Smaltimento dei rifiuti: le pratiche diffuse in Italia e nel mondo

Con una legge approvata il 2 luglio 2014, il Parlamento europeo ha stabilito che entro il 2030 dovremmo riciclare circa il 70% dei rifiuti urbani, aumentando del 5% l’attuale limite previsto dalla legge. Un traguardo che si prospetta impegnativo se si pensa che attualmente, in Europa, solo il 27% dei rifiuti urbani è indirizzato al riciclaggio e il 15% al compostaggio mentre il 34% dei rifiuti viene smaltito in discarica e il 24% incenerito. E nel mondo invece?  Girovagando di continente in continente, di nazione in nazione, i sistemi di raccolta e smaltimento dei rifiuti differiscono e non di poco. Che sia per il differente quadro normativo vigente o per secolari abitudini di riutilizzo, dietro al mercato dei rifiuti si cela un mondo a sé . Ogni giorno nel mondo se ne producono tre milioni e mezzo di tonnellate, una cifra cresciuta e decuplicatasi nell’ultimo secolo e che potrebbe salire a 11 milioni alla fine di quello che stiamo vivendo. Ogni stato, ogni città, ha le sue caratteristiche. In Europa per lo smaltimento va per la maggiore l’uso di termovalorizzatori ma c’è ancora una quota che finisce nelle discariche , mentre in Africa, Asia e Stati Uniti d’America prevale la discarica. In Nigeria, a Lagos, si producono due milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, che vanno a finire tutti nella discarica di Olusosun, un sito che dà lavoro quotidianamente a ben cinque mila persone,  ma che tuttavia è ormai satura e priva di alternative. In America, New York è la capitale dove si producono più rifiuti in assoluto, oltre 33 milioni di tonnellate l’anno che al momento come tutti gli altri finiscono in discarica o nei termovalorizzatori presenti però fuori dallo Stato, nel vicinissimo New Jersey. Il sindaco democratico Bill de Blasio da un paio d’anni ha avviato delle politiche di rifiuti zero, che mirano a ridurre entro il 2030 la quantità di rifiuti non compostabili. La Grande Mela poi offre l’esempio principe di come le abitudini sono fondamentali nel contribuire  allo smaltimento dei rifiuti: la pratica del cannering,  assolutamente legale e dal 1983 regolata da una legge statale nota come Bottle Bill, consente di raccogliere bottiglie e lattine di vetro, plastica e alluminio, per rivenderle a centri specializzati a pochi centesimi, ed è un sistema che negli anni è cresciuto fino a diventare una fetta consolidata del recupero dei rifiuti newyorkese.  In Asia, a Giacarta in Indonesia, la discarica di Bantar Gebang  è considerata una delle discariche più grandi al mondo ma non è certo la più efficiente: i cumuli di rifiuti toccano anche vette superiori ai 20 metri, è strapiena, non ha alternative e anche per questo quello indonesiano è uno dei paesi che scarica in mare più rifiuti. Restando in Asia l’esatto opposto avvviene a Tokyo: l’area metropolitana della capitale del Giappone conta  ben 48 termovalorizzatori, esattamente quattro volte le discariche, che sono solo 12. In Europa, Amsterdam, in Olanda, ospita 12 impianti di termovalorizzazione che smaltiscono poco meno di cinque milioni di tonnellate l’anno di rifiuti.  E in Italia? Secondo gli ultimi dati di Ispra, relativi al 2016, produciamo 30 milioni di tonnellate l’anno.Lo smaltimento in discarica è ancora la destinazione prevalente dei nostri rifiuti.  Viene bruciato invece il 19 per cento dei rifiuti urbani, il 17 direttamente negli inceneritori.Tuttavia,oggi, l’Italia è in grado di lasciarsi alle spalle le croniche emergenze e i conseguenti disastri ambientali. Si sono create nuove opportunità ambientali, economiche, sociali e l’innovazione impiantistica della valorizzazione dell’organico, degli ecodistretti e delle cosiddette fabbriche dei materiali, rende possibile la massimizzazione del riciclaggio, anche delle frazioni fino ad oggi avviate a incenerimento e smaltimento.Sono infatti sempre più numerose le esperienze di gestione sostenibile dei rifiuti fondate su raccolta differenziata porta a porta, riciclaggio, sistemi di tariffazione puntuale, riuso e politiche locali di prevenzione. Grazie all’innovazione gestionale e impiantistica  è quindi possibile uscire dall’era degli impianti di smaltimento. Come si completa allora la rivoluzione dei rifiuti? Lo si fa replicando le buone pratiche di gestione su tutto il territorio nazionale, costruendo tanti impianti finalizzati alle attività di riciclaggio e riuso, facendo diventare il ciclo integrato dei rifiuti , gerarchico, anche sotto il profilo dei costi:  per fare in modo che la prevenzione e il riciclo siano più convenienti, anche economicamente, rispetto al recupero energetico e allo smaltimento in discarica, serve un nuovo sistema di incentivi e disincentivi.Per ridurre gli smaltimenti illegali di rifiuti, speciali e non, è fondamentale aumentare la qualità e l’efficienza del sistema dei controlli ambientali, ancora troppo estesi a macchia di leopardo, sul territorio nazionale.Mediante strategie organizzative e tecnologiche adeguate è possibile vincere la sfida relativa alla gestione dei rifiuti, contribuendo nello stesso tempo a mantenere alti gli standard di qualità della vita e dell’ ambiente.

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