contrastare diversi tipi di infezione, ma l’utilizzo eccessivo ed inappropriato ne limita l’efficacia, dando vita ad una dei più gravi pericoli alla salute pubblica che le Istituzioni sono chiamate a fronteggiare. Secondo quanto emerge invece dal primo rapporto dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) sulla sorveglianza dell’antibioticoresistenza del sistema Global Antimicrobial Surveillance System (Glass) sono 500mila i casi di infezioni antibiotico resistenti .”Il rapporto conferma la grave situazione di resistenza agli antibiotici in tutto il mondo”, spiega Marc Sprenger, direttore del Segretariato della resistenza antimicrobica dell’Oms. Il sistema di sorveglianza Global Antimicrobial Surveillance System (Glass) è stato lanciato dall’Oms nell’ottobre 2015 per far fronte a un’emergenza crescente, quella di super batteri non rispondenti agli antimicrobici normalmente utilizzati per debellarli. La particolarità è quella di cercare di monitorare la situazione non solo in Europa e nelle nazioni ad alto reddito, ma anche nei paesi meno ricchi. L’Italia non ha ancora aderito a questo progetto.Nel rapporto Glass, tra i pazienti con sospetta infezione, la percentuale di batteri resistenti ad almeno uno degli antibiotici più comunemente utilizzati variava enormemente tra i diversi Paesi, da zero all’82%. La resistenza alla penicillina, usata per decenni in tutto il mondo per trattare la polmonite, variava da zero al 51% tra i Paesi segnalanti. E tra l’8% e il 65% di Escherichia coli associato a infezioni del tratto urinario ha presentato resistenza alla ciprofloxacina, un antibiotico comunemente usato per trattare questa malattia. I dati riguardano tuttavia soltanto 22 Paesi e sarebbero sottostimati visto che mancano i numeri relativi alla tubercolosi.Il problema dell’antibioticoresistenza investe anche l’Italia che presto dovrebbe aderire al sistema Glass. Fra l’altro siamo fra gli Stati europei meno virtuosi. Il nostro Paese è ai primi posti in Europa per consumo di antibiotici negli animali e al secondo posto per consumo umano, oltre a essere tra i Paesi con la prevalenza maggiore di ceppi resistenti (Escherichia Coli, Klebsiella Pneumoniae, Staphylococcus Aureus), che si è attestata tra il 25% e il 50% nel 2015. “L’Italia – spiega Annalisa Pantosti, direttore del Reparto antibioticoresistenza dell’Istituto superiore di sanità – è all’indice in Europa per il consumo di antibiotici e per l’antibioticoresistenza, con dati di resistenza simili ad alcuni paesi dell’Est d’Europa. I batteri non conoscono confini. Basta fare un esempio: l’escherichia coli può portare a infezioni urinarie e questo tipo di infezione è sempre più antibioticoresistente non solo in ospedale ma anche sul territorio”.

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