Imbalzano: “Sul Piano di Sviluppo Rurale (P.S.R. 2014-2020) un gigantesco bluff della Giunta Oliverio”

“Lo spot elettorale sul Piano di Sviluppo Rurale 2014 – 2020 che doveva sostenere l’agricoltura e le aree interne di TUTTE LE PROVINCE CALABRESI e di cui – bontà sua! – ci gratifica in questi giorni  il presidente Oliverio tramite gli  organi di informazione, nel solito silenzio assordante e, aggiungo, in generale incompetente, di molti  consiglieri regionali, è un tentativo surreale  di mettere in piedi una campagna di disinformazione sui risultati di questi cinque anni di gestione, in un comparto vitale per l’economia calabrese e forse l’unico capace di generare vero valore aggiunto per il PIL della nostra regione”.

E’ quanto afferma Candeloro Imbalzano, per la sua esperienza di ex presidente della Commissione “Bilancio, Attività Produttive e Fondi Comunitari” nonché di relatore su tutta la programmazione attuale – POR FSE, FESR, P.S.R. – in  Consiglio Regionale.

“Per valutare gli effetti sul nostro territorio e sulle aziende agricole calabresi ed in particolare del reggino, così enfatizzati in questi spot,  abbiamo voluto analizzare gli ultimi dati ufficiali  disponibili ed esibiti  lo scorso fine giugno al 4° ed ultimo Comitato di Sorveglianza, tenutosi,  chissà intanto perché  e con tutto il rispetto dei suoi cittadini, nel nuovo “CAPOLUOGO” della REGIONE ROCCA IMPERIALE, mortificando ancora una volta un Consiglio Regionale, nel recente passato sede naturale di questi eventi alla presenza dei funzionari europei, e volutamente stracciato in TUTTA  questa legislatura dal presidente Oliverio, nell’insipienza dei suoi componenti”, continua Candeloro Imbalzano.

“Nel merito. La spesa del 40% – dopo quasi  5  anni su 6 – di 448 milioni su 1089, è stata effettuata per ben 2/3 – 300 milioni su 448 – non per aiutare direttamente le nostre aziende, in particolare le piccole aziende che costituiscono il tessuto connettivo del nostro territorio, ma per non meglio precisati progetti per valorizzare gli ecosistemi, per la gestione del suolo e per valorizzare le risorse idriche, anche se l’unico finanziamento del POR in questo settore in provincia di Reggio, il completamento della Diga sul Metramo, da noi proposta e fatta approvare dal Consiglio Regionale nella seduta del 18 luglio 2014,  è stata ignominiosamente tolta dalla programmazione attuale”, aggiunge ancora Candeloro Imbalzano.

“Quanto agli altri 150 milioni di risorse utilizzate, destinate a ben tre dei 4  obiettivi strategici prefissati per le aziende calabresi (Innovazione e sviluppo conoscenze e competenze, competitività sistema agricolo e sviluppo territoriale), la spesa sostenuta è SIGNIFICATIVAMENTE  la seguente: per  ammodernamento aziende 21,4% (34 milioni su 158 disponibili);  per migliorare la loro strategica  competitività  23,9% (35 milioni su 146); per le fonti di  energie rinnovabili 4,1%  (0,7 milioni su 17,6); per  lo  sviluppo locale 9,4% 6 su 66 milioni); per il miglioramento tecnologico 1,7% (0,4 milioni su 24); per la diversificazione delle produzioni  24,9% (5,6 milioni su 22,8);  per  investimenti 27,8% (87 milioni su 315), e così via su questi livelli, dopo quasi 5 anni”, continua ancora Candeloro Imbalzano.

“A questo, si aggiunge un dato che si commenta da sé:  poiché la dimensione media delle aziende della provincia di Reggio è largamente inferiore a quella del Cosentino e della provincia di Catanzaro, l’aver fissato paletti per le  dimensioni ed i  fatturati pressocchè invalicabili per gran parte delle nostre imprese agricole, esse sono state ulteriormente penalizzate, creando enormi difficoltà per la loro partecipazione ai bandi ed alla loro ammissibilità tra le imprese idonee”, aggiunge Imbalzano.

“Infine sulle produzioni biologiche: mentre  per anni le aziende calabresi sono state “consigliate” ad investire , come era naturale, in queste  produzioni, con questa programmazione  le stesse imprese agricole  sono state ampiamente penalizzate per i parametri adottati, tant’è che le relative produzioni sono diventate antieconomiche e molte di loro sono state costrette per sopravvivere ed a loro spese a riconvertirsi nuovamente”, conclude Candeloro Imbalzano.

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