Gaza: ancora morti, feriti, intossicati

Nell’era della globalizzazione, del progresso tecnologico e scientifico, della rivoluzione digitale, del benessere materiale c’ è qualcosa che ci legittima a parlare di un nuovo o di un altro Medioevo quando, nonostante i mille passi avanti compiuti, cento se ne devono fare indietro se si pensa di dover ancora combattere contro muri,  fili, strisce, barriere -fisiche e mentali – che esistono e resistono. Basti pensare ai chilometri di cemento e filo spinato che hanno separato,   tagliando come un rasoio, interi territori, famiglie , popoli e nazioni. Ma anche ai muri moderni che dividono il mondo. Muri per proteggere e muri per conquistare, molte volte solo barricate create da limiti o pregiudizi imposti da ragioni di carattere culturale, religioso, economico , sociale.  E fa paura pensare di dovere ancora tracciare – nell’ epoca “post moderna” – il bilancio dei morti a causa di questi muri, di questi fili, di queste barriere, soprattutto quando  le vittime sono bambini e /o persone innocenti.  Un  altro ragazzo palestinese, un quattordicenne , e’ rimasto ucciso dal fuoco di militari israeliani mentre si trovava, nei pressi del confine nella zona di Rafah, nel sud della striscia di Gaza. Lo riferisce il ministero della sanita’ locale, mentre una nuova giornata di scontri volge al termine ed il bilancio provvisorio parla di due dimostranti uccisi e di oltre 40 feriti e intossicati. 

Miriam Sgrò

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